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L'amore
è una droga leggera
Michel
Reynaud
Ponte alle Grazie, 2006
Ancora
un libro sui misteri biologici dell’amore e della passione
che segue una già lunga schiera di testi apparsi negli ultimi
anni. L’amore è una droga leggera edito per i tipi di Ponte
alle Grazie svela i misteri chimici e psicologici di un motore
fondamentale dell’esistenza. Michel Reynaud, infatti,
sottolinea come l’amore è un elisir portentoso ma può
rivelarsi anche un micidiale veleno.
Dal
desiderio all’attrazione sino alla dipendenza dall’oggetto
di amore, dal piacere alla passione sino all’attaccamento,
tutto viene sottoposto al vaglio nei suoi aspetti biologici e
psicologici per approdare ad una conclusione: i centri del
piacere a cui afferisce anche il comportamento amoroso fanno
capo agli stessi circuiti che si attivano quando assumiamo una
sostanza stupefacente. E infatti, forse non a caso anche
l’amore può essere definito stupefacente perché ci
trasforma e in quel preciso istante, trasforma anche il nostro
cervello, ubriaco e satollo di connessioni e
neurotrasmettitori rilasciati sino all’ubriacatura.
Reynaud,
alla sua prima esperienza di divulgatore, descrive e spiega la
magia dell’amore e le situazioni in cui tutti ci possiamo
riconoscere, giacchè chiunque più o meno è passato per le
‘forche caudine della passione’ capoaci di portarci sino
in paradiso oppure giù giù sino all’inferno in pochi
istanti, il tempo di pronunciare una parola da parte
dell’amato.
Una
condizione di grazia o di debolezza? Ed è possibile gestire i
moventi dell’amore in modo da cautelarsi dai loro effetti
deflagranti? Forse no, ed è meglio così, giacchè il mistero
dell’amore è pure troppo sezionato e svelato dall’occhio
smaliziato dello scienziato, spesso poco appassionato.
Johanna Rossi Mason
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