Recensioni: libri
   
 
   
 
   

Di carne e d'anima

Boris Cyrulnik
Saggi Frassinelli, 2007

Dopo la lettura del libro di Cyrulnik, anima e corpo non potranno più essere separati, concettualmente si intende. L’autore, figlio di deportati ad Auschwitz è oggi un affermato etologo e psichiatra che non a caso ha scelto di scrivere un libro sulla vulnerabilità, sull’affetto, sull’attaccamento e i lutti che possono colpirci durante la vita.

E’ un saggio anomalo, un libro scientifico pieno di speranza, che illustra le possibilità di recupero del cervello e le potenzialità di sanare un animo ferito. Saper soffrire in fondo è un segno di forza – dice – perché accettando il dolore si accetta anche il suo superamento. Rifiutare il dolore, invece, significa aprire le porte all’agonia di un cuore indifferente. L’idea che sia sufficiente eliminare la fonte della sofferenza per ritrovare la serenità, è un tipico segno di pensiero pigro, tipico di quelli che si sentono sollevati solo quando trovano una colpa esterna o un capro espiatorio.

Il concetto di vulnerabilità può perdere la sua valenza negativa se osservata attraverso la lente della biologia e dei sentimenti. A partire dall’assunto che il contrario di vulnerabilità non è “invulnerabilità”, bensì “protezione” perché nessuno può essere immune da ogni ferita dell’esistenza. Ci sono persone che diventano vulnerabili per un eccesso di protezione e altre che nonostante abbiano subito traumi, violenze, dolori, riescono a riprendere il proprio percorso evolutivo, pur conservando memoria della ferita. In questo caso si parla di “resilienza” argomento al quale Cyrulnik ha dedicato i suoi precedenti volumi. Uno scienziato ci insegna a vedere la propria vulnerabilità sotto una nuova luce e a considerarla un punto di forza. Perché, dopotutto, siamo fatti di carne e d’anima.

Johann Rossi Mason