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Il
lavoro e la pratica meditativa
Anna
Fata
Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, in stampa
Introduzione
all’Opera
Definire
con parole la meditazione, o meglio, la pratica meditativa non
è semplice, anzi, è decisamente difficile.
Nel
tentativo stesso di compiere questo la si snatura, la si priva
della sua essenza dinamica, vitale, che la connota e che la
rende ciò che è.
Che
senso può avere, allora, un libro dedicato alla pratica
meditativa, ancor più nello specifico contesto professionale,
in cui la concretezza, e la necessità di conseguire obiettivi
ben definiti e dall’alto valore produttivo ed economico
fanno da padrone?
Cercheremo,
nel corso delle successive pagine, di dare delle risposte a
tale quesito.
E’
relativamente più facile definire in negativo cosa sia la
meditazione, ovvero, ciò che non è tale.
Ci
incammineremo anche lungo questa direzione, in seguito.
Ma
soprattutto, cercheremo di trasmettere il libero fluire, il
dinamismo, la vita che la caratterizza, la connota e che essa
stessa celebra ed esalta. Ogni espressione di vita, ivi
compresa quella professionale, può essere vissuta in modo più
intenso, pieno, consapevole, soddisfacente, ed essa fornisce
delle modalità che possono aiutarci e sostenerci
costantemente in tale tentativo.
Il
presente volume si pone una sfida molto ambiziosa, in costante
divenire. Anche se, per forza di cose, ogni libro, questo
compreso, ha un suo inizio, un dipanarsi, ed una fine,
esattamente come il cammino terreno di ciascuno di noi, il
nostro obiettivo è che esso non resti un fenomeno isolato,
un’acquisizione mentale fine a se stessa, ma una vera e
propria esperienza di vita che possa sconfinare anche in altri
momenti successivi e continuare a vivere di vita propria,
diventando altro rispetto al fenomeno iniziale.
Ogni
lettore può trarre qualcosa di diverso dalle pagine che
seguono, può farle proprie, metabolizzarle, renderle una
pratica di vita e di lavoro. In questo ciascuno trova la sua
strada.
Al
di là degli elementi teorici che, per completezza sono stati
inseriti, al fine di illustrare i fondamenti della pratica, i
riscontri psicofisici, le applicazioni aziendali, il vero
valore aggiunto del contributo, che ognuno può decidere in
che misura declinare e fare proprio, sta nella sua immediata
applicabilità, nel suo essere vivo, pulsante, ‘pronto
all’uso’.
E’
possibile vivere una vita più completa, integrata,
interconnessa, in cui l’uomo (o la donna) che sta bene al
lavoro è la stessa persona che vive altrettanto bene la sfera
privata e viceversa, lungo un continuum che arricchisce,
completa e consente di evolvere. Perché un’azienda, o più
propriamente un ‘organismo azienda’, sano e produttivo si
fonda su individui sani, in grado di intrecciare e mantenere
relazioni armoniche, e di dare espressione del proprio essere
nel fare concreto. La produzione, a livello di qualità e
quantità, diventa così diretta emanazione della persona e
del suo equilibrio psicofisico con se stessa, con gli altri e
con l’ambiente che ognuno in prima persona contribuisce a
creare.
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