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I
poteri straordinari degli animali
Rupert
Sheldrake
Scienze Oscar saggi Mondadori
In questi ultimi anni ho letto molto, ogni genere di testo
che trattasse di animali, del rapporto dell’uomo con essi,
dei benefici che l’uomo trae dalla biunivoca convivenza, di
animali in canili, di cosa l’uomo responsabile può fare per
adottarli con coscienza.
Ma questo libro: ‘I poteri straordinari’ degli animali
di Rupert Sheldrake mi ha colpito in maniera particolare.
Il sottotitolo di questo testo è: ‘Cani telepatici,
gatti che prevedono terremoti, tartarughe che ritrovano la
strada di casa.’
Come potete immaginare è un libro che tratta di un
argomento che per gli amanti degli animali non è così
difficile a comprendersi.
Non voglio parlare di quanto è narrato: premonizioni,
presentimenti, telepatie; né di tutte le esperienze che vi
sono descritte; voglio soffermarmi sul percorso dell’autore.
Nella prefazione egli narra in poche righe la sua infanzia:
era particolarmente affascinato dalla partenza dei colombi
viaggiatori, dalla loro liberazione e dall’inspiegabile
orientamento degli stessi (centinaia) ognuno diretto verso la
propria casa lontana.
Da ciò arriva a narrare la sua esperienza come tecnico di
laboratorio nel reparto di farmacologia di una multinazionale
farmaceutica.
“Vi erano stanze piene di ratti, porcellini d’india,
topi e altri animali in attesa di un’iniezione: bisognava
scoprire quale dose di un determinato medicinale li avrebbe
avvelenati. Ai porcellini d’india venivano stritolate le
zampe…..”
Non voglio trascrivere oltre, il solo leggere queste ed
altre descrizioni mi ha fatto veramente male.
L’autore continua: “Avevo studiato biologia perché
amavo gli animali ed ecco dove ero finito. Era una
stortura….compresi che quel disagio non era solo mio…non
era un destino ineluttabile…una scienza meno invasiva è
possibile ed è anche assai meno costosa.”
Mi sembra che quanto descritto possa farci pensare, possa
darci piena coscienza sui dolorosi, incredibili ed inutili
esperimenti che le case farmaceutiche effettuano e che, come
affermano gli addetti ai lavori, sono inutili. Sembra che vi
sia una sorta di piacere perverso in queste sperimentazioni.
Leggendo il libro, si dimentica che nella prefazione vi
sono simili descrizioni, proprio perché parla di migliaia di
persone che riconoscono le doti degli animali e non farebbero
nulla per farli soffrire. Li osservano con occhi ‘diversi’,
convivono con loro apprezzandoli ed amandoli.
Talvolta mi viene alla mente il contadino che è ancora
convinto di dover picchiare il proprio cane per fargli capire
chi comanda, o il cacciatore che spara al suo cane perché non
vale nulla: ha paura del fucile, non riporta o si distrae
troppo; o della signora che non vuole sterilizzare il proprio
gatto ma butta nello sciacquone i suoi cuccioli appena nati.
Queste contraddizioni sono tipiche dell’uomo. Di
quell’uomo che non riconosce gli animali come esseri viventi
con percezioni , con ‘sentimenti’, con doti particolari.
Io vado qualche volta in città, e faccio sempre la stessa
strada.
Qualche volta prendo dei semafori rossi, altre volte tutti
verdi.
Vado spesso al paese e in tutti e due i casi non sempre
porto il mio cane.
Ma quando viene con me, lui non sa se andiamo in città o
al paese o in altro luogo.
Per andare in città ho più di venti chilometri, per
andare al paese, tre.
In tutti i casi, se il mio cane dorme, quando imbocco la
stradina che porta alla mia casa, esso si sveglia e assume un
atteggiamento vigile.
Ritengo che lui riconosca la strada e sa che quando faccio
una determinata curva siamo quasi arrivati.
La cosa strana è che se faccio altre curve simili, non si
sveglia.
Si sveglia solamente in quella curva.
Non penso nulla, né voglio dare spiegazioni particolari.
Ma mi piace osservare e cercare di comprendere, penso che
anche i gatti o i porcellini d’india, i furetti o i ratti
abbiano bisogno di una chance.
Facciamo parte tutti di questa ‘fauna vivente’, la
differenza?
Gli animali si fidano di noi molto più di quanto noi ci
fidiamo di loro……
La domanda che mi pongo: E’ uno sbaglio?!?......
Adalisa Tomezzoli Pasqualini
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