Recensioni: libri
   
 
   
 
   

Stecchiti

Roach M.,
Einaudi, Stile libero, 2005

La vita finisce con la morte? Forse la vita terrena, ma non quella del corpo. Mi spiego meglio, in alcuni casi il corpo continua ad avere una sua storia a prescindere da noi. Impossibile? Affatto se pensiamo che i cadaveri sono da duemila anni protagonisti dei più audaci progressi della scienza.

Usati agli albori della dissezione sono stati fondamentali per comprendere l’anatomia umana ed hanno rappresentato merce rara per medici e patologi. Pensiamo alla fantastica raccolta di disegni di Andrea Vesalio raccolti nel capolavoro De humanis corporis fabbrica.

Ma i corpi senza vita sono anche accurati testimoni delle dinamiche di incidenti e le informazioni che possono fornire sono molto più accurate di quello che può fare una scatola nera. E dalla morte certa all’accertamento della morte il passo è breve se consideriamo che per espiantare degli organi da trapianto è bene essere certi che il donatore sia effettivamente deceduto. E se ormai la donazione di organi è ormai quasi routine, rimangono dubbi e curiosità per ciò che riguarda la possibilità di trapiantare una testa dotata di cervello, mentre per il volto la frontiera è stata efficacemente superata.

E infine, cosa farà del suo corpo Mary Roach, la audace autrice di questo testo, giornalista scientifica del New York Times Magazine? Lo saprete solo leggendo un libro rigoroso ma anche divertito e appassionante. Uno dei libri più brillanti, nonostante una incertezza iniziale a cui anche il mercato ha dato ragione: best seller negli USA per oltre un anno è stato presentre nella classifica sul “New York Times”. 

Per curiosi appassionati e per quelli che sapendo cosa ci può attendere dopo il ‘trapasso’ decideranno di utilizzare al meglio il proprio corpo, volontariamente. Perché non si sa mai. Nel mio caso, probabilmente donerò tutto alla scienza, nel frattempo, ci penso un altro po’.

Johanna Rossi Mason