Recensioni: libri
   
 
   
 
   

Psicologia del traffico

Max Dorfer
Mc Graw-Hill

Un libro che mancava dato il ruolo centrale che l'automobile e la guida hanno nella nostra vita quotidiana. Il godibile libro di Dorfer, propone una analisi approfondita del “comportamento” alla guida, proponendo anche un nuovo approccio di "psicologia clinica" del traffico. Insomma come se esistessero diversi tipi di automobilista che risentono anche del contesto culturale in cui guidano. È noto infatti che esista uno stile al volante nelle varie regioni italiane, come un codice appreso e silenziosamente diffuso su ciò che è possibile fare e su ciò che invece è condannato.

Al sud ad esempio è lecito un uso molto liberal del clacson, una maggiore libertà e arbitrarietà sull'uso del semaforo. Al nord mi è capitato spesso di osservare un maggiore ordine, Milano ad esempio è una città razionale anche nel traffico, mentre Roma si dimostra un po’ prepotente anche nel comportamento dei suoi guidatori. Questo dando per scontato che al volante ‘ci siano persone equilibrate, sane e coscienziose, cosa che non è sempre così, dal momento che la patente, almeno nel nostro paese sembra essere un dato acquisito. In realtà la circolazione stradale è un sistema complesso e una situazione "sociale" in cui sono richieste risorse cognitive. Le quali possono essere anche compromesse dall'uso di alcol, farmaci o sostanze con gli effetti tristemente noti.

Come spiega l'autore: “più ancora degli airbag e dell'ABS, a determinare la sicurezza della guida interviene il cervello collocato tra le due orecchie del guidatore, che determina la condotta di guida, la scelta del veicolo e l'uso che se ne fa oltre, ovviamente, alla propensione agli incidenti”. Esiste una propensione agli incidenti? E che cosa si cela dietro questa tendenza? Casualità, ricerca del rischio, impulsività, disattenzione, autolesionismo? E quali strumenti è possibile utilizzare per valutare l'idoneità alla guida nei soggetti a cui la patente è stata ritirata? È possibile ridurre il tasso di incidenti nei giovani? Ed è possibile impedire alle persone di usare l'automobile come un'arma di prevaricazione o una estensione del proprio fallo? Le risposte, anche se non sempre uniche od univoche sono nel libro che sottolinea come la psicologia del traffico sia disciplina già largamente diffusa all'estero che avrebbe bisogno di maggiore attenzione anche nel nostro Paese.

Johann Rossi Mason
www.comuni-care.it