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Vita
di Maria
Rainer
Maria Rilke
A cura di L. Gobbi e N.Nicolis
Collana I funamboli
Il segno dei Gabrielli Editori (Vr)
Lo
so, siamo fuori stagione.
Ma,
mentre sto scrivendo sono passati solo alcuni giorni dagli
attentati di Londra e di Sharm el Sheik, avevo bisogno di un
po’ di spiritualità.
In
effetti la Natività con tutti gli annessi e connessi,
compresi gli orpelli è più avanti.
La
mano mi è caduta, anzi, scivolata sulla libreria in cui avevo
‘occultato’ questo libricino di poesie.
Sono
poesie scritte da un autore nato a Praga nel 1875 e morto
negli anni venti, un autore tedesco che scrive in tedesco:
R.M. Rilke.
Contrariamente
a quanto normalmente si dice della lingua germanica: dura,
inflessibile talvolta schiaffeggiante, in questo libro le
parole sembrano lievi tanto sono delicate.
L’argomento
lo impone ma non è detto che sia naturale parlarne in modo
cosi vellutato.
La
mia conoscenza della lingua tedesca, abbastanza buona nel
parlato ma meno nello scritto, mi porta ad avere interesse per
scrittori e autori di origine germanica: provo a migliorarmi.
Il
libro è scritto in lingua originale con traduzioni pagina per
pagina di Gobbi e Nicolis i quali nella ‘Nota alla
traduzione’ parlano di cautele e limiti, di attenzione alla
scelta dei vocaboli, puntando sulla valorizzazione
dell’ordine delle parole e la struttura delle frasi (ma non
solo), puntano a trasfondere il pensiero di Rilke in un
italiano limpido e chiaro.
Personalmente
ritengo ci siano riusciti.
L’armonia
che riscontro nel leggere tra le righe il percorso di Maria è
pari allo stupore che se ne ricava nello scoprire alcune
‘situazioni’ che si sono raramente udite nei sermoni.
Il
benessere che ne nasce è impagabile.
…oh,
cosa dev’essere costato agli angeli
non
prorompere in canto all’improvviso…
…perché
già sapevano: in questa notte
per
il fanciullo
nascerà
la madre…
In
questa piccola raccolta Maria è ‘carne e sangue, ma anche
mistero, attesa, accoglienza; non solo gravidanza ma anche
parto, non solo vicinanza all’indicibile, ma anche dolore
della separazione dell’incomprensione.’Gobbi
…non
perché l’angelo entrò
lei
provò timore…
…ma
perché vicino l’angelo
curvò
verso di lei un viso di giovinetto…
…guardare
e guardato, occhio
e
gioia dell’occhio
in
nessun altro luogo se non qui…
…Ed
entrambi provarono timore.
Quando
a Giuseppe nascono i primi sospetti, e vorrebbe capire,
chiedere avere spiegazioni, l’angelo gli si avvicina e gli
dice:
…Perché
sai fare tavole, davvero nella tua fierezza
vorresti
tu chiamare a discolparsi
lui che dello stesso legno, inavvertito
fa
che le foglie spuntino, che le gemme gonfino?...
Le
parole dell’angelo gridate lo intimoriscono e
‘finalmente’ Giuseppe comprende la grandezza dell’evento
e come risposta a quanto svelato innalza una lode a Dio.
Poi
si leggono le meravigliose frasi sulla nascita del Cristo:
…più
grande te l’eri immaginato?
Cos’è
la grandezza? Obliquamente
attraverso
ogni misura –
corre
in linea retta il suo destino…
C’è
una grande pausa dopo la fuga in Egitto e si arriva alle nozze
di Cana, momento in cui Maria si rende perfettamente conto del
percorso doloroso di suo figlio, momento in cui per un’unica
volta Gli chiede il miracolo, e a causa di ciò ella
metabolizza che il Suo destino è segnato.
E
quando il Signore è deposto dalla croce, Maria prova un
dolore indescrivibile
…‘oltre
il limitare del mio cuore’…
…Ora
giaci attraverso, sul mio grembo,
ora
te non posso più
io
partorire…
Avviene
una cosa strana in queste poesie-racconto, una cosa che mi
ricorda alcune vicende umane.
La
morte di una persona amata è greve, ci si fa una ragione
della perdita ma talvolta accade che si incolpa la persona per
la sua stessa morte.
Lo
so che sembra strano ma dalle parole di Rilke sulla pacificazione di Maria con il Risorto si ha questa sensazione.
(Questo
è quanto penso di aver letto fra le righe).
…Posò
lui per un istante
lieve
la sua eterna ma vicina
mano
sulla spalla della donna…
E
non ci sono parole, non sono necessarie spiegazioni.
Maria
scorda ogni dolore, persino l’offesa della Sua morte e pensa
solo al Figlio Risorto.
Quanti
di noi lo vorrebbero, un attimo ancora, anche senza parole,
solo uno sguardo o la sensazione tattile della presenza della
persona amata: il padre, la madre, il congiunto o il figlio.
Poi
Maria muore.
E’
il medesimo angelo dell’Annunciazione che lo comunica alla
donna stessa.
…tutto
ciò che è morto (puoi sentirlo), ch’è malato
è
rapito dal profumo di lei che tutto sana…
…ma
i cieli nell’alto sono sconvolti:
in
ginocchio uomo – dirigi a me il tuo sguardo e canta.
Ho
ritenuto queste parole talmente spirituali da farmi rimanere
alcuni secondi pensierosa.
Naturalmente
è una considerazione totalmente personale e non
condivisibile.
Ma
siamo in democrazia e mi sento di farla.
Noi
umani, cattolici, cristiani, raramente pensiamo alla morte
della Madonna, ma sia la sua nascita che la sua mancanza sono
state fondamentali per coloro che credono.
Ogni
tanto farebbe bene a tutti noi ‘miscredenti’, popolo di
non frequentatori della chiesa, persone che hanno mille altri
interessi, leggere (anche in agosto periodo di vacanze e
relax) una pagina di vita cristiana.
Nessun
sollecito, nessuna predica, solo un consiglio: la piccola Vita
di Maria è una riscoperta, se ne avete l’occasione
sfogliatelo, non potrete non leggerlo…
Adalisa Tomezzoli Pasqualini
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