Dare il giusto peso al lavoro

La ricerca della propria missione di Vita: questa può essere definita come la priorità che un numero sempre più ampio di persone sta perseguendo al giorno d’oggi.

Una volta dato un abbozzo di risposta, per quanto labile e provvisorio, all’eterno quesito “Chi sono io?”, ad un certo punto della propria esistenza si affaccia un altro dilemma, forse anche più radicale e lacerante circa quel che la Vita chiede a ciascuno di noi. Tutti ci troviamo in questo mondo per una qualche ragione, e prima o poi siamo chiamati a prenderne atto e a cercare una risposta.

Se, però, questa risposta si tenta d’ingabbiarla solo ed esclusivamente, o quasi, sotto una luce professionale, non solo si rischia d’imprigionare un’ampia parte di sé e di disconoscere il patrimonio ben più ampio e sfaccettato di cui siamo portatori, ma si limita ad un’espressione per forza di cose comunque e sempre troppo limitata. E peggio ancora il rischio che si corre sta nel fatto che nel momento in cui, per qualsivoglia motivo, questo ambito di azione e di espressione dovesse venire meno, per sopraggiunti limiti d’età, dismissioni, o impossibilità fisica, un’ampia parte della propria identità verrebbe irrimediabilmente meno.

E, allora, chi si potrebbe essere senza il proprio lavoro, il proprio stipendio, l’auto aziendale, l’ufficio, lo status, le proprie mansioni? Chi si diviene ai propri occhi e di fronte a quelli degli amici, del partner, dei parenti?

Laddove il senso di svuotamento, la perdita del senso esistenziale, della propria ragione d’essere, d’esserci, di fare, di occupare uno spazio e un tempo dovessero svanire con l’allontanamento e/o la rinuncia alla sfera professionale, sarebbe auspicabile rinegoziare completamente il proprio spazio vitale pena il rischio di cadere vittima di un forte squilibrio psichico, emotivo, spirituale. O, forse, sarebbe meglio provvedere prima e non rischiare di cadere in questi estremi che, prima o poi, ciascuno o quasi dovrà affrontare.

Difficilmente la Vita chiede ad una persona una realizzazione completa ed esclusiva in un ambito, ivi compreso quello professionale. Siamo chiamati a prenderne atto, ascoltando con onestà e apertura quel che la Vita cerca di trasmetterci, evitando di commettere l’errore e la presunzione di volerci mettere al suo posto.

In questo processo, inoltre, non possiamo permetterci di rischiare di cadere in un individualismo esasperato, ma siamo chiamati a tenere sempre presente la nostra natura di esseri interconnessi che con la loro essenza ed azione offrono un contributo attivo al mondo sociale di cui sono parte.

In genere, la spirale dell’esaurimento psicofisico si avvia in modo subdolo e silenzioso. Dall’esterno, chi sta intorno nota questo processo, ma chi lo vive in prima persona fatica a riconoscerlo. A fronte di richieste sempre più pressanti di lavoro, si tende a rispondere con ancora maggiore impegno ed energia, quando già le risorse in realtà vacillano e avrebbero bisogno di un periodo di riposo per il recupero.

I primi sintomi fisici, di tipo funzionale, senza causa organica tendono ad essere sottovalutati, ci si rassicura mentalmente che non dipendono da alcuna patologia conclamata, e che come tali non sono particolarmente gravi. Ma questo è solo l’inizio. L’usura fisica ed emotiva, nel tempo, può arrivare ad intaccare anche il substrato organico, determinando vere e proprie malattie, che si affiancano ad un sempre più marcato ritiro sociale, all’abdicazione di qualsivoglia altra attività che non sia quella professionale, ai sensi di colpa, gli sbalzi di umore, tra l’apatia e l’irrequietezza, i pensieri di fallimento, i problemi di concentrazione e memoria.

Quanto prima si interviene per riconoscere e interrompere il processo involutivo insito in questa spirale, tanto più rapido è il processo di risalita, e meno gravi possono essere le ripercussioni fisiche, emotive, sociali, professionali conseguenti.

Anna Fata

Per approfondire:

  • Vivere e lavorare meglio, Edizioni Paoline, Milano, 2012

  • L’etica del cuore, Edizioni Psiconline, Chieti, 2009

  • Un nuovo modello per il ben-essere in azienda, Nuova Ipsa Editore, Palermo, 2008

 

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