“Restiamo uniti”

unità

Cosa è l’unità? Cosa significa restare uniti? A cosa serve? Come si può raggiungere?
di Anna Fata

 

Restiamo uniti“: è una delle espressioni che sento ricorrere più spesso tra le persone in cui m’imbatto, ultimamente.

In un momento socioeconomico al limite tra la stagnazione e la recessione, su un piano più strettamente individuale, si stanno verificando dei movimenti enormi, che stanno segnando inesorabilmente molti di noi.

Anche se aleggia nello scenario una inconfondibile nota di fondo di smarrimento, di confusione, di dubbio, di paura, d’angoscia, che induce a chiudersi, rallentare, stare a guardare (o, all’opposto, ad accelerare, stordirsi, comportarsi come se nulla stesse accadendo), ci sono anche persone che riescono a mantenere una lucidità, una obiettività, unite a serenità e fiducia di fondo.

E’ proprio da quest’ultimo fronte di individui che scaturisce questa esortazione all’unità.

Lutti, dissesti economici, crisi coniugali, questioni di salute: ultimamente, forse non a caso, si stanno susseguendo ad un ritmo sempre più vorticoso.

Alcune persone soccombono, mentalmente, emotivamente, talvolta anche fisicamente, di fronte a tali accadimenti.

Altre, invece, riescono ad attraversare e superare queste situazioni, risultandone anche rafforzate, e senza dubbio modificate.

Ma che significa, in ultima analisi, restare uniti?

E’ indubbio che il sostegno sociale, delle persone più intime, così come di quelle più distanti, possa creare una rete di riferimento e di supporto a cui ricorrere in caso di bisogno. La componente materiale si fonde con quella psicoemotiva, per contribuire a creare almeno all’apparenza, una sensazione di sicurezza e di conforto.

Eppure, tale spiegazione, pare che non sia sufficiente. Esistono persone circondate da un’infinità d’individui che, però, non paiono mai essere sufficienti per creare quella stabilità di fondo, quella fiducia che in prima persona alcuni sembrano non riuscire a vivere.

E, così, s’impaludano nella situazione di disagio e di dolore in cui la vita li ha posti, senza riuscire mai del tutto a uscirne.

Di converso, esistono altre persone che riescono a fare tesoro proprio del dolore che stanno vivendo per riscoprire i piccoli, grandi doni che la quotidianità continua a rinnovare loro, in primis gli affetti.

Nonostante ciò, ancora la spiegazione non pare essere in grado di dare ragione fino in fondo di questa e altre situazioni.

L’appello all’unità esterna si rivela insufficiente e spesso fallace, quando qualche accadimento pregresso o ulteriore mina, in parte o in toto, la stabilità delle relazioni.

Se l’unità esterna non è stata adeguatamente sostenuta e supportata da un’unità interiore, da cui direttamente dovrebbe emanare, se l’identificazione con i propri ruoli, funzioni, all’interno di un gruppo sociale erano preponderanti (così come era accaduto per il corpo improvvisamente malato, la casa o il lavoro perduti, o qualsiasi altro avvenimento precedente, che aveva dato adito alla crisi, con la sua scomparsa), ecco che lo sgretolarsi della rete sociale coincide con una nuova crisi, magari, stavolta, fatale.

In ultima analisi: a cosa ci riferiamo quando parliamo di unità?

Esistono numerosi termini, alcuni più parziali, altri più completi, per definire questa condizione interiore di integrità, stabilità, serenità, che è poi la nostra autentica natura, e che nessun accadimento esterno può minacciare.

Solo quando ci lasciamo dis-trarre da quel che accade alla superficie, di noi e del mondo, rischiamo di decentrarci. Ma quel centro resta sempre e ogni istante è buono per tornare a coglierlo.

E’ nelle persone che conducono una vita per lo più appartata e solitaria che si nota chiaramente chi riesce in questa impresa e chi meno.

Ed è quando perdiamo ciò a cui maggiormente teniamo o ci riferiamo, ivi comprese le persone care, che siamo di fronte ad un banco di prova per verificare se ci identificavamo con loro.

Tutto ciò che è alla superficie, luoghi, oggetti, ruoli, funzioni, schemi, consuetudini, riti, persone, è destinato prima o poi a sfumare.

Non è nella sua natura.

Non è a quello che dobbiamo affidarci.

In un mondo in cui tutto cambia e scorre a velocità sempre maggiore è facile cadere in preda alla ricerca di qualcosa o qualcuno che non muti, che non se ne vada, che funga da punto di riferimento (ivi compresi valori, costumi, tradizioni).

Ma è una ricerca destinata alla perenne frustrazioni e ce ne rendiamo conto quando viene meno ciò su cui abbiamo investito le nostre energie.

E allora l’unità cos’altro è se non un’unità interiore, un ritornare a se stessi, stando con quel che c’è, per il tempo in cui c’è, passaggio obbligato per il trascendere?

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