Riflessioni sulle relazioni affettive oggi

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Dove ci porteranno le relazioni affettive di oggi?
di Anna Fata

Oggi si calcola che circa il 45% degli uomini sposati tradisca la propria moglie.
Sembra che 4 donne madri su 5 tradisca il proprio marito.

Cosa sta accadendo alle nostre vite affettive?

 

Le relazioni in passato

Ai tempi dei nostri genitori e dei nostri nonni ci si sposava per procura, perché “così si deve fare”, così si è sempre fatto, per la cultura cattolica che caratterizza la nostra società, per un’infinità di ragioni che non sempre mettevano al primo posto emozioni, affetti, affinità mentali, culturali, valoriali.

Ci si sposava e si restava insieme, fino alla fine dei propri giorni, come da credo religioso, come da vincolo di legge.

 

L’avvento del divorzio

Tutto questo fino agli anni ’70 in cui si affacciò prepotentemente il divorzio, pratica ben accolta quanto avversata, a seconda del credo religioso, delle tradizioni e consuetudini educative, culturali, affettive in cui si era stati cresciuti.

Prima dell’avvento del divorzio si stava insieme, nel bene, nel male, nella salute, nella malattia, fino alla morte.
La famiglia era sacra, per la famiglia ci si sacrificava. A ogni costo.

In seguito all’introduzione del divorzio, si tende a rivendicare il diritto alla propria felicità personale, all’amore in senso pieno, al rispetto dei figli, della loro felicità, del loro diritto di vivere in un contesto sereno, non litigioso, né tantomeno ipocrita, basato su uno stare insieme che on sia solo mera facciata.

Oggi, dopo una quarantina d’anni di separazioni e divorzi, che bilancio possiamo trarre?
Siamo più felici? Viviamo relazioni più serene? La famiglia esiste ancora? In che modo?

 

Le relazioni affettive contemporanee

Quello che dal canto mio, specie nella pratica professionale vedo sono persone smarrite, ferite, confuse, senza obiettivi comuni, condivisi, che iniziano rapporti di coppia all’insegna del “Proviamo, vediamo come va..”.

Appare una forma di disimpegno, di rivendicazione della propria libertà, dei propri spazi, modi, tempi, che però sembra più un navigare a vista senza una meta ben precisa se non godersi il momento, senza particolari progetti.

Se nascono dei figli, magari non cercati, in che contesto si trovano?
A volte diventano il collante per una neo nascente famiglia, altre volte, al contrario, rappresentano l’elemento di rottura tra due persone che non volevano alcuna forma di impegno, di responsabilità, di cammino realmente comune, condiviso, costruttivo, creativo.

E poi mi appaiono coloro che il divorzio lo hanno subito, magari dopo decenni di vita di famiglia in cui, a loro modo, ci avevano creduto, vi avevano investito. La ferita che recano con sé è aperta, profonda, lacerante, al limite dell’impossibilità di rimarginazione. Tutto questo impedisce nuovi investimenti affettivi, nuovi progetti a lungo termine, perché un sogno è naufragato e alla favole si è troppo grandi ormai per credere.

E allora meglio ritirarsi nel proprio guscio, non cercare più forme di condivisione affettiva, oppure vivere in modo sfrenato quell’adolescenza irrimediabilmente perduta che ora sembra poter essere in grado di riaccendere in bagliore di qualcosa perso per sempre.

 

La possibile evoluzione dei legami

Oggi le famiglie sembrano vivere una rinnovata primavera, forse mai spenta una volta per tutte, forse semplicemente appannata da altre forme di esperienza di vita affettiva. Oggi i genitori e/o i nonni si ritrovano a dover mantenere figli e/o nipoti che hanno perso il lavoro e con esso, in molti casi, anche l’identità personale, l’orientamento esistenziale, e alcuni valori di fondo che possono rendere più tollerabile e affrontabile le loro difficoltà.

Oggi ci si rende conto che queste persone avanti con gli anni sono in grado di fornire non solo un aiuto per la sussistenza materiale, ma anche e soprattutto etica, morale, esistenziale, di cui molti di noi, giovani e meno giovani sembriamo essere affamati.

Quello che in questi anni di presunta libertà, permissivismo, sembriamo non avere coltivato abbastanza è una cultura degli affetti, delle emozioni, dei valori profondi, della spiritualità autentica. Non abbiamo realmente costruito noi stessi, la nostra identità, consapevolezza, umanità.

E la famiglia, gli affetti, i rapporti di coppia per poter fiorire hanno bisogno di questo: individui maturi, consapevoli, che diventano sempre più maturi e consapevoli grazie ad un cammino congiunto, con obiettivi ben precisi.

Amore è tutto questo. E molto di più.
Amore per il prossimo può nascere solo ed esclusivamente dall’amore per se stesso.

Per approfondire leggi il libro “Amore Zen“.


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