Quali sono i benefici della Meditazione?

I meccanismi fisici e biochimici benefici della pratica regolare della Meditazione
di Anna Fata

meditazione

Esiste una letteratura piuttosto ampia in merito alle modifiche cerebrali e somatiche che la pratica regolare della meditazione può generare.
La meditazione cambia l’organizzazione del cervello. La sua pratica regolare favorisce il controllo di tutte le reazioni negative prodotte da uno stress prolungato e migliora la concentrazione, le funzioni attentive e la memoria (in particolare quella di lavoro). Francesco Bottaccioli, fondatore e presidente onorario della Sipnei (Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia) è tra i maggiori studiosi in Italia di questi processi.

Grazie alle tecniche di neuroimaging si è visto che la meditazione potenzia alcune zone del cervello, in particolare le aree corticali e quelle sottocorticali importanti per la memoria, accresce l’ippocampo e riduce l’amigdala, che tende a diventare ipertrofica sotto stress.

La meditazione è uno stato di presenza a se stessi che si coltiva accrescendo momento per momento la consapevolezza di sé, delle sensazioni corporei, dei processi di pensiero, dei vissuti emozionali.

Secondo la Psiconeuroendocrinoimmunologia lo stress cronico incide sul funzionamento del cervello, del sistema immunitario, dei sistemi metabolici. Nello specifico, modifica negativamente il cervello riducendone l’ippocampo, con conseguente peggioramento della memoria, e incrementando l’amigdala, con aumento di ansia, depressione, irritabilità, disturbi del sonno ed emotività. Altera, inoltre, il sistema immunitario, esponendoci a malattie infettive, patologie tumorali e squilibra i sistemi metabolici. Esiste pertanto una relazione tra lo stress, l’obesità e il diabete (sindrome metabolica, alterazione della glicemia, ipertensione, sovrappeso). Nelle donne, inoltre, può favorire l’alterazione del ciclo mestruale, riducendo la fertilità. Anche la tiroide è frequentemente colpita dallo stress cronico.

I benefici che la pratica regolare della meditazione può arrecare sembrano essere a più livelli:

  •  Fisico
  •  Emozionale
  •  Psicologico.

Durante la meditazione il consumo di ossigeno e la frequenza cardiaca diminuiscono, mentre aumenta la resistenza della pelle. Chi medita è meno ansioso, irritabile e instabile dei non meditanti.

A livello neurofisiologico durante la meditazione si verifica un’inversione della dominanza cerebrale.
Di solito, in stato di veglia, noi utilizziamo l’emisfero sinistro, legato al pensiero logico, razionale, mentre quando si cambia stato di coscienza (tipicamente nella meditazione, nel training autogeno avanzato, nel rilassamento profondo, nell’ipnosi) si attiva principalmente quello destro, legato al pensiero irrazionale e all’intuizione. Inoltre, muta il metabolismo cellulare, cioè vi è un minor consumo di ossigeno e di glucosio, di energia, da parte delle cellule cerebrali.

In aggiunta vi è una modificazione del sistema neuroendocrino, la diminuzione del cortisolo, dell’adrenalina, legati allo stress e aumenta il Dhea, l’ormone che favorisce il benessere. Inoltre nel sistema nervoso autonomo diventa prevalente l’attività parasimpatica. Queste variazioni influiscono sul sistema neuro immunitario, cioè pare che la meditazione aumenti le difese (i linfociti T-killer). Chi pratica regolarmente meditazione è meno suscettibile alle infezioni delle vie respiratorie.

La meditazione pare risultare utile per:

  •  combattere lo stress,
  •  conquistare la calma
  •  sviluppare la capacità di concentrazione e il controllo della mente
  •  rallentare i processi di invecchiamento
  •  modificare l’attività di geni collegati con l’infiammazione, la morte cellulare e il controllo dei radicali liberi responsabili di molti danni al Dna
  • modificare la struttura cerebrale, contribuisce a sviluppare aree della corteccia cerebrale legate all’attenzione e all’elaborazione visiva e uditiva,
  • rinforzare il sistema immunitario, mette l’organismo in condizione di reagire con efficacia alle aggressioni,
  • ridurre la sensibilità al dolore, chi medita mantiene, e persino aumenta, la capacità di percepire il dolore, ma è in grado di escludere l’interpretazione del vissuto soggettivo, e quindi la sofferenza,
  • avere un effetto antidepressivo e anti ansia pari ai relativi farmaci,
  • aumentare la propensione a pensieri positivi, la fiducia, la gratitudine, il perdono, l’empatia,
  • incrementare la produttività al lavoro,
  • aiutare a essere più consapevoli di sé, delle proprie potenzialità e limiti.

Se vuoi approfondire l’argomento magari ti può essere utile il libro:

La vita professionale e la pratica meditativa, Edizioni Il Punto d’Incontro

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