Come diventare più affettuosi

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Coccole e carezze: linguaggio del corpo e dell’animo
di Anna Fata

Le coccole si possono definire forme di carezze, tenerezze, vezzeggiamenti, manifestazioni di affetto.
Le carezze, a loro volta, sono dimostrazioni di affetto o di benevolenza eseguite con la mano.

In senso più lato si possono definire come tutto ciò che, nella relazione tra due persone, implica uno scambio o riconoscimento comunicativo, verbale o meno, che comporta una certa dose di emozione in una o entrambe le persone.
Tali forme di ri-conoscimento possono essere messe in atto nei confronti di se stessi, così come degli altri.

Allo stesso modo, si possono considerare forme di riconoscimento di sé attraverso il riconoscimento dell’altro. Innato è il bisogno di ricevere dagli altri delle conferme e di sentire che esistiamo per loro.

In realtà, le carezze possono essere definite forme di comunicazione non solo fisiche, ma anche e soprattutto emotive.
Possono assumere anche una forma verbale (ad es.: una lode, un apprezzamento, un complimento) e si associano sempre e comunque ad un effetto emotivo.

 

Coccole e carezze come forma di nutrimento 

Giacomo Magrograssi, nel suo libro “Le carezze come nutrimento“, le paragona ad una forma di “nutrimento”, essenziale sia nella fase dello sviluppo, sia nella vita adulta. Nelle prime fasi di vita prevalgono gli aspetti più fisici, mentre successivamente assumono dimensioni più simboliche, più mediate, ad esempio un sorriso, perché maggiormente influenzate dalle aspettative e dalle norme sociali e culturali.

Le stimolazioni sono fondamentali nel corso dell’intera esistenza umana. Sono note le conseguenze deleterie a livello fisico e psichico della loro assenza, come accade in alcune forme di tortura (ad esempio nelle camera del silenzio, celle dipinte interamente di bianco, illuminate 24 ore su 24 da una luce al neon molto intensa, isolate acusticamente), così come nei casi di privazione precoce della figura genitoriale di riferimento.

In alcuni casi, le persone, pur di ricevere stimolazioni, si rivolgono persino a quelle negative, che inducono fastidio o dolore. Pur di avere la conferma che esistiamo per gli altri, ci sottoponiamo anche a situazioni dolorose, umilianti (ad esempio: maltrattamenti fisici o verbali, rifiuto di rivolgere la parola in seguito a provocazioni, punizioni).

 

L’affetto per se stessi

Le coccole e le carezze non provengono solo dall’esterno: siamo noi i primi ad attuarle nei nostri confronti e questa è la base per essere in grado di accettarle a nostra volta. Concedersi piccole gratificazioni, un bagno caldo e profumato, una parola di elogio per un compito accuratamente svolto sono piccole attenzioni che ci possiamo rivolgere e che incrementano il senso di autostima e di benessere.

Se ci sentiamo degni d’affetto e di riconoscimento saremo in grado di accettare tutto ciò anche dagli altri. In caso contrario, rischieremo di rifiutare, sminuire, svalutare quanto ci offrono gli altri (ad esempio: sostenere che un risultato non è stato ottenuto grazie al proprio impegno e che, quindi, i relativi complimenti sono fuori luogo).

Se si riesce a donare a se stessi coccole e carezze si potrà estendere anche fuori di sé tali doni, senza sentirsi privati di quanto si offre, senza aspettarsi nulla in cambio. Donare all’altro, in questo caso, non genererà un vissuto d’impoverimento, ma, al contrario, di arricchimento, perché ci si renderà conto che anche noi abbiamo qualcosa da offrire.

 

Lo scambio di affetto con gli altri 

Nel momento in cui si riesce ad instaurare un meccanismo di dare e avere si entra in una sorta di circolo virtuoso positivo in grado di auto-alimentarsi. Molto spesso i vincoli culturali, sociali e ambientali impongono dei limiti alle nostre capacità espressive che, però, possono essere rinegoziati, per adattarci alle nostre inclinazioni e alla nostra personalità.

Essere in grado di esprimerci pienamente, essere spontanei, ci permette di vivere maggiormente in armonia con noi stessi e con gli altri.
Non solo, quindi, è importante sapere donare e accettare un dono, ma anche chiederlo, che comporta il far capire apertamente quali sono i nostri desideri, come vogliamo essere accarezzati, senza aspettarsi che l’altro lo intuisca, perché molto spesso ognuno di noi tende a fare all’altro quello che vorrebbe ricevere.

Apprendere a dare e ricevere carezze è possibile, ma bisogna iniziare da se stessi.

 

Come imparare ad essere più affettuosi 

Diventare più affettuosi, con se stessi e con gli altri, è possibile. Ecco come fare con se stessi:

  • fare leva sulla propria sensualità individuando i sensi che maggiormente utilizziamo e cercare di potenziarli;
  • cercare di individuare e soddisfare i propri piccoli piaceri (ad es.: annusare un fiore, fare un bagno caldo, assaporare un gelato);
  • utilizzare la fantasia per immaginare di soddisfare i propri desideri e godere appieno delle sensazioni e del piacere che ne deriva;
  • dedicare del tempo ad accarezzare il proprio corpo e per individuare le proprie zone di maggiore piacere;
  • lodarsi per le proprie qualità e per i propri successi.

 

Successivamente, con il partner o con gli amici:

  • provare ad offrire piccole carezze fisiche e verbali e osservare gli effetti: cercare di capire cosa si aspetta l’altro e modulare la propria offerta di conseguenza;
  • cercare di donare in ogni contesto ed occasione possibile (ad es.: lodare un proprio dipendente per un lavoro ben fatto, sorridere ad un automobilista che si è fermato per darci la precedenza, elogiare il proprio figlio per un bel voto a scuola);
  • imparare a percepire non solo il piacere dell’altro, ma anche il proprio mentre si fa una carezza (ad es.: a livello fisico, il contatto della propria mano con la pelle di un viso ben levigato, a livello emotivo, il calore, la gioia nel vedere ricambiato il proprio sorriso).

 

Per approfondire leggi il libro: “Amore Zen

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