Come alimentare il coraggio?

Come affrontare le situazioni della vita in modo sereno e costruttivo
di Anna Fata

coraggio

Cos’è il coraggio?
Etimologicamente il significato richiama la parola “cuore”, letteralmente indica “avere cuore”. Il cuore, a sua volta, è uno dei simboli principali della vita, con il suo pulsare e permettere lo scorrimento del sangue.

Dove sta il limite tra coraggio e paura?
La paura è ciò che atterrisce, abbatte, scuote interiormente e incita a fuggire da stimoli percepiti come minacciosi. Tra paura e coraggio il confine è sottile.
La persona che prova coraggio è anche quella che, in alcuni momenti, avverte la paura.
La differenza tra un’azione dettata dal coraggio rispetto a quella stimolata dalla paura sta nel fatto di lasciarsi andare ad una emozione oppure all’altra.

Cosa decreta l’atto coraggioso oppure quello carico di paura?
Pare che nel cervello umano esistano zone specifiche deputate alla percezione della paura e del coraggio. Secondo le ricerche di Yadin Dudai del Weizman Institute pare che esistano dei neurotrasmettitori che rendono difficile dimenticare le esperienze spaventose vissute nel passato. Il passato ci influenza, esiste un substrato organico che conferma questo e spesso finisce col limitare le nostre possibilità di pensiero e di azione. Pare altresì però che di fronte ad una situazione di pericolo la maggior parte delle persone sia in grado di compiere atti irrazionali e per certi versi coraggiosi in virtù dell’istinto di sopravvivenza.
Tutto sommato, quindi, a nostro modo, siamo tutti coraggiosi, almeno potenzialmente.

Come diventare più coraggiosi?
Le persone coraggiose non sono prive di paura, anzi. Semplicemente riescono ad affidarsi maggiormente ad un istinto sovra razionale e sono meno condizionate dalle esperienze passate.
E’ possibile diventare più coraggiosi?
Forse.
Credo esistano delle inclinazioni e delle sensibilità individuali che differenziano ogni persona, come tali vanno conosciute e rispettate. Ogni limite, però, con un po’ di esercizio, può essere spinto un poco più in là.

Come fare quindi?

  1. Conoscere se stessi: imparare a riconoscere le proprie aree di sensibilità, fisiche, emozionali, mentali, accettarle, rispettarle. Paradossalmente, solo a questo punto si può essere pronti a superarli
  2. Dimenticare il passato: il passato ci segna, costituisce la matrice che impronta il pensiero e l’azione futura. Se si tratta di esperienze potenzianti creano la base per esperienze altrettanto positive e costruttive, se hanno creato disagio, dolore, rischiano di inficiare e limitare le esperienze future. Ogni situazione è nuova, sconosciuta, non possiamo sapere a priori come andrà a finire. Essere consapevoli che magari le situazioni e noi stessi possono avere delle potenzialità inesplorate, utili per affrontare le situazioni può alimentare il nostro coraggio. Offrirsi l’opportunità di sperimentare può aiutarci in questo processo
  3. Vivere il momento presente: anticipare le situazioni, specie quelle che sappiamo di dover affrontare, può creare forte ansia, preoccupazione, che alimenta le paure a discapito del coraggio, offusca la ragione, mette in allerta, sottrae energia alle azioni utili ad affrontare le circostanze
  4. Percepire il corpo: sentire nel corpo le sensazioni fisiche che la paura comporta può aiutare a limitare il sopravvento di tale emozione. Rilassarsi, praticare meditazione, training autogeno, ad esempio, può aiutare a non farsi travolgere dai vissuti emotivi e lasciare che il corpo disponga di tutte le energie necessarie per affrontare la situazione
  5. Focalizzarsi sulle risorse: la centratura e il rilassamento del corpo aiutano a conservare la lucidità mentale che può essere indirizzata alla ricerca di tutti gli stimoli e le risorse interne ed esterne che possono aiutarci ad affrontare costruttivamente la situazione
  6.  Avere fiducia: tutti noi siamo dotati di un intrinseco istinto di sopravvivenza che si attiva di fronte ai pericoli concreti e improvvisi. Quindi, tutti, a nostro modo, siamo provvisti di coraggio. Al momento opportuno emergerà. Del resto, se si osserva il proprio passato, piccoli e grandi momenti “eroici” si possono trovare.

 

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