Come aiutare sé e gli altri ad affrontare un trauma emotivo

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Tutte le cure per il Disturbo Post Traumatico da Stress
di Anna Fata

Esistono situazioni, per lo più improvvise e non preventivate, che possono toccarci emotivamente in modo molto profondo e destabilizzante. Incidenti, scippi, furti, terremoti, alluvioni, abusi sessuali, atti di violenza che sono stati subiti in prima persona oppure di cui si è stati testimoni oppure di cui sono state vittime persone care, attentati, guerre, lutti improvvisi, ecc. possono scatenare reazioni psicoemotive sia transitorie, sia a lungo termine. Tutto ciò che mette a rischio la propria sopravvivenza può risultare traumatico.

E’ fisiologico che nel breve termine possano sorgere sintomi post traumatici passeggeri.
Si può parlare di Sindrome Post Traumatica da Stress (PTSD) solo quando tali sintomi creano un insieme strutturato, che perdura nel tempo. Esso può insorgere da poche ore dopo l’evento traumatico, a parecchio tempo dopo, giorni, settimane, o anche mesi. I sintomi devono durare almeno un mese ed essere severi al punto da interferire con la vita quotidiana, le relazioni, il lavoro.

Il decorso del PTSD può variare da persona a persona, alcune persone si ristabiliscono in sei mesi, altre impiegano più tempo. In alcune persone il disturbo può diventare cronico.

 

Chi può essere vittima di una Sindrome Post Traumatica da Stress

Solitamente le vittime della Sindrome Post Traumatica da Stress (PTSD) si dividono in tre gruppi:

  • Primarie: sono le vittime dirette dell’evento traumatico
  • Secondarie: i testimoni diretti dell’evento o i parenti delle vittime
  • Terziarie: i soccorritori delle vittime.

 

Non solo gli adulti, ma anche i bambini possono essere soggetti a PTSD. I bambini e gli adolescenti possono presentare dei sintomi diversi rispetto agli adulti.

 

Quali sono i fattori di rischio

Ogni persona reagisce a suo modo nelle situazioni. Alcune persone possono presentare fattori di rischio per lo sviluppo della PTSD, mentre altre sono dotate di elementi protettivi. Pare che le donne siano più a rischio di sviluppare la PTSD, anche se in termini assoluti generali l’incidenti dell’insorgenza di tale disturbo nella popolazione è circa del 7-8%.

Alcuni fattori di rischio possono essere:

  • Vivere traumi o eventi pericolosi
  • Farsi male
  • Vedere una persona che si fa male oppure muore
  • Traumi infantili
  • Provare paura intensa, impotenza, terrore
  • Avere scarso o nullo supporto sociale
  • Fronteggiare quote extra di stress dopo l’evento
  • Avere una storia di malattia mentale o abuso di sostanze.

 

All’opposto i fattori protettivi e di resilienza sembrano essere:

  • Avere sostegno sociale
  • Fare parte di un gruppo di sostegno
  • Imparare a sentirsi bene interiormente, nonostante le difficoltà da affrontare fuori
  • Avere delle strategie per affrontare le difficoltà
  • Sapere imparare dalle difficoltà
  • Sapere agire efficacemente nonostante la paura.

 

Come agisce il PTSD sul sistema nervoso

Quando sentiamo minacciata la nostra sopravvivenza è normale avere paura, avere incubi o pensieri ricorrenti in merito a quanto accaduto. Nel giro di un breve periodo di tempo, però, per la maggior parte delle persone questi sintomi vengono meno.

Il sistema nervoso agisce in base a due modalità di fronte agli eventi stressanti:

  • Mobilizzazione o attacco-fuga: si verifica quando si presenta la necessità di fuggire o difendersi dall’evento traumatico. Il ritmo cardiaco aumenta, la pressione sanguigna si innalza, i muscoli entrano in tensione, la forza fisica aumenta, sorge un senso di allerta psicofisica. Quando il pericolo passa il sistema nervoso si rilassa e con esso anche il corpo
  • Immobilizzazione: quando l’evento supera la quantità di stress individualmente tollerabile, che è diverso da persona a persona e nelle diverse situazioni, ci si sente paralizzati. Il sistema nervoso appare incapace di ritornale all’equilibrio di partenza e non ci si sente in grado di affrontare la situazione. Questa situazione può innescare la Sindrome Post Traumatica da Stress.

 

Quali sono i sintomi specifici della PTSD

Affinché si possa parlare di PTSD devono essere presenti tutti i seguenti sintomi per almeno un mese:

  • Almeno un sintomo che porta a rivivere l’esperienza: flashback, pensieri spaventosi, interferenza con la vita quotidiana (es. parole, oggetti, situazioni che riportano alla mente l’evento)
  • Almeno un sintomo di evitamento: stare lontano da luoghi, situazioni, oggetti che ricordano il trauma, evitare pensieri o sentimenti correlati all’evento, oggetti che possono scatenare i comportamenti di evitamento e che interferiscono con la vita quotidiana
  • Almeno un sintomo di attivazione e reazione: essere costantemente all’erta, sentirsi in tensione, avere difficoltà a dormire, avere scoppi di rabbia. In genere questi sintomi sono costanti, rendono la persona stressata, nervosa, e interferiscono con la vita quotidiana
  • Almeno un sintomo cognitivo ed emotivo: avere difficoltà a ricordare gli elementi chiave dell’evento, pensieri negativi su di sé o il mondo, emozioni distorte, quali sensi di colpa o vergogna, perdita d’interesse per le attività divertenti. Pensieri e stati d’animo possono sorgere o peggiorare dopo l’evento, possono fare sentire la persona alienata, distaccata del mondo e dalle persone circostanze.

 

Nei bambini molto piccoli, di età inferiore a 6 anni i sintomi possono includere:

  • Bagnare il letto, anche quando ormai si è persona tale abitudine
  • Perdere la capacità di parola
  • Agire la paura durante il gioco
  • Essere molto appiccicosi con i genitori o altri adulti.

 

I bambini più grandi e gli adolescenti in genere presentano sintomi più simili agli adulti. Possono sviluppare comportamenti distruttivi, irrispettosi, possono manifestare sensi di colpa per non essere stati in grado di evitare l’evento. Possono anche arrivare ad avere pensieri e/o azioni di vendetta.

 

Quali sono i trattamenti e le terapie

Alcuni dei trattamenti e delle terapie più comuni possono essere:

  • La psicoterapia (o cura parlata): consiste nel parlare con un professionista in forma individuale, oppure in gruppo. Può durare 6-12 settimane, ma anche di più. Esistono molti tipi di orientamenti di terapie: cognitivo-comportamentali, psicoanalitiche, familiari, sociali, a seconda delle persone. I trattamenti più efficaci tendono a focalizzarsi su alcuni fattori: imparare a identificare i fattori scatenanti dei sintomi e le abilità per affrontarli, affrontare e controllare la paura tramite l’esposizione graduale alla situazione scatenante, ristrutturazione dei pensieri e dei ricordi dell’evento, controllo della rabbia, suggerimenti per una migliore qualità del sonno, della dieta, sport
  • Le medicine: i farmaci più utilizzati per il trattamento della PTSD sono gli antidepressivi, che sembrano efficaci per ridurre tristezza, rabbia, insensibilità, incubi.

 

Come aiutare se stessi

E’ possibile aiutare se stessi, meglio se in concomitanza con il supporto di un professionista, anche con strategie pratiche quotidiane:

  • Effettuare dell’attività fisica anche moderata per allentare lo stress
  • Seguire una dieta sana, non abusare di alcoolici, né fumo
  • Dormire a sufficienza
  • Stabilire degli obiettivi realistici
  • Dividere gli obiettivi di lungo termini in piccoli sotto obiettivi, stabilendo con cura le priorità
  • Condividere del tempo con altre persone, specie di fiducia
  • Aspettarsi che i sintomi migliorino gradualmente, non immediatamente
  • Identificare luoghi, persone, situazioni che fanno stare bene
  • Condividere i propri pensieri e stati d’animo con persone capaci di ascoltare senza giudicare
  • Condividere l’esperienza con persone che si sono trovate in situazioni simili
  • Prendersi cura di sé in tutti i modi possibili
  • Trascorrere del tempo nella natura
  • Focalizzarsi sul ritmo del respiro e la percezione del corpo
  • Ascoltare tutte le emozioni e i pensieri
  • Imparare una tecnica di rilassamento.

 

Come aiutare una persona cara vittima del PTSD

Quando una persona cara, un amico, un familiare, il partner ha vissuto una situazione traumatica può essere molto difficile e destabilizzante starle accanto.

Alcune modalità potrebbero essere utili in questi casi:

  • Non forzare la persona a parlare dell’evento, stare accanto mostrando apertura, disponibilità e rispetto dei modi e dei tempi della persona traumatizzata, senza essere invadente, soffocante, ansiosi
  • Lasciare completa libertà alla persona di agire e reagire secondo i suoi modi, tempi, emozioni, pensieri, preferenze. Ogni persona reagisce a suo modo e necessita di approcci differenti
  • Gestire il proprio stress, non riversarlo sulla persona traumatizzata, che ha già il suo personale disagio da fronteggiare. Imparare tecniche di rilassamento, meditazione, o anche affidarsi ad un professionista per colloqui di sostegno
  • Prepararsi ad eventuali crisi di ansia e terrore della persona cara in caso di fattori scatenanti (es. persone, oggetti, situazioni, ecc.) e cercare di evitarli
  • Non prendere sul piano personali eventuali malumori, ansie, rabbie, chiusure della persona traumatizzata
  • Documentari il più possibile sulla PTSD per conoscere bene tempi, modi, sintomi, cure, ecc. ed essere pronti ad agire correttamente
  • Prendersi cura di sé.

 

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