Il sesso come forma di comunicazione profonda

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La condivisione sessuale come specchio della nostra interiorità
di Anna Fata

Oggi si tende ad assistere ad una costante mercificazione dei corpi e di quanto essi possono compiere. Ormai un corpo nudo, in televisione, sulle riviste, sui calendari, è un oggetto di uso e consumo ubiquitario. Appunto, un oggetto.
Riscoprire la sacralità di se stessi, e di riflesso di chi ci sta intorno, è un passaggio obbligato per una sana relazione in cui si possa essere entrambi soggetti e non oggetti.

Così come il corpo, anche il sesso è sempre più una merce di scambio, qualcosa per ottenere qualcosa d’altro, uno strumento di potere, una forma di ricatto. Il sesso sta assumendo valori e significati di ogni genere, tranne una autentica espressione del proprio cuore. Il cuore si è perso in questo meccanismo. Il cuore appare chiuso, sepolto, anestetizzato, ricoperto di mille strati che lo rendono insensibile e apparentemente vuoto. Ferito e mai risanato.

Nel lungo termine, però, il consumo bulimico, così come l’astensione anoressica, non portano a nulla di buono. Divorare un corpo dopo l’altro per vedere come funziona, per provare ogni volta una emozione diversa, sperando che sia migliore della precedente, induce un incremento della pancia e al tempo stesso un ulteriore svuotamento del cuore. L’anestesia si perpetra, la sensibilità alle piccole sfumature si riduce sempre più, da qui la ricerca di stimoli di crescente intensità. Questo processo, alla lunga, dove potrebbe condurre?

 

Il sesso come forma di dipendenza

La sovrabbondanza di sesso, alla lunga, può diventare una vera e propria droga che crea dipendenza, se ne cerca sempre di più, non ci si sente mai sazi, e si spera che la volta successiva sia diverso, meglio, più gratificante, stupefacente o non si sa bene cosa altro.

Siamo al cospetto di una sopravvalutazione della materia, tutto pare ridursi ad un freddo meccanicismo, ad un tecnicismo del fare, in cui le prestazioni vengono contate, misurate, confrontate, rese oggetto di dialoghi, valutate, soprattutto al di fuori della coppia, di cui se ne infrange l’unicità, l’intimità, la sacralità.

Paradossalmente siamo di fronte ad un elemento che ancora possiede molte connotazioni tabù, di cui non si deve parlare, ma di cui tutti sparlano, nel modo più bieco, svalutante e, in ultima analisi, inutile. Il sesso si presenta come pratica su cui ancora aleggiano miti, misteri, sensi di colpa, che sfiora dimensioni di oscurità, di invisibilità e ancor più di intangibilità, di ineffabilità, accanto alla concretezza da cui emana e a cui si torna.

Nel tentativo, per lo più illusorio, di definire qualcosa che resta nella sua ultima essenza inafferrabile, misterioso, indefinibile, mentre ci si impegna a dibattere, confrontare, omologare un sentire profondamente personale ed unico, mentre ci si orienta verso la massificazione e mercificazione, si perde il valore di un’esperienza totalizzante al punto da trovarsi costretti a ripetere all’infinito – senza un piacere né una soddisfazione più di tanto coinvolgenti, totalizzanti né pervasivi – in modo coatto e ossessivo una pratica, senza riuscire a trascenderla.

E’ come una sorta di ricerca a iosa, al pari del cammino esistenziale stesso, di qualcosa che non solo non “si fa”, ma anche che già alberga come Stato dentro di noi e che attende solo di essere ri-scoperto, e magari (ma non necessariamente) condiviso.

Tutto questo fare ossessivo, compulsivo e impetuoso confonde le acque, rimescola il fondo, oscura la superficie, annebbia e impedisce di cogliere quello che sarebbe già immediatamente evidente e visibile.

 

Il sesso come comunicazione profonda

Tutti abbiamo paura di mostrarci vulnerabili, specie di fronte all’altro, oltre che al cospetto di noi stessi, di essere feriti, di venire rifiutati, ma nel momento in cui coltiviamo la nostra fermezza, la nostra sicurezza, la nostra accoglienza, niente né alcuno ci può ferire. Non gliene diamo la possibilità.

Limitarsi al corpo significa restare alla superficie, assaporare solo le briciole della vita, mettersi dalla parte del lato più coperto, meno compromettente. Rifiutarsi di costruire un autentico, profondo scambio che coinvolge non solo i sensi, la superficie, la materia, ma anche gli aspetti emozionali, intellettuali, valoriali, e spirituali pone le nostre esistenze su un piano di scarso radicamento, fuga, ma soprattutto apre le porte ad una profonda lacerazione interiore. In questo scenario è chiaro che questa frammentazione si ripercuote inevitabilmente anche nella percezione e nel rapporto con l’altro.

 

Le chimica del sesso

L’attrazione chimica nel rapporto con il partner è importante, sedimenta il legame, ma è una delle tante componenti: se anche gli aspetti emotivi, spirituali, i valori di vita sono in armonia, anche la sintonia fisica ne viene incrementata.

Si tratta di un legame di circolarità che si autoalimenta: se si toglie un elemento, si impoverisce anche tutto il resto del circuito. In modo particolare, in tali circostanze viene meno l’elemento di profonda unità dell’essere che tutti accomuna e di cui si fa esperienza, prima di tutto a partire da sé, che si estende a tutto ciò che ci circonda e di cui ci si scopre parte integrante, ivi compreso il partner.

Il sesso senza amore è come un contenitore vuoto, possiede grandi potenzialità che non vengono sfruttate.

Il sesso senza amore, contrariamente a quello che si sarebbe portati a credere, è una condizione ontologicamente impossibile e inesistente. Può non essere percepita consapevolmente, ma non per questo se ne può negare l’esistenza. Così come la dimensione di infinito esiste nella misura in cui si può parlare di trascendenza dei confini, anche la condizione fisica rappresenta il contenitore, la base stessa per ogni esperienza spirituale, ivi compresa quella sessuale. Non sarebbe possibile l’una senza l’altra, e viceversa.

 

La spiritualità del sesso

La componente spirituale (così come quella emotiva) potrebbe non essere riconosciuta né sentita, ma non per questo si può affermare che non sia insita nella condivisione sessuale.

Una intesa sessuale rapida e impetuosa può dare adito ad una sintonia molto veloce, ma con la stessa rapidità si può dissolvere, perché le basi su cui si fonda sono estremamente labili, si estinguono in breve tempo, nel momento stesso in cui la chimica perde la sua forza e ci si rende conto di avere di fronte un perfetto estraneo con cui si ha ben poco da spartire.

E’ come un fiore che, privato di luce e di sole, che lo porterebbero verso l’alto, a crescere e schiudersi, resta fermo al germogliare delle radici nella terra e di qualche piccola fogliolina che emerge in superficie. La sua natura più intima, profonda, autentica, non sboccia e non si erge verso l’alto.

 

Per approfondire puoi leggere il libro: “Amore Zen”

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