Come capire che non stai vivendo la vita che vorresti

6 segni che indicano che dovresti cambiare la tua vita
di Anna Fata

 

vita che avresti sempre voluto

 

 

Fin da piccoli cominciamo ad immaginare la nostra vita futura, il lavoro, gli affetti, il luogo in cui vivremo. A volte sono sogni, pure fantasie, che poi prendono tutt’altra direzione in seguito, altre volte, invece, rappresentano quello che effettivamente sarà la nostra vita. O almeno quella che veramente ci sta a cuore.

Tutti siamo chiamati a realizzare noi stessi. Abraham Maslow la chiama autorealizzazione. Essa rappresenta la punta più alta della nota gerarchia dei bisogni che tracciò nel 1954.
Tutti abbiamo un potenziale, dei talenti che siamo chiamati a mettere a frutto. Sono ciò che quando li utilizziamo ci fanno sentire soddisfatti, appassionati, pienamente coinvolti in quel che stiamo facendo, che non ci fanno quasi avvertire la fatica, lo scorrere del tempo. In quei momenti è come se fossimo nati solo per compiere ciò a cui ci stiamo dedicando in quel momento.

Realizzare se stessi rappresenta una delle fonti fondamentali di felicità.
E tutti, indistintamente, cerchiamo, in ultima analisi, la felicità.

A volte, però, questo senso di realizzazione, passione, soddisfazione, felicità manca del tutto o in ampia parte.
La vita quotidiana ci pesa, il lavoro non ci soddisfa, gli affetti, le relazioni vengono portati avanti con fatica, pesantezza, abitudine. Niente sembra avere senso. Si avanza con il pilota automatico inserito. Si vive, si agisce per dovere, abitudine, senza riflettere, senza porsi domande, senza emozioni particolari.

 

E’ questa la vita che veramente vogliamo vivere?

Prima o poi questa domanda sorge, inevitabile, magari dopo giorni, mesi, anni di mancanza totale di senso.
Affonda dentro di noi come una lama affilata.
Fa male.
Però ci apre gli occhi.
E ci permette, volendo, di cominciare ad agire diversamente. Di iniziare a costruire la vita e il lavoro che abbiamo sempre desiderato.

 

Quali sono i segni che ci fanno capire che stiamo vivendo una vita insoddisfacente?

Esistono alcuni segnali che quasi inevitabilmente ci fanno capire che la vita che stiamo vivendo non ci soddisfa. Anche se possono esistere dei momenti esistenziali che possono risultare particolarmente faticosi, frustranti, dolori, vuoti, quando questa dimensione si approfondisce eccessivamente, va oltre il limite della nostra sopportazione, oppure quando si protrae oltremodo, forse è arrivato il momento di fare il punto della situazione e magari iniziare a cambiare qualcosa della propria vita.

 

  1. Si sopprimono le emozioni: per non avvertire le emozioni, spesso dolorose, pesanti, frustranti, si cerca di distrarsi. Magari si ricorre all’alcool, al gioco d’azzardo, ma anche semplicemente all’eccesso di lavoro, al sovrautilizzo del Web, dei Social network, del cibo, del sesso. Qualsiasi cosa o attività che distrae la mente può andare bene per non ascoltare le emozioni e i pensieri.
  2. Si invidia il successo altrui: quando ci si guarda attorno sembra che tutti siamo migliori di noi, che abbiamo più soldi, lavoro, felicità, affetti. Si finisce quasi inevitabilmente per invidiare più o meno apertamente gli altri. Anche perché ci si sente esclusi da una vita che anche noi vorremmo e che in qualche modo sentiamo di meritarci di diritto, ma per qualche oscura (o manifesta) ragione non riusciamo ad ottenere. Ci si rivolge ad altre forme di soddisfazione, ci si accontenta, ma si cova nel profondo insoddisfazione, astio, risentimento, rancore. Ci si sente impotenti, incapaci di ottenere quel che veramente si vorrebbe. Non ci si sente di fare mai abbastanza o non mai bene a sufficienza.
  3. Cercare continuamente l’approvazione altrui: in sé e per sé non c’è nulla di sbagliato nel gradire lodi, apprezzamenti, ma quando la cosa diventa costante e soprattutto essenziale nella propria esistenza e nel lavoro, può rappresentare un campanello d’allarme. E’ come se si cercassero fuori delle conferme a dubbi che, in realtà, sono ben più profondi in noi circa la nostra vita e il lavoro. E’ come se il timone della nostra esistenza fosse delegato a qualcosa o qualcuno fuori e non a se stessi. C’è la sensazione, a volte consapevole, a volte meno, che ci sia qualcosa che non va, che non sia giusto dentro di noi e nel nostro pensare, sentire, agire. In realtà, quando siamo veramente convinti, appassionati, realizzati, non abbiamo alcun dubbio sul nostro essere e soprattutto sul nostro fare in quel momento e non cerchiamo alcuna conferma fuori. Se arriva è un di più, ma non è in alcun modo essenziale per noi.
  4. Sentirsi vuoti: può capitare, talvolta, di sentirsi soli, smarriti, svuotati, ma se queste sensazioni risultano troppo ricorrenti, profonde o devastanti, può essere il segnale che qualcosa nella nostra vita non sta andando nel verso giusto. C’è la sensazione che manchi uno scopo, un senso, una direzione nel nostro vivere e lavorare. Quando ci si spende per ciò che ci realizza, soddisfa, appassiona, questo senso di vuoto difficilmente sorge.
  5. Sentirsi frustrati facilmente: a volte può capitare di sentirsi frustrati, specie quando si cerca di raggiungere obiettivi complessi, impegnativi, di lunga durata. Quando però questo vissuto accade molto di frequente, è debilitante, paralizzante, molto profondo e prolungato, può essere sintomo di una vita non del tutto realizzata. In genere la frustrazione può scaricarsi un atto aggressivo, verbale e/o fisico, di rabbia, di attacco, di sé o del prossimo. A volte la frustrazione, infatti, non si manifesta all’esterno, ma si rivolge contro se stessi, col rischio di sviluppare disturbi psicosomatici che danneggiano la salute.
  6. La vita manca di direzione: a volte momento di confusione, di smarrimento nella vita, nel lavoro, possono capitare. Quando questa sensazione però è molto ricorrente e profonda, può essere il sintomo di una insoddisfazione più ampia e radicata. Quando non si crede in quello che si sta facendo, quando non ce lo si sente proprio, quando non si sente che si sta percorrendo la propria strada, che si sta realizzando la propria missione, forse è arrivato il momento di cambiare rotta. In realtà il cambiamento da attuare prima di tutto è dentro, non fuori. Quest’ultimo avviene successivamente, di conseguenza. Solo individuando i propri talenti, le risorse, le potenzialità si può iniziare a mettere a frutto. Quando le si individua diventa quasi automatico sentire il bisogno di realizzarle.

 

Come costruire la vita che abbiamo sempre voluto?

Tutti abbiamo delle possibilità di modificare la nostra vita, il lavoro. Oppure, a volte, quando le circostanze non si possono più di tanto cambiare, può essere utile cambiare i pensieri, gli schemi mentali, il modo in cui interpretiamo le situazioni. Fuori oggettivamente la situazione può essere la medesima, ma dentro lo stato d’animo con cui la si vive può modificarsi. Questo ci aiuta ad essere più sereni. E la serenità ci rende più lucidi e capaci magari in seguito di cambiare le circostanze anche fuori.

Ecco alcune strategie specifiche per affrontare i segnali di mancata realizzazione sopra citati:

 

  1. Fermarsi e ascoltare: quando siamo in fuga da noi stessi non facciamo altro se non perpetrare il problema. Non è certo ignorandolo che si risolve. Anzi, a volte si fossilizza sempre di più e può diventare ancora più arduo affrontarlo. E’ necessario in questi casi ascoltare al di là della superficie. Alcune domande a quel punto possono aiutarci: Come mi sento? Cosa provo nel profondo? Quali sono i pensieri connessi a queste emozioni? Come sento il mio corpo? Da cosa sto scappando?
  2. Smettere di guardarsi attorno e iniziare a guardarsi dentro: invece di osservare le vite altrui, ammirarle o invidiarle, forse conviene iniziare a guardarsi dentro e chiedersi cosa si desidera ottenere e come attivarsi per raggiungerlo.
    Quali parti della mia vita mi risultano inaccettabili? Cosa posso fare per modificarle? A chi, eventualmente, posso chiedere aiuto?
  3. Invece di continuare a cerare approvazione, consigli, suggerimenti, soluzioni fuori, può essere utile porsi alcune domande: Quando mi sento veramente realizzato, coinvolto, appassionato, totalmente immerso? Che cosa mi piace veramente? A cosa mi dedico senza alcun ripensamento, dubbio, esitazione? In questa fase è importante focalizzarsi sulle emozioni, le sensazioni, i pensieri che emergono quando ci si sente totalmente immersi e senza distrazioni esterne.
  4. Quando ci si sente svuotati, scarichi, inariditi, possono essere utili alcune domande: Quando mi sento che quel che sto facendo ha senso? cosa sto facendo mentre sento che quel che faccio ha valore? Quando sento che quel che faccio fa la differenza? Come mi sento dentro in quei momenti? Cercare di essere il possibile precisi relativamente ai luoghi, modi, tempi, persone, attività e soprattutto in merito alle sensazioni interiori, emotive, mentali, corporei
  5. Quando i livelli di frustrazione sono molto alti, profondi, paralizzanti, alcune domande possono essere vantaggiose: Che cosa mi frustra maggiormente nella vita, nel lavoro? Che cosa proprio non sopporto? Quale è la cosa che maggiormente vorrei cambiare nella mia vita, nel mio lavoro? Se potessi cambiare quell’aspetto di vita o di lavoro, come mi sentirei? Queste domande possono aiutare a individuare chiaramente gli aspetti più insoddisfacenti della propria esistenza. Dopo avere individuati tali aspetti ci si può chiedere: Quali sono le mie priorità di vita e di lavoro? Quali sono i miei valori fondamentali per cui vale la pena vivere? Come posso concretizzarli nella vita e nel lavoro?
  6. Nei momenti in cui si avverte una totale mancanza di senso nel proprio fare, essere, agire, alcune domande possono essere d’aiuto: Cosa sto facendo quando avverto questa mancanza di senso? Che cosa mi depriva di energia? Che cosa faccio in automatico che, alla lunga, sento che manca di senso? Che cosa, invece, sento che ha un senso, un valore per me? Che cosa mi coinvolge, mi assorbe, mi appassiona mentre la sto compiendo? Dove mi trovo in quei momenti? Con chi? Come mi sento nel corpo, nella mente, nelle emozioni?

 

Tutti siamo in questo mondo per realizzare noi stessi. Tutti viviamo, lavoriamo, ci fidanziamo, ci sposiamo, mettiamo al mondo figli per lasciare una traccia del nostro passaggio su questa terra, per renderla un po’ migliore, per costruire qualcosa che duri nel tempo, per offrire un lascito alle future generazioni.
Ciascuno di noi possiede dei talenti differenti per poter compiere tutto questo. Sta a noi scoprire quali essi siano, magari con l’aiuto di un professionista, se necessario. Solo in questo modo potremmo dire un giorno di avere vissuto. E che questa vita è stata esattamente come l’abbiamo sempre desiderata.

 

E TU vuoi costruire la tua vita, il tuo lavoro, i tuoi affetti, esattamente come vorresti?
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