I segnali che predicono la fine di una relazione

Fine di una relazione

Come comprendere quando una relazione sta per concludersi
di Anna Fata

Esistono relazioni affettive che, pur tra alti e bassi, durano l’intera vita ed altre che sono destinate ad esaurirsi. Esistono dei segnali più o meno evidenti che indicano come la fine di una relazione, prima o poi, si verificherà. John e Julie Gottman hanno effettuato numerose ricerche in merito e sono giunti a individuare 4 indicatori pressoché inequivocabili che sono stati chiamati  “Quattro cavalieri dell’Apocalisse”, che inevitabilmente predicono una separazione.

 

I 4 Cavalieri dell’Apocalisse di una coppia

I 4 indicatori che quasi inevitabilmente predicono la fine di una relazione possono essere:

 

1. Attaccare la persona non il comportamento 

Dissapori, liti, conflitti possono accadere in qualsiasi coppia, ma quando ciò che viene messo in discussione e attaccata è la persona, non il suo comportamento, quando la persona viene trattata come se avesse in sé qualcosa di sbagliato, quando si utilizzano le generalizzazioni, il partner si sente attaccato e risponde inevitabilmente difendendosi. A quel punto il conflitto si innesca e diventa sempre più profondo e alla lunga anche insanabile. La corretta modalità per affrontare le divergenze sarebbe quella di limitarsi ad esprimere i fatti, secondo il proprio punto di vista, manifestare come ci si è sentiti interiormente e i propri bisogni.

2. Provare o esprimere disprezzo per il partner

Il disprezzo si manifesta in qualsiasi comportamento verbale o non verbale in cui ci si erge al di sopra del partner e si pone lui in cattiva luce. Ostilità, sarcasmo, smorfie di disgusto, mugugni, rotazione degli occhi, alzate di spalle, infiniti possono essere i gesti con cui si esprime disprezzo. E’ una forma di attacco al sé del partner con l’intenzione di insultarlo, sminuirlo, abusarlo psicologicamente. L’antidoto consiste nel costruire una cultura di rispetto, apprezzamento, tolleranza, gentilezza, comprensione, anche se si può essere in disaccordo con pensieri, scelti, comportamenti.

3. Essere sempre sulla difensiva, anche senza rendersene conto

Si tratta di un tentativo di difendersi costantemente da presunti attacchi, lamentandosi, agendo come vittime o piangendo. A volte questo comportamento si accompagna a scuse, tentativi di discolparsi, di sgravarsi delle proprie responsabilità, di mancata intenzionalità delle proprie azioni, a adesione al punto di vista dell’altro, ma con continue riserve, a non ascolto verso il partner. In questo caso la soluzione passa attraverso l’ascolto del punto di vista del partner, il tentativo di mettersi nei suoi panni, la consapevolezza e l’accettazione che nessuno è perfetto, di diventare consapevoli di ognuna delle proprie manifestazioni, comunicazioni e comportamenti, verbali e non, fare capire fino in fondo quel che si pensa, si prova, si sente.

4. Erigere muri, non ascoltare, andarsene

E’ una forma di ritiro dalla conversazione e dalla relazione stessa come espediente per evitare il conflitto. La persona che erige il muro può anche lasciare fisicamente la stanza. Le persone che si comportano così possono pensare che così facendo restano “neutrali”, ma il muro che costruiscono trasmette disapprovazione, distanza, gelo, separazione, disconnessione o compiacimento. Il muro può assumere diverse forme: silenzio assoluto, risposte a monosillabi, mugugni, gesti, cambi di argomento, distanza fisica. L’antidoto consiste nell’identificare fin dall’inizio i segni che il partner si sta iniziando a sentire a disagio emotivamente e decidere di comune accordo di prendersi un momento di pausa dalla conversazione, da riprendere successivamente, una volta ristabilita la calma.

In realtà, nella mia esperienza professionale, mi è capitato di osservare anche alcuni altri indizi che possono preannunciare una separazione, nel breve o lungo termine.

 

Altri indizi che preannunciano una possibile separazione 

  • l’assenza di ascolto attento, empatico, del punto di vista dell’altro, al pari del proprio
  • il pensiero egocentrico ed egoistico che pone al centro solo se stesso, con i propri diritti, necessità, bisogni, senza tenere conto dell’altro e della relazione
  • il ragionare in modo dicotomico, giusto/sbagliato, vero/falso, bianco/nero, pensando di essere sempre dalla parte della ragione, senza considerare che esistono infiniti punti vista e sfaccettature
  • la mancata consapevolezza dei propri pensieri, intenzioni, emozioni, reazioni, comportamenti , la proiezione, in molti casi, sull’altro di ciò che ci riguarda, come se si fosse allo specchio
  • aspettarsi che l’altro ci legga nel pensiero e che ci venga necessariamente incontro, così come la presunzione che si possa leggere a propria volta nella mente del partner
  • la menzogna deliberata, anche in forme subdole o inconsce, che portano ad assumere costantemente maschere, comportamenti secondo quelle che si pensano essere le aspettative altrui
  • la mancata disponibilità ad assumersi le proprie responsabilità, la propensione ad apprendere qualcosa dalla situazione che si sta vivendo, l’apertura alla possibilità di cambiare qualcosa dei propri comportamenti per dare una svolta alla relazione
  • l’assenza della possibilità di offrire le proprie scuse e compiere atti di riparazione, laddove possibile
  • la mancanza di possibilità di avvalersi dell’umorismo, specie su se stessi
  • l’incapacità di accettare l’altro (così come se stessi) per quello che è e per ciò che fa, di non giudicarlo, ma di comprenderlo, anche se non sempre lo si condivide
  • evitare di ferire l’altro nei punti più fragili, più o meno intenzionalmente, e di suscitare deliberatamente il conflitto.

 

Dal mio punto di vista credo che la coltivazione della propria consapevolezza possa essere la base fondamentale per poter costruire una relazione sana, costruttiva, di crescita persona insieme al partner. Ciascuno deve fare la propria parte e lavorare poi insieme alla costruzione di un progetto di vita comune e condiviso, con obiettivi ben chiari e strategie adatte, realistiche, concrete e coerenti per raggiungerli.

In itinere possono comunque crearsi difficoltà, sfide, lidi, ma affrontarle giorno per giorno si può crescere insieme e consolidare così il rapporto nel tempo. E laddove non lo si riesce a fare insieme, chiedere l’aiuto di un professionista può essere un segno di grande coraggio e maturità che alla lunga può portare i suoi frutti.

 

Per approfondire, leggi il libro: “Amore Zen

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