9 cose da non dire ad una persona con un disagio emotivo

Come stare accanto ad una persona che soffre emotivamente
Di Anna Fata

 

dolore emotivo sofferenza

 

Quando una persona ha una sofferenza emotiva il dispiacere che proviamo è tale che faremmo di tutto per aiutarla. Talvolta, però, le nostre buone intenzioni non conducono ad azioni che fanno realmente bene alle persone che le ricevono.

Non c’è nulla di più complesso di comprendere e stare accanto ad una persona con un disagio emotivo, di qualunque tipo si tratti o di qualsivoglia causa. Per certi versi è relativamente più facile stabilire i comportamenti che è meglio evitare che non quelli che si dovrebbero tenere.

Spesso quando si ha un disagio emotivo ci si trova in condizioni tali di fragilità e di suscettibilità al punto che ogni parola, gesto, rischiano di essere male interpretati. E quelle che potevano essere le buone intenzioni di chi ha parlato o agito non sono sufficienti per aiutare la persona a cui sono dirette.

 

Premesso questo, alcune cose che sarebbe meglio non dire né fare possono essere:

 

  1. “Distraiti, trovati qualcosa da fare!”: A volte i disagi emotivi possono rendere privi di motivazione, di energia, di scopo. Tale senso di svuotamento va rispettato, compreso e non giudicato
  2. “Ma sei sicuro che vuoi stare veramente meglio?”: Si tratta, probabilmente, della domanda più invadente e dolorosa per la persona che la riceve, perché sottende una scarsa volontà della persona, pigrizia e un tentativo deliberato, volontario, consapevole, di rimanere in una condizione di sofferenza
  3. “Cambia modo di pensare, cambia atteggiamento!”: Se un cambio di prospettiva, di punto di vista, di interpretazione delle cose può aiutare è altrettanto vero che non è semplice. Non lo è per le persone che stanno bene, diventa ancora più complesso per chi non sta bene
  4. “Fatti meno problemi, inizia a vivere!”: Uno degli errori più diffusi è esortare una persona sofferente a non focalizzarsi su di sé, sui suoi problemi, difficoltà, il passato, e di limitarsi a vivere alla giornata. Questo tipo di affermazione fa sentire la persona che la ascolta ancora più svalutata, sminuita, inetta, incapace, fallita, come se bastasse uno sforzo deliberato di volontà e di azione per farlo
  5. “Ma cosa ti manca? Hai tutto quel che ti serve per essere felice!”: Questa affermazione fa sentire la persona a disagio, in colpa, ingrata. Evidentemente se una persona soffre è perché quel che possiede non basta per farla stare bene. Forse è qualcosa d’altro ciò a cui aspira e che, per varie ragioni, non riesce a raggiungere
  6. “Devi reagire! A tutti capita qualche volta di sentirsi un po’ giù di morale”: Ogni persona ha il suo mondo emotivo e reagisce a suo modo nelle situazioni. Dall’esterno è difficile comprendere e non si può giudicare. Sentirsi demoralizzati qualche volta non equivale ad essere depressi, essere un po’ agitati non vuol dire essere nell’ansia o nel panico. Solo chi vive direttamente sulla sua pelle la situazione sa come si sente
  7. “Prega, coltiva la tua vita spirituale!”: La preghiera può aiutare in molti modi, offre un senso per l’esistenza, permette di partecipare ad una vita comunitaria, essere sostenuti, aiutati. Tutto questo, in generale, aiuta la salute psicofisica. La preghiera, però, non è la panacea di tutti i mali. A volte serve il sostegno di un professionista qualificato per la cura della salute fisica e o emotiva. Chi ascolta una affermazione di questo tipo si sente svalutato, sminuito nel profondo, non all’altezza
  8. “Tutti lavorano, perché tu non puoi lavorare?”: Questo tipo di domanda crea un paragone svilente tra la persona sofferente e tutte le altre, in generale, la fa sentire pigra, svogliata, fallita, carente di forza, volontà, impegno
  9. “Hai lo stesso problema, malanno, disagio, di ….”: Nessuna persona è uguale ad un’altra. Come tale una soluzione che può essere adatta per una persona può non esserla per un’altra. Inoltre, la medesima soluzione che poteva andare bene per una persona in una fase di vita può non essere più idonea in un’altra. Dall’esterno nessuno può giudicare, consigliare, solo chi si trova direttamente coinvolto può sapere cosa è meglio per lui. E se non riesce da solo a dirimere la situazione può ricorrere ad un professionista che può aiutarlo a trovare la soluzione dentro se stesso.

 

In conclusione: di fronte ad una persona cara che soffre è sempre molto difficile trovare i modi giusti per parlare o agire. Si rischia di essere fraintesi e di peggiorare la situazione.
Con tutta probabilità, quello che si può fare è soprattutto ascoltare, essere presenti, comprendere senza giudicare, anche se questo non significa necessariamente condividere, non dare consigli, specie se non richiesti. Solo la persona sofferente può sapere e sentire quando, eventualmente, chiedere attivamente aiuto e lasciare che qualcuno glielo offra. In caso contrario, si rischia, pur non volendo, di peggiorare la situazione.

 

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