3 Pratiche per aumentare la felicità nella vita e nel lavoro

I benefici degli stati d’animo positivi nella vita e nel lavoro
di Anna Fata

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Tutti nella vita vogliamo essere felici, nessuno escluso. E’ forse il desiderio recondito che accomuna l’umanità fin dall’infanzia. Crescendo ci rendiamo progressivamente conto che nel mondo esistono diverse situazioni, persone, pensieri, emozioni e non tutte sono felici e positive come vorremmo.

Si tratta di imparare ad accettare che la vita e il lavoro comportano alti e bassi, situazioni positive e negative, successi e insuccessi, vittorie e sconfitte, conquiste e perdite, e ogni altra forma di opposto. Alcuni di noi ci riescono, e altri no. Chi ci riesce diventa pian piano capace di apprezzare, vivere, rispettare, accettare i momenti, le emozioni, i pensieri cosiddetti “belli”, così come quelli “brutti”. Chi non riesce ad accettare e conciliare tali opposti finisce col cadere verso un estremo, tutto “positivo”, oppure tutto “negativo”, perdendo la possibilità di imparare da entrambe le situazioni.

Sonja Lyubomirsky dell’Università della California è una dei massimi esperti mondiali di felicità. Nei suoi 25 anni di ricerca è giunta alla conclusione che, volendo, si può essere più felici, indipendentemente dalle circostanze.

Anche se gli scettici hanno sostenuto che il livello di felicità sia geneticamente predeterminato e che non si può cambiare, uno studio longitudinale di 17 anni ha messo in luce che il 24% dei partecipanti ha subìto un cambio sostanziale del livello di felicità nel tempo. Secondo la Ricercatrice la biologia e le circostanze possono spiegare una parte della questione, ma esiste anche una quota che è determinata dai modi consapevoli e deliberati delle persone di scegliere cosa pensare e come comportarsi nell’arco delle loro giornate.

Si è visto che essere felici comporta diversi vantaggi. Una meta analisi su 225 studi ha messo in evidenza che la felicità è un precursore di diversi successi: un buon matrimonio, una carriera di successo al lavoro, produrre di più al lavoro, avere una vita più lunga, guadagnare più soldi, avere più amici. Da ciò si deduce, inoltre, che la felicità può non essere solo una conseguenza di questo successo nella vita, ma anche una causa.

La buona notizia consiste nel fatto che sono possibili interventi attivi, scientificamente validati dai decenni di ricerca nel campo della psicologia positiva, che possono accrescere i livelli di felicità. Scrivere una lettera di gratitudine, elencare le cose positive, praticare l’ottimismo, esercitare atti di gentilezza, utilizzare le proprie potenzialità in modi differenti, praticare la Meditazione, sono alcuni degli strumenti disponibili che hanno dimostrato la loro efficacia in tal senso. In aggiunta a ciò si è visto che coltivare buone relazioni umane è fondamentale per la propria felicità.

Affinché gli effetti del cambiamento del proprio livello di felicità siano duraturi, però, è necessario essere costanti, perseveranti, metodici nel seguire e applicare le strategie che la psicologia positiva, dopo decenni di ricerche, ha creato e che si sono dimostrate efficaci.

D’altro canto è anche importante sottolineare che, sebbene coltivare la felicità comporti numerosi benefici, avere un focus esclusivo e continuo su di essa può comportare dei limiti.
Alcuni studi, ad esempio, hanno riscontrato che focalizzarsi eccessivamente sulla propria felicità può renderci meno felici in quanto la realtà, spesso, non è all’altezza delle proprie aspettative. Esistono anche delle situazioni al lavoro in cui mostrarsi eccessivamente felici al lavoro può danneggiare le relazioni, perché la sovrabbondanza di ottimismo non sempre suscita un effetto gradevole. In ogni caso la felicità non può essere una forzatura, ci deve essere un fondo di spontaneità in essa.

Secondo Lyubomirsky l’obiettivo delle strategie di innalzamento dei livelli di felicità non dovrebbe essere quello di eliminare pensieri, emozioni, sentimenti negativi, ma di fungere come una sorta di “manutenzione emotiva quotidiana”.

 

Concretamente, quindi, quali sono i 3 principi di base per aumentare la propria felicità?

 

  1. Trovare l’attività che fa per noi: le tecniche e le strategie che la psicologia positiva propone per aumentare i propri livelli di felicità e che si sono dimostrati efficaci sono numerosi, ma non tutti sono necessariamente adatti a tutte le persone. Ad esempio si è visto che le persone molto estroverse possono beneficiare maggiormente dalle attività positive che le incoraggiano ad interagire con altre persone, o che le persone religiose possono trarre vantaggio dalle attività a sfondo spirituale. Provare diverse attività ci consente di trovare quelle che ci creano gioia, divertimento, coinvolgimento, interesse, che hanno un valore per noi, in cui ci identifichiamo, che hanno un senso e che possono fare parte del nostro stile di vita
  2. Non aspettare di essere felici: spesso si crede che la propria felicità arriverà in concomitanza con determinati eventi, situazioni, luoghi, attività, circostanze. In realtà, si è visto che le circostanze di vita possono essere responsabili solo di una piccola parte della nostra felicità. L’entità dei cambiamenti esterni, grandi o piccoli che siano, possono fare stare meglio in breve tempo, ma hanno un impatto minimo sul benessere e la felicità a lungo termine. Per tale motivo la psicologia positiva suggerisce che anziché cambiare le circostanze sarebbe più opportuno cercare di modificare le proprie emozioni, pensieri, sentimenti e azioni al fine di soddisfare i propri bisogni di base di competenza, autonomia, connessione. Ad esempio, si è riscontrato che osservare sul posto di lavoro ciò per cui si può essere grati, poco o tanto che sia, pare che possa aiutare ad essere più coinvolti, connessi con gli altri, energici
  3. Essere consapevoli dell’adattamento edonico: quando si ottiene una promozione al lavoro, quando ci si sposa, si cambia casa, o persino quando si vince una grossa somma alla lotteria può esserci una grande felicità iniziale, ma le ricerche hanno rilevato che essa difficilmente dura nel tempo. Questo fenomeno si chiama “adattamento edonico” e si verifica soprattutto in concomitanza con eventi felici che diventano rapidamente la normalità quotidiana in quanto le aspettative crescono a dismisura e si finisce col desiderare sempre di più. Anche se il grado di adattamento alla felicità è diverso da persona a persona e a seconda delle situazioni, sembra che non ci sia dubbio sul fatto che il nostro cervello trae beneficio dalle novità tale per cui la felicità e il benessere non dovrebbero essere la destinazione, ma il viaggio. Sembra che sia possibile allenare il cervello a superare, rallentare o al limite fermare il processo dell’adattamento edonico praticando costantemente la gratitudine, introducendo sempre un pizzico di novità nelle proprie pratiche di benessere, dedicandosi alle pratiche della felicità con dedizione e impegno ed evitando il confronto sociale che spinge a desiderare sempre di più.

 

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