Come superare le contraddizioni nelle relazioni di coppia

Imparare ad accettare se stessi e l’altro nella totalità
di Anna Fata

 

contraddizioni coppia

 

In tutte le relazioni esistono delle contraddizioni. Gli esseri umani, di fondo, sono contraddittori. Spesso tra quel che diciamo, pensiamo, proviamo, facciamo ci sono delle più o meno ampie discrepanze. In sé la presenza delle contraddizioni non è negativo. Lo diventa nel momento in cui ci ostiniamo a pensare che non debbano esistere.

Spesso alla base del rifiuto delle contraddizioni c’è il pensiero dicotomico che ci porta a dividere il mondo, le azioni, i pensieri sulla base di forti dicotomie: giusto/ingiusto, corretto/sbagliato, buono/cattivo, ecc. Questo risponde all’esigenza di avere a che fare con un mondo prevedibile, noto, familiare, ordinato in cui la mente sappia già come comportarsi.

La mente si trova a disagio di fronte alle contraddizioni e alle ambiguità. Più o meno consapevolmente ci si aggrappa a ciò che è noto, prevedibile, per evitare l’ignoto. Amore e odio coesistono dentro di noi, in rapporto a noi stessi, al partner, alla relazione stessa e a molte altre situazioni che ci troviamo a vivere.

Nel ricorrere al pensiero dicotomico per sradicare questa contraddizione interiore in merito ai vissuti connessi alla nostra relazione affettiva finiamo col manipolare tutto quello che vediamo, sentiamo, viviamo, facciamo in senso completamente positivo oppure negativo.

Se adottiamo il punto di vista completamente positivo finiamo col non vedere, disconnetterci o negare tutte le emozioni e i pensieri negativi in modo da rimanere all’interno di una relazione libera dal dolore e della sofferenza. La stessa autocritica interiore può servire come mezzo per negare le emozioni negative. Accusando se stessi di essere ingrati, troppo esigenti, incontentabili, dando la colpa a se stessi per il disagio che si sta vivendo è un modo per allontanare il proprio dolore e l’ansia che tali contraddizioni interiori fanno sorgere.

Se, al contrario, adottiamo la prospettiva negativa finiamo col rigettare le parti della relazione che suscitano gioia. Se ci focalizziamo solo sui limiti, i difetti del partner e della relazione ci priviamo della possibilità di apprezzare i motivi per cui ci troviamo nella relazione stessa.

Negare aspetti positivi o negativi di una relazione impedisce di vivere la sua totalità, non permette di comprendere bene cosa vale la pena coltivare, assecondare e cosa invece, forse, sarebbe opportuno cambiare. Negare parti della relazione crea insoddisfazione, che alla lunga dà adito a risentimento, rancore, rabbia che distruggeranno la relazione stessa.

Gli elementi negativi offrono l’opportunità di migliorare la relazione. Gli aspetti positivi ci ostacolano nel prendere atto quali sono i veri motivi che ci fanno restare nella relazione.

Nel momento in cui prendiamo atto con onestà quello che di buono stiamo ricevendo nella relazione e quali sono i suoi limiti ci rendiamo liberi di scegliere se continuare a coltivare la relazione o interromperla.

 

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2 Semplici modi per aumentare la felicità al lavoro

Come rendere il lavoro più soddisfacente e produttivo
Di Anna Fata

 

felicità al lavoro

 

Un ventennio di ricerche scientifiche nell’ambito della Psicologia Positiva ha messo in luce che la felicità al lavoro è il carburante fondamentale per incrementare la produttività, che può crescere fino al 12%. Questo accade perché le persone felici:

  • Lavorano meglio con le altre, sono collaborative, serene, armoniche con gli altri
  • Si adoperano per risolvere i problemi, anziché per crearli o lamentarsene
  • Hanno più energia psicofisica
  • Sono più creative, ottimiste, motivate
  • Godono di salute migliore, si ammalano meno (fino a 1,25 giorni di assenza dal lavoro in meno al mese) e anche quando accade guariscono più rapidamente
  • Sono più concentrate, attente, apprendono più rapidamente
  • Compiono decisioni più accurate, equilibrate, vantaggiose, efficaci.

La creatività in modo particolare pare essere rilevante al lavoro. Teresa Amabile, docente della Harvard Business School ha scoperto che la creatività è vitale per il successo professionale, ma essa non può fiorire in un ambiente improntato alla negatività. I piccoli eventi della vita quotidiana, le abitudini, gli schemi, i contrattempi, lo stress, influiscono direttamente sui pensieri, le emozioni, i comportamenti, sia nella vita privata, sia in quella professionale.

Per poter coinvolgere attivamente i propri dipendenti, fare crescere la qualità e la quantità della produzione professionale è fondamentale fare leva sui cuori e sulle menti delle persone e rendere la felicità la priorità numero, anche se potrebbe sembrare all’apparenza controintuitivo in un ambiente professionale. Le persone dovrebbero essere felici di andare al lavoro, dovrebbero sentire che esso rappresenta il luogo in cui si possono mettere a frutto i propri talenti, si possono intrecciare buone relazioni, ci si può rendere utili agli altri, si può contribuire ad un progetto più grande e valido per l’intera società.

Richard Branson, fondatore di Virgin, ad esempio, rappresenta con la sua azienda una delle incarnazioni di questo modello imprenditoriale. Flessibilità, bilanciamento vita privata e professionale, scambio, collaborazione, fiducia, rispetto, Meditazione sono alcuni degli strumenti di cui si avvale per il benessere dei suoi dipendenti.

D’altra parte, recenti ricerche condotte da Andrew Oswald presso l’Università di Warwick hanno messo in luce che, dopo aver confermato lo stretto legame tra felicità, benessere dei dipendenti, motivazione e loro produttività professionale, sono sufficienti semplici espedienti per aumentare il livello di felicità delle persone:

  1. Vedere un video positivo
  2. Offrire frutta fresca, verdura, cioccolato, bevande gratuitamente

sono strategie che possono incrementare il tono dell’umore e la produttività, almeno nel breve periodo. Tali modalità si possono aggiungere ai numerosi esercizi strutturati e validati empiricamente che la Psicologia Positiva negli anni ha messo a punto per innalzare il livello di felicità nel medio e lungo termine.

Quando si parla di felicità, è bene tornare a sottolinearlo, non si tratta di reprimere emozioni e pensieri negativi, ignorare problemi, ostacoli, difficoltà, ma semplicemente di affrontarli da un punto di vista differente.

Il successo non arriva prima della felicità: è la felicità che giunge prima del successo.

Aiutare i propri dipendenti a coltivare quotidianamente la propria felicità aumenta la felicità aziendale, la sua produttività, i margini di profitto.
Per fare questo è necessario creare le condizioni affinché i lavoratori possano coltivare il loro benessere, si sentano sostenuti, apprezzati, incoraggiati, ascoltati e stimolati ad utilizzare le loro potenzialità, possano coltivare le relazioni interpersonali, anche in modo informale, siano lasciati liberi di raggiungere gli obiettivi nei modi in cui ritengono più consoni a sé, siano responsabilizzati, coinvolti nel processo produttivo, al fine di trovare un senso nel loro lavoro e, più ampiamente, nella loro esistenza.

 

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