Siamo tutti narcisisti?

Intervista a Nicola Ghezzani sul narcisismo
Di Anna Fata

 

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Siamo tutti narcisisti?
E’ questa la domanda di fondo che, osservando a distanza la nostra società attuale, ci è sorta.
Il Web, i Social Network sembrano per certi versi portare alla luce questa corrente e darle sempre più voce, contribuendo ad alimentarla ulteriormente. Vi è la sensazione che siamo capaci solo di vedere noi stessi, di parlarci addosso e di essere sempre meno attenti, disponibili, aperti, consapevoli di ciò che ci sta intorno, specie se non corrisponde alle nostre aspettative.

Come si stanno evolvendo i nostri rapporti interpersonali e ancor più quelli affettivi?
Sembra che le coppie siano sempre più in crisi e con esse le famiglie tradizionali. Quali possono essere le cause di queste difficoltà affettive e relazionali? Se e in che modo possono essere risolte?

Di questo e molto altro abbiamo parlato con Nicola Ghezzani, psicologo, psicoterapeuta, scrittore, autore di numerosissimi libri tra i quali il più recente è “L’ombra di Narciso” edito da FrancoAngeli.

 

D: Cos’è il narcisismo?

R: Per rispondere vorrei tornare un attimo al mito che ha dato origine al termine “narcisismo”: il mito di Narciso. Nella forma letteraria restituitaci da Ovidio, nelle Metamorfosi, Narciso è un ragazzo, un guerriero, che ha deciso di sottrarsi agli obblighi della vita sociale della polis (la città-Stato) ritirandosi nella boscaglia. Ha fatto banda con altri giovani come lui e vive di caccia e di espedienti. In sostanza è sia un ribelle che un disertore. Il suo carattere è duro e selvatico, perché inteso ad abbandonare la vita civile e ad opporsi alla morale comune, pertanto si rifiuta anche all’amore, che è una delle forme della vita civile e della morale comune. Secondo i Greci – che hanno fondato la nostra civiltà – ogni essere umano normale deve accettare la possibilità di innamorarsi ed amare. Lui lo rifiuta, quindi quando l’amore gli si presenta sotto le spoglie di Eco, una ragazza capace di provare sentimenti, ma incapace di parlare, lui la ripudierà e resterà sempre più chiuso e isolato. Narciso allora morirà di inedia ai bordi di uno stagno, innamorato dell’unico sembiante che l’abbia appassionato: il riflesso della propria immagine. La tesi centrale del mio libro, “L’ombra di Narciso” (FrancoAngeli, 2017), è opposta a quella di Freud. Freud afferma a più riprese che il narcisismo è il dato primario della psiche umana, perché ogni essere umano, per natura, nasce con la pulsione a isolarsi dagli altri: odia e respinge il doloroso contatto con la realtà. La mia tesi è contraria: la base primaria dello sviluppo individuale è l’individuazione del Sè, la quale include per intrinseca necessità il legame sociale e d’amore; dell’individuazione, il narcisismo è solo una deviazione: quella che nasce dal rifiuto per rabbia o odio del legame affettivo e sociale. Questa deviazione nasce, a partire dall’infanzia, dalla cattiva gestione del naturale bisogno di legame affettivo. In sostanza, sono i traumi che subiamo nel corso della vita che, se non elaborati, ci costringono a difenderci dagli altri e a rifiutarli, a cominciare da ogni forma di amore.

 

D: Come si riconosce una persona con forti tratti di personalità narcisista?

R: Ci sono molti tipi di narcisismo, che ho appena cominciato a classificare. In alcuni casi domina un elemento di mitomania: la persona appare esaltata, parla sempre di sé, spesso adopera argomenti oscuri e suggestivi, non è chiaro cosa voglia dire, non meno spesso si mostra come vittima sofferente di persone malevole (per esempio genitori crudeli o una ex amante che lo avrebbe maltrattato…), si fa compatire ecc. Altre volte nel narcisismo domina un elemento autarchico e sfuggente: per questo tipo di narcisismo ho coniato la categoria nosografica della “Anoressia sentimentale” (cui ho dedicato il libro “La paura di amare” FrancoAngeli, 2013). In questo caso il narcisista si dà e si nega, seduce e frustra in continuazione. In altri casi ancora il narcisista presenta un elemento prepotente e prevaricante, è aggressivo o crudelmente sadico e induce nel partner una bassa autostima: allora può dominare e controllare come gli pare. Altre volte, quando ottiene ribellione, si adira, terrorizza, diventa violento, fino a raggiunger livelli di scissione psicopatologica grave, borderline… Spesso è animato da una compulsione sessuale irrefrenabile, per cui ha un harem di donne (o di uomini), è un utente assiduo di chat erotiche, oppure frequenta prostitute, ha amanti; quindi, il suo sfortunato partner non può mai essere sicuro della sua onestà e della sua fedeltà. Il punto centrale è che in tutti questi casi, il narcisista non sa e non vuole amare, anzi in fondo teme e ostenta disprezzo nei confronti di chi manifesta il bisogno d’essere amato. Poiché seduce e tormenta, esalta e degrada, blandisce e violenta, il narcisista lascia sempre nel suo partner sensazioni di frustrazione, di rabbia, di insicurezza, di vuoto, di depressione, di disperazione.

 

D: Che differenza c’è tra narcisismo e il Disturbo Narcisistico di Personalità come vera e propria patologia indicata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV?

R: Spesso usiamo il termine narcisista in modo colloquiale e leggero. Confondiamo il narcisista con il vanitoso, l’egoista, l’egocentrico. Queste sono categorie morali e possono definire caratteri sostanzialmente sani. Invece, il Disturbo Narcisistico di Personalità identifica una persona che se non ottiene soddisfazione per il proprio narcisismo può crollare: talvolta nella depressione, talaltra nell’aggressività paranoica, altre ancora nella sfrenata violenza borderline. E’ un vero e proprio disturbo mentale e va preso molto sul serio.

 

D: Se e quando ritiene che sia necessario un trattamento terapeutico in caso di narcisismo patologico?

R: Il trattamento è necessario sempre. Purtroppo, il più delle volte non è richiesto. Il narcisista crea gravi danni nella rete affettiva e sociale nella quale vive. I più consapevoli soffrono molto: soprattutto quelli che hanno crolli ansiosi e depressivi e si sentono aridi e condannati a non amare e a non essere amati. La loro angoscia più grande è di essere abbandonati da tutti e di restare soli per tutta la vita. Sono i migliori. Ne ho curati molti di questo tipo. La prognosi è favorevole. Gli altri li ho conosciuti perché costretti a vedermi dalle loro mogli o mariti: sono i più duri e resistenti. Spesso si tratta di caratteri sadici, con una capacità sottile di destabilizzare e far sentire inutili o stupide le persone che trattano con loro; altre volte hanno strutture di personalità borderline, per cui in loro la violenza è sempre in atto e la si nota nel loro modo di parlare: irruente, acceso, aggressivo, estenuante; nella loro gestualità: inquieta, agitata, sempre sul punto dell’aggressione fisica; nel senso di timore e di instabilità che ingenerano nell’interlocutore. In questi casi, se non si fa presa sulle loro angosce e su eventuali, ma rari, sensi di colpa, l’intervento risulta inutile. Si tratta di personalità nelle quali il disturbo è “egosintonico”, quindi più vicine alla perversione morale che alla nevrosi. “Si piacciono” così come sono. In questo secondo tipo di narcisista diventa particolarmente evidente un difetto che è intrinseco al disturbo, ma che negli altri è più mimetizzato una scarsissima attitudine all’introspezione.

 

D: Oggi si tende a parlare molto di narcisismo della persona e spesso anche dell’intera società e si individua nel Web e nel Social Network una delle cause e/o conseguenze di questa tendenza. Lei cosa ne pensa al proposito?

R: Il narcisismo va sempre collegato a una qualche forma di impotenza fattuale. L’immensa proliferazione dei contatti via Web e sui Social dipende da due fattori intrecciati: il primo è la ricerca di possibilità che vanno oltre la propria esistenza fisica immediata: internet allarga il mondo e lo rende almeno in parte disponibile. Il secondo fattore è l’impotenza degli individui nelle grandi società di massa. La stessa espressione “società di massa” vuol dire che si sono perse le reti conviviali tradizionali (amicali, familiari, cittadine, nazionali…) e quindi si vive come individui isolati, privi di potere sulla realtà: pochissimi amici, contatti superficiali, famiglie disgregate, scarsi eventi culturali, città prive di punti di incontro, progressiva erosione del senso di unità nazionale e culturale. E’ il mondo voluto dagli attori del liberismo globale, che hanno favorito la finanza, le grandi aziende, lo spostamento rapido delle unità lavorative, le migrazioni di massa, l’identificazione con un ruolo piuttosto che con la propria storia… La gente non ha più il sentimento di essere qualcosa di riconoscibile, di valere qualcosa nei rapporti umani e nella realtà sociale. Quindi ha bisogno di “darsi un tono”. I Social danno questa opportunità. Un grande artista cinico del secolo scorso, Andy Warhol, disse una volta: «Quindici minuti di celebrità non si negano a nessuno». Aveva indovinato una tendenza epocale.

 

D: Oggi il concetto di anoressia è entrato nel linguaggio comune e viene associato prevalentemente all’alimentazione. Lei ha coniato, invece, un’espressione del tutto nuova, l’anoressia sentimentale, cos’è, come si manifesta, ed, eventualmente come si cura?

R: Come dicevo poc’anzi, l’“Anoressia sentimentale” (di cui parlo da due decenni ma cui ho dedicato il libro monografico “La paura di amare” solo nel 2013) è la sindrome del minimalismo affettivo ed esistenziale. Ho ripreso il termine dal greco: l’alfa privativo accanto al verbo “orao” significa “avere poco desiderio”. L’anoressico vuol vivere di poco, e solo per se stesso. Anche in questo caso l’individuo è da classificare come narcisista nella misura in cui vive solo per difendere il proprio piccolo interesse privato, e poiché l’amore, ma anche l’amicizia e le vocazioni ideali, implicano una grande apertura all’altro, egli li rifiuta. Quindi o si isola del tutto, divenendo un asceta; oppure, se entra nella relazione, lo fa in modo ambivalente e discontinuo: si dà e si nega, seduce e frustra in continuazione, divenendo così un isterico enigmatico e freddo.

 

D: Spesso si tende a parlare del narcisista, ma molto meno del partner della persona con forti tratti narcisistici. Cosa ci può dire in merito alle sue caratteristiche di personalità e alle dinamiche che la inducono a essere attratta da individui con tali inclinazioni?

R: La persona attratta da un narcisista è affetta più o meno palesemente da masochismo morale e affettivo. Ciò vuol dire che non essendo mai stata amata in un regime di autentica reciprocità, nemmeno dai genitori, ha acquisti degli schemi emotivi emotivi e comportamentali che da un lato le impediscono di prendere consapevolezza dei propri bisogni, dall’altro – e in modo del tutto simmetrico – la spingono ad essere sottomessa, remissiva, umiliata e limitata nel suo diritto di gioire della vita e ad accrescere il proprio Sè. Talvolta, non tanto raramente, è affetta anche da masochismo sessuale. Il masochismo sessuale in lei si manifesta o nell’esigenza di essere dominata fisicamente o in quella analoga, ma meno esplicitamente patologica, di essere assorbita entro un legame sessuale vissuto come totalizzante e perfetto. La sensazione dell’amore erotico perfetto può essere confusa con l’amore, ma quando è «l’unica cosa che funziona» in una coppia – come mi dicono molte coppie in terapia – vuol dire che c’è una collusione sul tema della sottomissione: è in atto una idealizzazione della potenza erotica della coppia a sfavore dei bisogni personali di ciascuno.

 

D: Nel suo ultimo libro “L’ombra di Narciso” quali risposte un lettore può trovare sul tema del narcisismo e delle relazioni affettive disfunzionali?

R: Nel mio libro è possibile trovare tutte le risposte che ho dato sin qui e molte altre ancora. Soprattutto ho operato un capovolgimento della teoria freudiana del narcisismo e ho mostrato come ai suoi livelli meno patologici, ma molto diffusi nella popolazione, il narcisismo sia una patologia sostanzialmente guaribile.

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