Tu che relazione hai con il tuo smartphone?

Lo smartphone è come un partner con cui abbiamo una relazione affettiva
Di Anna Fata

 

relazione tuo smartphone

 

Lo abbiamo con noi tutto il giorno, e talvolta anche la notte, lo guardiamo più e più volte, lo usiamo per un’infinità di scopi differenti, ne siamo incuriositi, affascinati, irritati, ammaliati, irretiti, lo amiamo, lo odiamo, lo mostriamo come icona di status symbol,ne abbiamo uno ed anche più, ne siamo dipendenti, stiamo parlando dello smartphone.

Oggi sembra che possiamo fare a meno di tante cose, ma non dello smartphone. Se lo dimentichiamo, lo perdiamo, siamo a nostra volta smarriti, inquieti, preoccupati, come se una più o meno ampia parte della nostra vita fosse andata persa con esso.

Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Computers in Human Behavior ha messo in luce che l’andamento delle proprie relazioni affettive è strettamente legato a quello che abbiamo con il nostro smartphone. Se i partner hanno un ritmo di scrittura simmetrico e a intervalli simili la relazione ne può trarre molto beneficio.

I testi scritti sono diventati oggi un modo molto comune di restare in contatto. Si calcola che tra WhatsApp e sms ci scambiamo circa 77 bilioni di messaggi al giorno in tutto il mondo. La forma scritta dei messaggi è al tempo stesso intima e distante: al pari di una telefonata impone di stare a stretto contatto con l’apparecchio, ma è anche asincrona, come una e-mail, in cui si può rispondere secondo i propri tempi. Inoltre manca di parecchi indizi comunicativi, soprattutto legati alle espressioni facciali, al linguaggio corporeo, al tono di voce, anche se con le emoticon la velocità di risposta, la sua accuratezza, si possono dedurre alcuni elementi interpretativi aggiuntivi. Le relazioni basate sui testi scritti, quindi, possono essere convenienti, ma difficili da comprendere, soprattutto quando due partner hanno appena iniziato una relazione.

Quando due persone iniziano a conoscersi ci si analizza a vicenda e anche i piccoli indizi vengono presi in debita considerazione. Pertanto anche il modo e i tempi di scrittura vengono valutati attentamente. Katherine Hertlein, psicologa dell’Università del Nevada, ha studiato a lungo l’impatto che le comunicazioni scritte hanno sull’andamento delle relazioni di coppia. Ciascuno tende ad osservare l’altro, se scrive, quanto, quando, se risponde, in che modi e tempi. Se all’inizio si adotta una strategia e questa cambia nel tempo è probabile che venga interpretata come una mancanza di interesse. D’altra parte anche se c’è un’accelerazione ci si chiede il perché. Pertanto, la psicologa suggerisce che la cadenza e le modalità con cui si scrive all’inizio dovrebbero essere quelle in cui ci si sente a proprio agio in modo da poterle mantenere nel tempo.

La tecnologia oggi ci permette di fare percepire la propria vicinanza, la presenza, l’intimità in modo pressoché immediato. Se il partner non risponde velocemente ai nostri messaggi tende ad essere interpretato come mancanza di presenza e vicinanza. Molte coppie fanno risalire i propri problemi affettivi proprio a questo comportamento. Esiste un contratto segreto, per lo più implicito, in ogni coppia e questo atteggiamento rappresenta una violazione palese.

Si ipotizza che noi trattiamo i nostri testi, gli smartphone con cui li scriviamo esattamente nel modo in cui noi ci comportiamo all’interno delle relazioni. Leora Trub del Digital Media and Psychology Lab presso Pace University ha applicato la teoria dell’attaccamento in senso ampio alle relazioni. Noi acquisiamo un modello di attaccamento a partire dal primo caregiver da piccoli, in genere nostra madre, e poi trasferiamo tale schema affettivo alle successive relazioni. Se nostra madre era distante, distaccata, si tende a sviluppare da adulti un attaccamento evitante, se si è sentito fortemente il bisogno di contatto, si può essere sviluppato un attaccamento ansioso. Questi stili di attaccamento si ipotizza che si possono ritrovare anche nel rapporto con il nostro smartphone.

In una ricerca condotta presso il Pew Research Center il 70% delle persone ha dichiarato che lo smartphone le fa sentire libere, mentre il 30% le fa sentire al guinzaglio. Inoltre, le persone considerano lo smartphone sia un rifugio, si sentono al sicuro con esso e smarriti senza, sia un peso, un obbligo di comunicare che devono portare con sé ovunque vanno. Le persone con attaccamento ansioso si sentono nude senza il loro telefono e avvertono il bisogno di averlo sempre con sé per sentirsi sicure, mentre coloro che hanno uno stile evitante si sentono appesantite da esso, lo avvertono come intrusivo, una fonte di distrazione dai piaceri contingenti di cui liberarsi al più presto.

Questo stile di attaccamento si evidenzia sia nel rapporto con lo smartphone sia con le persone che ci stanno dietro. Per questo motivo diventa importante che gli stili comunicativi dei partner siano in sintonia. Una persona con attaccamento evitante si sente a disagio se viene invaso da una grande quantità di messaggi, mentre coloro che sono più ansiosi e alla ricerca di vicinanza diventano nervosi e preoccupati se non ricevono continue e rapide risposte.

Affinché la comunicazione scritta diventi un modo per avvicinare la coppia, consolidi la sua unione è importante parlarsi e confrontarsi circa le proprie modalità e preferenze. A volte una comunicazione asincrona può essere più utile in alcune circostanze, ad esempio quando serve del tempo per riflettere, stimolare la creatività, ma inadatta in altre che richiedono una risposta tempestiva, oppure delicata, in modo da evitare fraintendimenti causati da un linguaggio testuale non del tutto esplicativo.

Sapere utilizzare uno smartphone sul piano tecnologico non sempre né necessariamente vuol dire saperlo utilizzare anche su un piano umano. Per comunicare al meglio occorrono sviluppare le proprie doti personali e relazionali, anche ai tempi degli smartphone e delle nuove tecnologie.

 

 

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