I 10 segreti personali che nessuno di noi vuole rivelare

Il peso dei segreti che tutti noi portiamo in noi stessi
Di Anna Fata

 

segreto

 

Un segreto è tutto ciò che è nascosto, che viene custodito senza essere rivelato. Sul piano etimologico significa separare e indica ciò che siamo disposti a condividere da ciò che desideriamo custodire per noi stessi, per paura o pudore.

Anche se il Web, i blog, i Social network stanno invadendo sempre di più le aree di segretezza della vita di ciascuno di noi, esiste ancora una zona intima che difficilmente viene resa pubblica, seppure con le debite differenze da persona a persona.

Michael Slepian, docente di psicologia presso la Columbia Business School, è uno dei massimi studiosi di segreti a livello mondiale. Nel 2012 egli ha per primo rivelato scientificamente che tutti noi abbiamo dei segreti, per l’esattezza ne ha identificate 34 categorie e 38 tipologie, tra cui: relazioni extraconiugali, orientamento sessuale, gravidanza, proposte di matrimonio, dipendenza, situazione professionale, ideologie, autolesionismo, salute mentale, traumi, hobby, aspetti finanziari, insoddisfazione affettiva, sociale o fisica, infedeltà emotiva, aborto, odio per gli amici, furti, e molti altri.

Ad oggi, secondo una recente ricerca pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology i segreti più temuti risultano essere:

 

1) Desiderio di tradire il partner
2) Comportamenti sessuali
3) Aver mentito a qualcuno
4) Desideri romantici verso qualcuno
5) Aver violato la fiducia di qualcuno
6) Aver rubato
7) Infedeltà emotiva (quindi flirt, ecc. ma senza atto sessuale)
8) Ambizioni personali
9) Segreti di famiglia
10) Situazione finanziaria

 

Slepian ha scoperto che l’espressione il “peso di un segreto” ha una reale conferma sul piano scientifico, non è solo un modo di dire. Egli ha rilevato che le persone che rievocano, sono preoccupate o sopprimono un importante segreto percepiscono in modo aumentato le distanze, credono che ci vogliano più passi per raggiungere la cima di una collina, indicano che per realizzare un compito fisico serva più energia, sono meno inclini ad aiutare gli altri in un’attività fisica. Quanto più il segreto è psicologicamente pesante, tanto più queste percezioni sul piano fisico si accentuano. Esattamente come un peso fisico, quindi, i segreti ci appesantiscono non solo emotivamente, ma anche fisicamente.

Le sue ricerche sui segreti hanno riguardato decine di migliaia di persone e di segreti sui temi più svariati. Quando la mente delle persone vaga intorno ai propri segreti i livelli di benessere misurabile calano vertiginosamente.

Il disagio psicofisico si manifesta sia quando ci si trova davanti ad altre persone, sia quando ci si rimugina da soli. Sforzarsi di non pensarci non è una buona strategia, perché al contrario rafforza la loro rievocazione. Secondo Daniel Wegner e Ralph Erber per il cervello i segreti sono realtà incompiute, irrisolte la cui soluzione può giungere solo quando vengono scoperti o confessati . Per questo motivo il cervello attribuisce istintivamente ad essi rilevanza e priorità nella nostra mente, da qui il ricordo incessante.

Inoltre, mantenere un segreto pare che danneggi l’autostima, ci fa sentire inautentici, perché ci obbliga a mentire, o a non rivelare qualcosa che sappiamo e che per noi è importante. In aggiunta, tenere un segreto risulta stressante, favorisce l’insonnia, in quanto aumenta i livelli del cortisolo.

 

Come fare per imparare a vivere serenamente, nonostante i nostri segreti?

Anche se la società odierna pare che abbia abbattuto diversi tabù e stigma relativamente a pensieri, sentimenti, pratiche, comportamenti le persone continuano a mantenere diversi segreti in merito alla loro vita e al loro lavoro. Sembra che sussista un senso di immoralità in alcune aree dell’esistenza che nessuna forma di apertura mentale o attivismo sono in grado di scalfire definitivamente.

In questa aurea di intrinseca segretezza di vita sembra che avere un confessore, religioso o laico, a cui poter confidare le proprie aree più recondite, con piena accettazione, scevra da giudizi e pregiudizi, possa fare molto bene alla nostra salute psicofisica. In alternativa, gli psicologi Robert Rodriguez e Anita Kelly hanno scoperto che anche mettere per iscritto i propri segreti, immaginando di confidarli ad un interlocutore immaginario di fiducia può essere altrettanto benefico.

 

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I 6 (+1) segreti fondamentali della persuasione

Come comunicare efficacemente nella vita e al lavoro
Di Anna Fata

 

persuadere persuasione

 

La persuasione è strettamente connessa alla capacità di influenzare, tema di grande attualità oggi, sia nei social network, sia nella vita quotidiana e al lavoro. La persuasione è il tentativo di influenzare le convinzioni, gli atteggiamenti, le intenzioni, le motivazioni o i comportamenti altrui. Tutti influenziamo il nostro prossimo e tutti ne veniamo influenzati, quello che cambia è il grado di consapevolezza e l’abilità con cui si padroneggia tale inclinazione.

La persuasione si può esercitare tramite diverse modalità e strumenti, comportamenti, parole scritte o orali. Ciascuno di noi ha una sua capacità intrinseca di persuadere il prossimo. La buona notizia è che, volendo, si può migliorare.

Robert Cialdini è il più grande studioso al mondo di persuasione e delle relative tecniche. Oggi i suoi principi vengono insegnati nelle business school più prestigiose di tutto il mondo. Nella vendita si rivelano particolarmente utili ed efficaci.

 

I 6 principi fondamentali della persuasione sono:

 

  1. La reciprocità: si basa sull’idea di trattare qualcuno allo stesso modo in cui egli ci ha trattati per primi. E’ una sorta di obbligo interiore che sorge in ciascuno di noi. Ad esempio, se si riceve uno sconto da un’azienda, si sarà più propensi a continuare a comprare da lei anche quando l’offerta viene meno. Se riceve una mentina a fine pasto al ristorante si è riscontrato un aumento del 3% delle mance, se le mentine sono due, le mance si innalzano del 14%. Se, invece, la seconda mentina viene portata dal cameriere che dopo essersi allontanato dopo avere consegnato la prima torna indietro con la scusa che quello è un regalo speciale solo per quel cliente, le mance salgono al 23%. La chiave della reciprocità, quindi, sta nel fatto che deve essere personalizzata e inattesa. In questo senso anche numerose ricerche successive nel campo della Psicologia Positiva confermano che i doni inattesi, anche di valore economico irrisorio, possono migliorare molto i rapporti tra le persone e l’immagine che abbiamo di loro, oltre che arrecarci un benessere psicofisico profondo.
  2. La scarsità: se un bene è in quantità illimitata può risultare molto attraente al limite dell’imperdibile. Questo si basa sul desiderio recondito delle persone di volere di più proprio ciò che possono avere meno. Ad esempio, quando British Airways annunciò che non avrebbe più effettuato per due volte al giorno il volo con il Concorde Londra-New York perché era antieconomico, le vendite dei biglietti salirono alle stelle. Nulla era cambiato del Concorde in sé né dei servizi connessi, semplicemente era diventata una risorsa scarsa. Come risultato le persone ne vollero di più. Quando si vuole vendere un prodotto o servizio non è sufficiente elencare i benefici che ne possono derivare, ma si deve sottolineare che cosa lo rende unico nella sua proposta di acquisto e cosa si perde se non lo si compra.
  3. L’autorità: le persone tendono a seguire coloro che appaiono loro credibili, autorevoli, esperti. Se ad esempio un dentista ci illustra i pericoli che derivano dal non lavarsi regolarmente i denti, il dentifricio che egli ci propone come soluzione può apparire molto allettante. I fisioterapisti possono persuadere maggiormente i loro pazienti a compiere gli esercizi se appendono al muro i loro attestati. I passanti sono più inclini a scambiare i soldi per le macchinette del parcheggio se viene chiesto loro da persone vestite in modo accurato che non in abiti casual. La scienza con questi esperimenti ci suggerisce che è importante segnalare agli altri cosa ci rende credibili, autorevoli. A volte anche il semplice essere introdotti da qualcuno di autorevole ci rende autorevoli a nostra volta, anche se non abbiamo un legame diretto con tale persona. Ad esempio, si è visto che ci può essere un aumento fino al 20% degli appuntamenti presi e del 15% dei contratti firmati se prima di poter parlare con degli agenti immobiliari si passa attraverso una segretaria che elenca le credenziali e le esperienze di tali professionisti.
  4. La riprova sociale: soprattutto quando si è in condizioni di incertezza, si tende a osservare cosa fanno gli altri per agire a propria volta. Ad esempio, se vediamo un ristorante pieno di persone sarà più probabile che ci entreremo anche noi, o se sentiamo in televisione che un determinato cibo per gatti è il preferito da 8 gatti su 10 propenderemo anche noi per tale scelta. Oppure si è visto che per persuadere gli ospiti degli hotel a riutilizzare i loro asciugamani per più giorni, al fine di evitare di aumentare i costi e l’inquinamento delle risorse naturali, è sufficiente apporre nel bagno un cartello con i benefici per la tutela ambientale che derivano da questo gesto. Il cartello ha suscitato un 35% di compliance tra gli ospiti. Esiste però un modo più efficace per indurre tale comportamento. Se nel cartello si sottolinea che il 75% degli ospiti riutilizza gli asciugamani il riutilizzo sale del 26%.
  5. L’impegno e la coerenza: le persone tendono ad essere coerenti con ciò che hanno detto o fatto in precedenza. Se una persona si è impegnata in qualcosa, ancor più se pubblicamente, è più incline a proseguire. La coerenza si attiva quando si chiede un piccolo impegno iniziale e successivamente si torna per domandarne uno più ingente. Ad esempio, se un ricercatore che si occupa di ricerca sul cancro bussa alla nostra porta noi ci aspettiamo che ci chieda denaro per finanziare le ricerche, invece magari ci domanda solo una firma per una petizione. Se poi dopo una settimana si ripresenta ringraziandoci per la firma e chiedendoci un contributo per la ricerca, la maggior parte di noi acconsente. In una ricerca si è visto che gli appuntamenti mancati o dimenticati in un centro per la salute si sono ridotti del 18% se a scrivere gli appuntamenti sul bigliettino erano gli stessi pazienti e non una segretaria.
  6. La simpatia: le persone sono più inclini a dire di sì alle persone che considerano simili a se stesse. Affinché le persone provino simpatia reciproca la scienza della persuasione indica tre fattori: la similitudine, l’avere ricevuto dei complimenti, la coppe razione al fine di raggiungere obiettivi comuni. Ad esempio, si è visto che se ad un gruppo di lavoro viene detto: “Il tempo è denaro. Vai diritto al tuo business” il 55% riesce ad arrivare ad un accordo. Se, invece, al gruppo viene detto: “Prima di iniziare la negoziazione, scambiatevi qualche informazione personale, identificate qualche similarità che condividete, prima di iniziare la negoziazione”, il 90% riesce a chiudere l’accordo. Per fare leva sul principio della simpatia, quindi, è fondamentale individuare la similitudini che si condividono e complimentarsi in modo autentico prima di iniziare una trattativa.

In una recente intervista di Luca Mazzucchelli Robert Cialdini ha affermato che esiste anche una settima regola della comunicazione persuasiva, che ha chiamato “l’unità“, ossia l’idea che condividendo un’identità assieme a qualcun altro si sia più portati ad accettare le sue richieste.

Questi principi, pur nella loro semplicità, si sono rivelati negli anni molto efficaci, ma in alcuni casi se ne potrebbe abusare. E’ importante utilizzarli con trasparenza, onestà, etica, perché se si cerca di indurre le persone a fare, dire, acquistare o comportarsi in modo non sano, sbagliato, diventa manipolazione.

Non tutte le persone si possono persuadere, né sempre, né ovunque. Oltre un certo limite la persuasione da scienza diventa una vera e propria arte.

 

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