Perché amiamo guardare la televisione?

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Come la televisione può affascinare le nostre menti
Di ArmoniaBenessere

 

Oggi le televisioni sembrano essere tra gli strumenti tecnologici più diffusi nelle case degli italiani, subito dopo gli smartphone. Secondo una ricerca Gfk anche se si è riscontrato un lieve decremento di circa il 10% del numero di apparecchi venduti nel 2017 si è assistito al tempo stesso ad un aumento della spesa media sostenuta che è passata da 364 euro del 2016 ai 370 euro del 2017. Cresce anche l’utilizzo dei servizi streaming a pagamento e delle modalità di condivisione con amici e parenti della programmazione.

L’offerta televisiva diventa oggi sempre più di nicchia, ritagliata sulle esigenze specifiche delle singole persone, nel singolo momento della giornata e della circostanza di vita. Se in passato vi era un palinsesto fisso, a cui ciascuno di noi doveva adattarsi, suo malgrado, nei modi, tempi, contenuti di fruizione, oggi è l’offerta televisiva che va sempre più incontro alle necessità, ai desideri, ai gusti, alle preferenze delle persone.

Oggi abbiamo a disposizione un numero crescente di offerte di svago, cultura, informazione, formazione, intrattenimento, eppure i televisori continuano a mantenere inalterato il suo fascino. Secondo i dati Agi ciò che può risultare particolarmente attraente in questo processo è rappresentato da una “TV fluida, senza confini di spazio e di tempo, sempre disponibile e accessibile, pronta ad accompagnare le audience nella loro vita quotidiana”. Inoltre si assiste ad una sorta di contaminazione dei vari device: spesso si sta davanti ai televisori interagendo contemporaneamente con il proprio smartphone.

 

Perché, nonostante tutto, ci piace tanto guardare la televisione?

Secondo la ricercatrice americana Cristel Russell e Colleghi esistono diversi fattori che possono contribuire a rendere irresistibile la televisione ai nostri occhi.

Guardare la televisione può migliorare il nostro stato d’animo, ci può consentire di apprendere qualcosa di nuovo, ci può offrire qualcosa di cui poi discutere con altre persone, ma soprattutto pare essere in grado di stimolare un senso di connessione reciproca.

Questo, ad esempio, pare essere ciò che giustifica la fama che hanno avuto a livello internazionale alcune serie televisive come ad esempio Star Trek, che sebbene sia proseguito solo per 10 episodi, sembra che sia la saga mediatica di maggiore successo in assoluto.

 

Che cosa si intende per connessione?

Assistere ad un programma televisivo va ben oltre il semplice osservarlo. Tutto quello che guardiamo è potenzialmente in grado di influenzare le nostre persone e la nostra vita. Quando ci mettiamo davanti ad una televisione accesa è come se la separazione tra noi e il programma a cui assistiamo si annullasse.

Questo processo si ipotizza che accada in diversi modi:

  1. La connessione verticale: da colui che guarda al programma. La connessione che si crea tra chi assiste al programma e quest’ultimo è molto simile alla connessione ad un brand. Noi finiamo col diventare fan di quel programma, lo aspettiamo con impazienza, lo guardiamo, ci pensiamo, ne parliamo, acquistiamo oggetti o servizi correlati ad esso (ad esempio: libri, gadget, abiti, ecc.)
  2. La connessione orizzontale: da spettatore a spettatore. In questo caso la visione del programma può fungere da lubrificante sociale, offre un terreno comune di dialogo e di discussione, al punto che spesso si tende ad assistere in gruppo al programma stesso. A volte il programma può alimentare e fare leva ad esempio su gruppi di popolazione simile come nel caso di studenti di medicina che seguono insieme con passione gli episodi di Grey’s Anatomy
  3. La connessione verticale: dallo spettatore al personaggio. In questo caso il confine tra la realtà e la fantasia tende a sfumare. I fan cominciano a identificarsi con i personaggi, dimenticandosi che si tratta di una finzione. Parlano, si vestono, si comportano come i loro amati beniamini creando una connessione col programma che travalica la mera fedeltà ad un marchio. In questa condizione si tende ad aggiustare la nostra realtà al fine di incorporare i personaggi con cui ci identifichiamo.

 

Questi tre livelli di connessione alla lunga conducono alla fedeltà al programma e al suo successo tra il pubblico. E’ un processo che richiede tempo per svilupparsi. Affinché una serie televisiva abbia presa sul pubblico deve avere alcune caratteristiche di base: essere fondata su personaggi dal carattere forte, deve avere una narrazione di fondo che si protrae episodio dopo episodio e che vede la maturazione dei personaggi.

Tutti amiamo le narrazioni perché le nostre stesse esistenze sono dei racconti. Il funzionamento stesso del cervello è principalmente fondato sulla narrazione. Anche se all’inizio possiamo decidere, magari con qualche incertezza, di vedere alcuni episodi di una serie senza sapere se saranno di nostro gradimento o meno, alcuni principi psicologici su cui si basa il funzionamento mentale ci inducono a continuare quello che abbiamo iniziato in virtù di una sorta di coerenza interiore.

Le narrazioni, inoltre, ci permettono di costruire un senso per la nostra vita, per il nostro esserci, per il mondo in cui viviamo. Infine, a tutti piace il lieto fine, nella vita e ancor più nelle fiction. Tutti sappiamo che nella vita esistono gioie e dolori, alti e bassi, situazioni giuste e ingiuste, ma almeno nei nostri programmi preferiti desideriamo, più o meno consciamente, che questi fattori non abbiamo l’ultima parola, come a volte accade nel mondo reale. Altrimenti, se questo non accade, il rischio è disaffezione.

 

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