Come minimizzare il dolore della separazione dei beni in un divorzio

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Gli oggetti costituiscono la nostra identità e separarcene fa male
di Anna Fata

 

La costruzione di una relazione affettiva, una convivenza, un matrimonio, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, rappresenta non solo un investimento emotivo, mentale, ma anche materiale. Numerosi elementi entrano in gioco nella costruzione e coltivazione di un rapporto: i sogni, le aspettative, i desideri, i progetti concreti, l’immagine ideale della relazione che poi deve confrontarsi con quella reale di ogni giorno, l’estensione del rapporto dalla coppia alla famiglia, dalla famiglia nucleare a quella allargata, con i parenti dei due coniugi, gli amici di ambo le parti, gli oggetti comuni, la casa, le attività svolte insieme, i ricordi, le emozioni e soprattutto l’immagine di se stessi che cambia ed evolve con procedere della relazione.

Tutti questi elementi e molto altri, che si inseriscono in un contesto sociale, culturale, storico, politico, economico, lavorativo si intrecciano tra loro e contribuiscono a creare forme di relazione di coppia e di famiglia che sono uniche e peculiari per ciascuno di noi.

Ogni giorno ciascuno di noi cambia, la stessa relazione cambia di conseguenza e con essa il rapporto con l’altro. Questo vale anche per gli oggetti che, contrariamente a quanto si è portati a credere, non solo mai semplici oggetti. Gli oggetti, soprattutto se scelti insieme, magari anche acquistati con risorse comuni, vissuti insieme quotidianamente, fanno parte integrante della storia della coppia e sono costitutivi della nostra stessa identità.

Spesso quando una relazione si avvia alla conclusione, tra le altre cose, vi è la separazione dei beni. In queste fasi i conflitti che si possono innescare tra i coniugi possono essere molto intensi. Quello che è in gioco non è il mero possesso, un guadagno economico, magari come rivalsa soprattutto dal partner abbandonato, ma una vera e propria perdita di parte della propria identità. Da qui il motivo di tanto dolore in alcune separazioni e divorzi.

Spesso alcuni oggetti incarnano un valore simbolico molto elevato per noi, rappresentano un insieme complesso di sensazioni, emozioni, pensieri, vissuti, ricordi con cui ci identifichiamo. Alcuni oggetti possono arrivare quasi ad essere personificati. Magari attribuiamo loro un nome o uno pseudonimo. Il nostro sé si espande fino a racchiudere ciò che sentiamo che ci rappresenta. Se poi in questa rappresentazione è compresa anche la relazione con l’altro, la faccenda si complica ulteriormente.

Per tale motivo separarsi da un oggetto, a volte, può diventare anche più doloroso della separazione dalla persona rispetto alla quale, magari, si provano sentimenti di ambivalenza, di amore e odio, desiderio e rabbia. Talvolta alcuni oggetti assumono in sé tutto quello che di buono ha rappresentato per noi l’altra persona e il rapporto con lei, per questo siamo tanto legati e ci addolora tanto se dobbiamo separarcene. Altri oggetti, invece, magari simbolicamente sono l’insieme delle proiezioni di ciò che sentiamo che di negativo, cattivo, doloroso, fastidioso proviamo per l’altro e la relazione. In questo caso siamo noi in prima persona che desideriamo liberarcene o magari distruggerli.

I percorsi interiori di separazione e divorzio dall’altro possono essere interiormente molto diversi da persona a persona, con diversi gradi di dolore, rabbia, tristezza o a volte magari sollievo, accettazione, serenità. Questo dipende non solo dalle caratteristiche di personalità di ciascun coniuge, dal contesto sociale, culturale, educativo, familiare in cui è vissuto, ma anche dal fatto di essere stato colui che ha avviato l’iter di separazione oppure colui che l’ha subito.

Contemplazione della separazione, esecuzione, ricostruzione di sé dopo il divorzio sono fasi molto delicate e a volte anche lunghe che implicano tutte l’esecuzione di un lavoro di elaborazione del lutto interiore legato alla perdita della relazione, dell’altro e di una parte di sé. Non si è più marito, moglie, compagno, compagna, fidanzata, fidanzato, ma ex. Non è solo questione di etichetta formale, ma qualcosa di molto più profondo. E’ un cambiamento radicale dei confini della propria identità.

La nostra identità è legata all’essere (chi sono io ora?), al fare (quali sono i miei obiettivi, cosa ho conseguito, cosa desidero fare?), all’avere (quali oggetti possiedo, quali sono il mio ruolo, le mie funzioni?).

Quando attraversiamo un periodo di grande cambiamento per la nostra identità personale, a volte gli oggetti possono aiutarci ad affrontare meglio la transizione. Essi rappresentano simbolicamente una sorte di ponte, una forma di continuità tra passato, presente e futuro. Talvolta al termine della transizione possono conservare il loro potere simbolico e l’attaccamento che noi proviamo verso essi, altre volte, invece, possono essere accantonati perché per noi rappresentano qualcosa che non siamo più o che non desideriamo più.

Non a caso, nella storia, gli oggetti sono spesso stati coinvolti nei riti di passaggio. Questo si rivela particolarmente vero ed efficace per coloro che hanno subito una separazione, loro malgrado. Oggi le separazioni e i divorzi, al contrario dell’ufficializzazione di un matrimonio, un fidanzamento o una convivenza, non sono sanciti da riti pubblici. La presenza di altre persone, lungi dall’essere una mera formalità, rappresenta un elemento simbolico di sostegno e di conferma per le persone che si stanno apprestando a cambiare vita. Questa assenza rende i futuri ex coniugi o ex conviventi molto soli. Quelli che erano amici comuni, infatti, in molti casi si mettono da parte per non interferire con la coppia oppure si schierano con una delle due persone, lasciando completamente sola l’altra.

Talvolta coloro che per primi concepiscono la fine della relazione sul piano economico, magari, creano in anticipo una sottrazione di beni economici e/o materiali che poi non saranno compresi nel computo della divisione, lasciando il partner ulteriormente confuso, solo, sconcertato per quanto poi si verificherà.

La persona che la persona che subisce la separazione, d’altro canto, può aggrapparsi ai beni materiali come modo per proseguire la relazione a tutti i costi, diluendo i tempi dell’allontanamento. Da qui liti infinite su questioni che sembrano all’apparenza di poco senso, ma che in termini interiori, in realtà, hanno grande significato.

Oltre al tentativo, spesso disperato, di mantenere la propria identità personale e di coppia, è anche connessa la propria autostima. Essere lasciati può essere un colpo molto pesante alla stima di se stessi.

 

Come affrontare questa fase di separazione e divorzio in modo sereno?

Per poter affrontare con maggiore serenità questo delicato e spesso molto doloroso momento di passaggio, potrebbe essere utile riflettere su alcune domande:

  • Che cosa rappresenta per me questo oggetto?
  • Quali emozioni mi suscita questo oggetto?
  • Quali bisogni soddisfa questo oggetto?
  • Chi sono io con questo oggetto?
  • Chi sono io senza questo oggetto?
  • Quali altri mezzi, oggetti, strategie potrei usare per poter soddisfare il bisogno a cui risponde questo oggetto?
  • Chi ero io un anno fa, all’interno della relazione con il partner?
  • Chi sono io oggi, al di fuori della relazione col l’ex partner?
  • Che cosa ho imparato dalla relazione con il partner?
  • Quali sono le linee guida che mi posso dare, alla luce della mia esperienza, per una futura relazione?

 

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