4 Consigli per migliorare le proprie capacità di ascolto

ascolto

Come imparare ad ascoltare per connettersi con gli altri
Di Anna Fata

 

L’ascolto, nel suo significato etimologico, rimanda alla parole “orecchio”, come tale si riferisce all’udire con attenzione tramite tale organo. In realtà, affinché l’ascolto diventi piena comprensione si attiva una serie di processi psicologici. L’ascolto, inoltre, rappresenta lo strumento fondamentale per entrare in connessione con chi ci sta intorno che è ciò che permette la nostra crescita personale.

Spesso nella vita privata, così come al lavoro ascoltiamo per carpire informazioni, istruzioni, aggiornamenti, novità. Ascoltare per connettersi vanta delle qualità completamente differenti. In quest’ultimo caso il focus non è più quello che si dice e si ascolta, la ricerca di contenuti, conferme o smentite alle proprie idee, ma diventa il tentativo di mettersi in relazione con gli altri. E’solo nella relazione che può avvenire la propria crescita personale, come essere umano, oltre che professionale.

Judith Glaser, antropologa organizzatrice, parla a questo proposito di “Intelligenza conversazionale” : sulla base di un ampio numero di ricerche neuroscientifiche ella ha messo in luce quali cambiamenti cerebrali avvengono in noi durante una conversazione. Parlare ed ascoltare non sono meri atti teorici, ma sono in grado di cambiarci anche fisicamente, oltre che psicologicamente. Ecco perché è importante sapere fare un uso corretto, efficiente ed efficace delle parole che pronunciamo e di cui ci mettiamo in ascolto.

Ascoltare per connettersi implica l’uso della parola, ma deve prevedere necessariamente lo spazio entro il quale anche l’altro può avere il tempo di ascoltare, recepire, elaborare ed esprimersi a sua volta. Può sembrare scontato, ma in realtà non lo è affatto. Basti pensare, ad esempio, alle riunioni fiume che assomigliano più a soffocanti monologhi che investono i dipendenti in un’azienda, o la sfuriata ininterrotta di un coniuge con il suo partner che non vuole sentire altra ragione se non la propria.

Nell’ascoltare per connettersi dovrebbe poter esserci pari potere in tutti gli interlocutori. Ognuno dovrebbe avere pari spazio, diritto e dignità di espressione, dovrebbe esserci assenza di giudizio, ci dovrebbe essere spazio per le domande di chiarimento e approfondimento, al fine di fare sentire l’altro ascoltato, accettato, accolto, riconosciuto come essere umano.

Questo non significa che si debba essere necessariamente d’accordo con il punto di vista, le parole, le decisioni altrui, ma implica semplicemente essere aperti e disposti ad accoglierli, accettarli, confrontarsi con essi offrendo loro pari spazio e dignità rispetto alle proprie convinzioni.

Quando ascoltiamo per connetterci creiamo un vero e proprio spazio per la crescita, per il cambiamento, per l’evoluzione come esseri umani e come professionisti. Se, invece, ci limitiamo ad ascoltare giudicando, ponendo etichette, incaselliamo l’altro lo limitiamo in uno spazio ristretto che lo priva della possibilità autentica e profonda di interagire con noi e a noi stessi di fare altrettanto. Ci mettiamo su un piedestallo, ci rendiamo irraggiungibili e in questo modo la connessione non può avvenire.

Senza la connessione impediamo sia a noi stessi, sia all’altro di mettere in comune il proprio potenziale e renderlo operativo nel contesto in cui ci si trova. Questo fenomeno si può riscontrare, ad esempio, quando rigettiamo una proposta creativa di un nostro collaboratore, solo perché è ancora giovane e magari l’ultimo arrivato, anziché avvalerci del suo potenziale e magari integrarlo con la nostra maggiore esperienza, lo releghiamo in un angolo dal quale, forse, difficilmente troverà il coraggio di poter emergere nelle successive riunioni. Così facendo abbiamo imposto un limite a lui, ma anche a noi.

La mente di ciascuno di noi, in realtà, non è mai neutrale quando ascolta. Eventi, esperienze, educazione, condizioni di salute psicofisica, ambiente, possono influenzarla e modellarla ampiamente. La stanchezza, la fame, la rabbia, lo stress, ad esempio sono grandi nemici dell’ascolto. Essi agiscono come un filtro che tende a selezionare ciò che viene percepito ed elaborato.

Di fatto, però, è attivo sempre ed è anche funzionale alla nostra sopravvivenza. In un mondo di informazioni e stimoli in costante crescita la selezione di essi è imprescindibile. Quello che ciascuno di noi filtra è unico e peculiare. Persone che, ad esempio, assistono allo stesso dibattito possono riferire contenuti anche molto diversi tra loro. Il confronto e l’integrazione di tutti questi punti di vista che non siano finalizzati ad uno sterile “avere ragione” o torto può essere estremamente arricchente.

Inoltre, si calcola che il pensiero sia sei volte più veloce rispetto alla nostra capacità di ascolto. Per tale motivo diventa ancora più importante il modo in cui noi pensiamo al fine comunicare, ascoltare, connettersi. Glaser ha individuato 4 diversi comportamenti di ascolto di cui solo uno è veramente finalizzato alla connessione:

  1. Ascolto con rumore di fondo: in genere per ascoltare restiamo in silenzio. In realtà possiamo restare in silenzio con la bocca, sembrare che stiamo ascoltando, mentre in realtà ciò a cui diamo attenzione sono i pensieri nella nostra mente. In questo modo siamo coinvolti solo nei nostri processi mentali e disconnessi dall’interlocutore. Pare che questa tendenza si acquisisca da piccoli quando di fronte a chi parla veniamo esortatati a stare zitti, a non porre troppe domande, a non mettere in discussione quanto ci viene detto. Per estensione a quel punto impariamo a parlare solo con noi stessi, a non chiedere chiarimenti su quanto ci viene detto, a non approfondire i reali intenti di chi sta parlando
  2. Ascolto sulla fiducia: quando ascoltiamo pensiamo di ascoltare dei fatti, anche se in realtà sono interpretazioni. Nell’ascolto sulla fiducia non ci si prende la briga di cercare conferma nel mondo reale delle parole che si sono udite. Spesso le parole vengono prese per vere secondo il significato letterale e non come strumento di conoscenza e comprensione. Questo fenomeno risulta particolarmente evidente nelle riunioni di lavoro in cui le varie persone possono riferire percezioni assai diverse tra loro in realtà la propria personale esperienza dovrebbe aggiungere profondità a ciò che si ascolta
  3. Ascolto di posizione: esistono due tipi di ascolto di posizione: il primo consiste nell’ascoltare quanto la conversazione impatta sulla propria posizione, ad esempio in azienda. Se le assunzioni che si compiono in base a questo ascolto sono errate l’effetto sul morale e sulle performance professionali può essere assai negativo. L’ascolto di posizione si esplica anche quando si detiene una forte posizione su un argomento. In questo caso ci si assicura di ascoltare al fine di trovare conferme. Questo porta a focalizzarsi unicamente sull’avere ragione
  4. Ascolto per connettersi: il modo in cui ascoltiamo impatta su tutto quello che facciamo, nella vita e nel lavoro. In questo caso l’ascolto non viene considerato fine a se stesso, ma un processo che permette a tutti i presenti di creare uno spazio per impegnarsi, confrontarsi, condividere, scoprire, dare vita a nuove idee, crescere come persone e professionisti. L’ascolto per connettersi è uno strumento di Intelligenza Conversazionale che mira ad unire, condividere, collaborare, cooperare, aiutarsi, non alla critica, al giudizio, alla divisione. I vantaggi che ne derivano sono applicabili sia alla vita privata, sia a quella professionale.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather
Tag:, , , , , , , , ,

Related Posts

by
Previous Post Next Post
0 shares
Social Network Integration by Acurax Social Media Branding Company
Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On Google PlusVisit Us On LinkedinCheck Our Feed