Come semplificarsi la vita e il lavoro evitando le trappole mentali

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Le 5 distorsioni cognitive più subdole che ancora non conosci
Di Anna Fata

 

Le distorsioni cognitive sono prospettive parziali di pensiero che ciascuno di noi su se stesso, gli altri, il mondo. Sono pensieri irrazionali, convinzioni, credenze a cui siamo giunti e che spesso inconsciamente rinforziamo nel tempo, finendo con il pensare che siano vere e al punto da credere ciecamente in esse.

In un precedente articolo abbiamo conosciuto e imparato a superare le 11 distorsioni cognitive più comuni, in questo articolo affrontiamo quelle meno note, ma che hanno comunque il potere di complicarci la vita, il lavoro, le relazioni se non ne siamo consapevoli e ci lasciamo distrarre da esse.

Gli schemi cognitivi per certi versi possono anche essere in parte utili, perché ci permettono di dare un senso a ciò che viviamo, senza per forza dovere ricominciare completamente da capo ogni volta, come se fosse tutto completamente nuovo. Il problema sorge, però, quando questi schemi cognitivi sono distorti e come tali rischiano di farci attribuire un senso distorto ai fatti, eventi, situazioni in cui ci troviamo, ivi compresi noi stessi, le nostre e le altrui persone e le relazioni che allacciamo con loro.

Tutti noi, per certi versi ci “raccontiamo delle storie”, tutti noi attribuiamo alla realtà delle interpretazioni differenti: in sé non è un problema. Diventa un problema quando crediamo fermamente che quella sia la realtà, per questo siamo disposti a difenderla a tutti i costi, intavoliamo lotte di potere senza fine pur di avere ragione, finendo per danneggiare non solo noi stessi, la nostra serenità nella vita privata e in quella professionale, ma anche i rapporti con le persone che abbiamo intorno.

Per evitare di farsi traviare dalle distorsioni cognitive è fondamentale prima di tutto conoscerle ed essere consapevoli dei meccanismi con cui sorgono e si affermano. A seguire 5 distorsioni cognitive subdole che spesso si insinuano sottilmente nel nostro modo di ragionare e come superarle:

  1. Errori di controllo: gli errori di controllo si possono manifestare in due grandi forme: la convinzione di non avere alcun controllo sulla propria vita, di essere vittime del destino, oppure all’opposto che si ha piano controllo di sé e di ciò che sta intorno, con la conseguente sensazione di essere responsabili di tutto e di tutti. Si tratta di posizioni assolute, entrambe a loro modo errate. Nessuno ha pieno controllo su di sé e il mondo, allo stesso modo in cui non esiste un’assenza totale di auto ed etero controllo. Anche nelle situazioni in cui si crede di non avere alcuna scelta, anche il fatto di non scegliere è una scelta. Oppure, anche se si crede di non avere alcuna possibilità concreta, sul piano interiore c’è sempre un margine d’azione. ⇒ Per superare questa distorsione può essere utile imparare ad osservare e rispettare il margine di operatività e controllo che si ha su se stessi e sul mondo, in tutte le situazioni, mettere in dubbio la propria posizione di vittima e al tempo stesso valutare tutti quegli elementi di sé e del mondo che possono sfuggire alla loro prevedibilità e imparare semplicemente ad accettarli
  2. Errore di equità: forse la maggior parte di noi vorrebbe vivere e lavorare in un modo giusto, onesto, trasparente, equo, etico, ma non sempre accade questo. La realtà dei fatti è parecchio differente. Noi, stessi, in fondo, in fondo, abbiamo dei giudizi di valore che non sempre mettono il prossimo al primo posto, ma spesso le nostre priorità e interessi. La convinzione di poter e dover vivere in un mondo equo e giusto, soprattutto quando non trova riscontro fuori, può condurre, alla lunga, a sentimenti ed emozioni molto negative. Ansia, risentimento, angoscia, frustrazione, odio, disperazione, rinuncia, possono essere le reazioni più frequenti che possono insorgere di fronte a quelle che reputiamo ingiustizie. ⇒ Per superare questa distorsione può essere utile imparare a considerare se stessi e il mondo come un insieme di tante sfumature e non solo di bianco e nero, con talvolta anche delle contraddizioni. Si potrebbe imparare a relativizzare un po’ il proprio senso di etica che, magari, non sempre corrisponde a quello delle persone che stanno intorno. Ci si potrebbe limitare a fare sempre del proprio meglio, secondo coscienza, con le buone intenzioni e presupporre che anche gli altri, a loro modo, facciano altrettanto, senza pretendere che il mondo e gli altri siano a nostra immagine e somiglianza e che nessuno, forse, ha un sistema di valori migliore in assoluto, ma sempre contestualizzato alle circostanze
  3. Errore di cambiamento: questa distorsione induce a credere che gli altri cambino se noi li forziamo in tale direzione. Come se non bastasse tendiamo a vincolare la nostra felicità al cambiamento degli altri e del mondo. In questo modo ci vincoliamo agli altri, diventiamo dipendenti e finiamo col ricavarne una frustrazione continua. ⇒ Per superare questa distorsione può essere utile imparare a riappropriarsi del proprio potere, rendersi conto che abbiamo un margine di potere e controllo su noi stessi, la nostra vita, ma che l’esistenza e le azioni del altri non stanno sotto il nostro controllo, né abbiamo alcun diritto che questo accada. Anche nelle situazioni in cui ci sentiamo in pieno diritto perché questo si verifichi, come ad esempio nelle relazioni coniugali, con i figli o al lavoro, è importante capire che noi possiamo esprimere le nostre sensazioni, emozioni, pensieri, parlare in una prospettiva personale, ma mai vincolare l’altro al proprio volere personale. Ai figli si offrono gli strumenti per imparare a vivere nel mondo, ai propri dipendenti al lavoro si offrono le linee guida per raggiungere gli obiettivi professionali, col partner mettiamo in comune la nostra vita interiore, l’affetto, l’amore, ma proprio in virtù di questo non possiamo sottometterlo ai nostri voleri, bisogni, necessità
  4. La distorsione cognitiva del perfezionismo: il perfezionismo si basa sulla convinzione che tutto debba essere sempre giusto, corretto, accurato. In questa prospettiva l’idea dell’errore, dell’inaccuratezza, dell’imprecisione è inaccettabile. Per rivendicare le proprie ragioni si sarebbe disposti a lottare fino allo stremo. Si evidenzia, ad esempio, nelle persone che vogliono avere sempre l’ultima parola, che in ogni discussione riducono il tutto all’avere torto o ragione. Per queste persone non è una faccenda legata alla diversità di punti di vista e opinioni, ma è una battaglia intellettuale all’ultimo sangue. ⇒ Per superare questa distorsione può essere utile imparare a vedere la realtà da altri punti di vista, a cogliere l’arricchimento che deriva dal confronto con gli altri, capire che quasi mai esiste un punto di vista giusto in assoluto e che è una grande perdita di tempo ed energie perseguire questo scopo. Inoltre, sarebbe opportuno accettare che ciascuno di noi ha una visione parziale delle cose, che ciascuno di noi ha dei limiti, che può compiere degli errori e al tempo stesso migliorare grazie ad essi, pur con la consapevolezza che si cammina verso un miglioramento che non sarà mai assoluto
  5. L’errore della giusta ricompensa: è una distorsione che può manifestarsi in vari modi in tutto il mondo. Si manifesta nella convinzione che i propri sacrifici, le sofferenze, i dolori riceveranno prima o poi un’adeguata ricompensa. Esistono numerose manifestazioni sia nella vita privata, sia in quella professionale che ci dovrebbero fare capire che questa forma di giustizia nel mondo non sempre esiste. Acquisire questa consapevolezza ripetutamente può rendere frustrati, arrabbiati, persino depressi. Attendere delle ricompense che sembrano non arrivare mai o quasi può essere molto deleterio per la nostra salute psicofisica. ⇒ Per superare questa distorsione può essere utile imparare ad accettare che non sempre esiste una corrispondenza precisa tra le nostre aspettative, le nostre convinzioni, la nostra idea di giustizia e quella che di fatto poi si verifica nel mondo. All’inizio può essere doloroso constatare questa realtà, ma è un passo fondamentale da compiere in una direzione in cui noi decidiamo di impegnarci a compiere il nostro meglio nella vita privata e in quella professionale, ma senza aspettarsi altro se non la soddisfazione intrinseca di avere fatto del nostro meglio, di avere esercitato i nostri talenti ed essere a posto con la nostra etica e coscienza.
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