Come imparare a gestire i propri cambiamenti al meglio

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8 Ragioni per cui è difficile cambiare il proprio comportamento
di Anna Fata

 

Tutti vorremmo cambiare, migliorare, crescere, realizzare noi stessi, la vita e il lavoro dei nostri sogni. Concretamente, però, in questo processo difettiamo un po’. E’ sufficiente osservare, ad esempio, come ci comportiamo con i buoni propositi del nuovo anno, con la famosa dieta dimagrante o disintossicante che molti di noi si ripropongono costantemente di iniziare e seguire con cura dopo le feste o prima della famigerata prova costume, con la possibilità di chiudere una relazione affettiva che perdura nonostante sappiamo in cuor nostro che è finita da un pezzo, o con la possibilità di cambiare lavoro o mettersi in proprio. A volte non abbiamo il coraggio neppure di osare, rimandiamo di continuo o se tentiamo in tali intenti, dopo poco tempo, alle prime manifestazioni di stanchezza o di insuccesso ci arrendiamo.

Cambiare i propri comportamenti, gli atteggiamenti mentali che ne sono alla base non è facile: è un processo che richiede tempo ed energia. Occorre prima di tutto trovare le giuste motivazioni per farlo, avvertire dentro se stessi che ne vale la pena, che per noi tali obiettivi hanno un significato profondo, poi è necessario superare la forza d’inerzia, le abitudini che ci facilitano la vita, ma che ci inchiodano costantemente a ripetere il medesimo cliché, e poi perseverare nonostante la fatica, la stanchezza, i possibili insuccessi e le ricadute che tendono a riportarci immancabilmente al punto di partenza.

Non tutti i momenti della nostra vita, in aggiunta, sono quelli ideali per apportare grandi, ma anche piccoli cambiamenti alla nostra esistenza. Il tema del cambiamento è molto complesso e multi sfaccettato e come tale va affrontato, al fine di conseguire i successi che tutti speriamo.

Conoscere le piccole e grandi trappole che ci tendiamo con le nostre stesse mani, essere consapevoli delle nostre dinamiche interiori sono ottimi antidoti per crearci quella vita migliore che, chi più chi meno, tutti noi agogniamo.

 

Perché è così difficile cambiare e come superare queste difficoltà che possiamo incontrare nel processo del cambiamento?

 

Ecco le principali 8 ragioni per cui cambiare può essere assai difficile:

  1. Siamo motivati dalle emozioni negative: spesso tendiamo ad intraprendere un cambiamento quando siamo esausti di una situazione. Il capoufficio che ci assilla di continuo, quella pesantezza alle gambe che ci impedisce di giocare agevolmente con i nostri figli, il nostro partner che ci soffoca con la sua gelosia. Sono tutte situazioni che possono condurci a dire “Basta!” e a intraprendere un cambiamento. Se, da un lato, pensieri ed emozioni negative ci possono spronare a pensare a tutto ciò che non facciamo o che abbiamo sbagliato, dall’altra si rivelano essere totalmente inadatti per produrre un processo di cambiamento capace di protrarsi nel tempo. Paura e rimpianto sembrano essere i principali motori negativi che innescano la miccia del cambiamento, ma un cambiamento capace di rialimentarsi di continuo necessita motivazioni positive, un significato per noi utile, produttivo, costruttivo, edificante. Queste motivazioni positive, infatti, sono proprio quelle che ci nutrono nel momento in cui vivremo la fatica, le difficoltà, il disagio del cambiamento che, prima o poi, compaiono sempre
  2. Ci lasciamo intrappolare dalle distorsioni del pensiero: quando affrontiamo un cambiamento tendiamo a pensare secondo una logica del tipo “tutto-o-niente”. Si tratta di una modalità che non ammette ripensamenti, cadute, deviazioni di sorta. O raggiungo l’obiettivo, o niente. O ce la faccio, o sono un fallito o un incapace. Questa modalità del pensiero, anche se si potrebbe pensare che con la sua inflessibilità ci permette di essere ligi ai propri propositi, in realtà finisce proprio col boicottarli. Quando, infatti, si verifica un momento di demotivazione, una piccola ricaduta nelle vecchie modalità di comportamento si innesca questa logica fortemente auto sabotante e punitiva che spesso conduce alla rinuncia totale a tutto il processo. Se, ad esempio, si sta seguendo una dieta dimagrante e per una volta si decide di concedersi una fetta di torta, ma poi non si riesce a resistere alla tentazione di mangiarne anche una seconda, un episodio del genere, se interpretato con la logica del tutto-o-niente può condurre a rinunciare completamente alla dieta, mentre invece potrebbe essere letto come un piccolo sgarro motivato da un momento di stanchezza, solitudine, tristezza. Se si impara a conoscere le proprie dinamiche mentali e comportamentali rispettando la loro complessità, se si inquadra un singolo episodio all’interno dell’intero processo di cambiamento e si cerca di indagare le motivazioni sottostanti, ogni eventuale deviazione dall’obiettivo finale può diventare una esperienza capace di arricchirci e riconsolidare la motivazione iniziale al cambiamento, anziché essere un elemento di ostacolo ad esso
  3. Cerchiamo di fare tutto e subito: tutti i cambiamenti del nostro comportamento richiedono tempo, motivazione, perseveranza, dedizione, energia. Alcuni cambiamenti richiedono più tempo ed energia, altri meno. Per consolidarsi qualsivoglia cambiamento ha bisogno di tempo, a volte ci illudiamo di riuscire a modificare qualcosa di noi, all’apparenza ci riusciamo nell’immediato, ma nel lungo termine tendiamo a ritornare ai vecchi schemi. Per impostare un processo di cambiamento si deve essere molto meticolosi, precisi, sistematici: gli obiettivi devono essere chiari, ben definiti, scadenzati temporalmente, raggiungibili, misurabili. Ad esempio: anziché porsi il vago proposito di fare un po’ di sport ogni giorno, ci si può ripromettere specificamente di camminare di buon passo almeno 30 minuti quotidianamente
  4. Trascuriamo di verificare che disponiamo degli strumenti adatti: per modificare una nostra abitudine è fondamentale essere sicuri di trovarsi nelle condizioni di poterlo fare. Ad esempio affinché una dieta dimagrante funzioni veramente, nel breve, medio, lungo termine e non conduca a recuperare più peso del momento iniziale occorre affidarsi ad un valido professionista capace di studiare un regime alimentare che sia apposito per il nostro metabolismo e il regime di vita che conduciamo. Le famose diete fai da te possono nuocere anche gravemente alla salute. Per iniziare un iter di cambiamento occorre quindi verificare di quali strumenti necessitiamo e se siamo nelle condizioni di poterceli procurare
  5. Cerchiamo di perseguire cambiamenti al di fuori della nostra portata: per molti di noi, soprattutto se molto precisi, scadenzati, abitudinari, anche un piccolo cambiamento può essere molto arduo da perseguire, se poi se ne assomma più di uno la faccenda può diventare molto difficile e complessa. Il rischio è il fallimento su tutti i fronti. Ciascuno di noi ha una sua personale riserva di energie e risorse su cui poter contare e al di là del quale non può costituzionalmente andare. Occorre riconoscere il proprio limite e rispettarlo. Alcune aree di vita, inoltre, soprattutto quella privata, legata agli affetti, comportano un assorbimento molto ingente di energie per il cambiamento: investirne un’ampia quantità in questa direzione significa sottrarle ad un altro campo e questo deve essere tenuto in considerazione. Ad esempio, rivoluzionare la propria vita privata in un momento di concomitante maggiore impegno professionale può essere molto rischioso. Occorre trovare il momento più propizio per rivoluzionare la propria vita e accertarsi di devolvere il giusto carico di risorse, senza rischiare di restare scoperti in altre aree di vita
  6. Sottostimiamo il processo: il cambiamento non è qualcosa di immediato, istantaneo, che riguarda una singola cosa, ma un complesso, spesso articolato, di aspetti interconnessi tra loro. Ogni cambiamento, specie se di lungo termine, richiede una serie di passaggi che non vanno mai presi sotto gamba, ma trattati con la dovuta attenzione e prudenza al fine di garantire il conseguimento dell’obiettivo finale
  7. Dimentichiamo che il fallimento fa parte del gioco: uno dei più grandi fallimenti che possiamo compiere è astenersi dall’agire se sentiamo di avere le risorse per poterlo fare. Il fallimento fa parte di ogni azione e non azione, fa parte del gioco, rappresenta un ottimo insegnamento per poter fare meglio in seguito. Occorre un cambiamento di prospettiva in cui l’insuccesso dovrebbe essere considerato non la fine di un processo, una scusa per non provare, ma una parte integrante del processo stesso del cambiamento
  8. Non ci impegniamo: a volte accade anche questo, in genere proprio perché diamo per scontata la nostra motivazione, ma se indaghiamo più nel profondo ci accorgiamo che o non la alimentiamo a sufficienza in itinere o non ne avevamo a sufficienza fin dall’inizio, anche se credevamo il contrario. Per consolidare la nostra motivazione può essere utile anche un semplice, ma efficace espediente: mettere per iscritto di fronte a noi stessi un documento in cui stabiliamo chiaramente i nostri intenti e dichiariamo formalmente il nostro impegno vero di essi. Rileggere questo documento periodicamente ci può aiutare a rinfocolare la nostra motivazione soprattutto nei momenti di stanchezza o demotivazione che possono talvolta capitare.

 

In conclusione: cambiare se stessi, la propria vita privata o professionale è possibile. Abbiamo un margine di cambiamento che spesso va ben oltre quello che riteniamo possibile. Affinché questo processo abbia successo, però, occorre progettarlo e perseguirlo con attenzione, perizia, motivazione e una strategia ben precisa. I risultati, prima o poi, arrivano sempre.

 

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