Come Facebook può rovinare un rapporto di coppia

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Come gelosia e controllo del partner possono danneggiare una relazione
Di Anna Fata

 

Quando abbiamo un partner, soprattutto all’inizio, il desiderio di conoscenza, vicinanza, condivisione, partecipazione alla vita dell’altro può essere assai intenso. Il coinvolgimento emotivo può annebbiarci la ragione e indurci a compiere azioni avventate che potrebbero farci pentire in seguito.

Quella che magari all’inizio ci può sembrare la “giusta distanza” può successivamente apparirci soffocante.
All’opposto, invece, quella che all’inizio ci appariva un prudente avvicinamento magari in seguito può sembrarci troppo distante. In entrambi i casi occorre una ridefinizione degli spazi.

 

Come Facebook e i social possono aiutarci a consolidare una coppia e come invece potrebbero contribuire a distruggerla?

In merito a questa domanda diverse ricerche hanno portato risposte contrastanti. Quello che in generale ne emerge è che gli strumenti in se stessi sono neutri, non sono né buoni, né cattivi. Tutto dipende dall’utilizzo che ne facciamo.

Mettere in evidenza davanti a tutti la propria relazione sui social e soprattutto su Facebook può indurre un consolidamento di essa, tramite maggiore trasparenza, impegno e ufficialità, come se gli altri “amici” fossero dei testimoni del rapporto di coppia. Inoltre, sembra che pubblicare fotografie che ritraggono i partner in coppia possa aumentare la soddisfazione nei confronti della relazione stessa.

Non sempre, però, questa dinamica si realizza. A volte la sovraesposizione di fronte ad un pubblico può sortire effetti opposti.

Quando i partner sono in contatto su Facebook apprendono, direttamente e indirettamente, molte informazioni l’uno dell’altro. Eventi della propria storia personale, la presenza di altre amicizie, di ex partner, di consuetudini, abitudini di vita, passioni, interessi, stili di vita, sono elementi che possono urtare la sensibilità dell’altro oppure possono contribuire a creare un’immagine ideale del partner che non sempre rispecchia pienamente la sua vita reale.

Del resto, tutti sappiamo che sui social e in generale nella vita, ciascuno di noi manifesta una parte di se stesso, per lo più la migliore, e lascia meno manifesti i limiti, i vizi, le manchevolezze che in realtà tutti abbiamo. Non necessariamente la nostra immagine è falsa, il più delle volte è semplicemente parziale.

Da questa immagine che ci creiamo progressivamente del partner sui social possono scaturire incomprensioni, distorsioni, aspettative, gelosia, risentimento, rabbia, frustrazione. Lo stesso uso del linguaggio, verbale, non verbale, iconografico, tramite fotografie e emoticon, anche se magari ben padroneggiato, a volte può suscitare diversi livelli di comprensione che non sempre coincidono con le intenzioni di chi comunica.

Se non siamo sufficientemente consapevoli delle reazioni emotive e cognitive che tutto questo scenario suscita in noi rischiamo di finire col coltivare un sottile senso di fastidio, che giorno per giorno si consolida, si trasforma in risentimento, rancore, e magari anche in rabbia e odio verso il partner.

In tali casi, complice anche la costante disponibilità e visibilità dei social, spesso si viene a creare un circolo vizioso nel quale di fronte al sospetto, alla gelosia, al disagio generale, si accentua ulteriormente il monitoraggio, la ricerca, la sorveglianza del partner.

A questo punto tende ad innescarsi il timore di perdere il partner. Secondo una ricerca condotta da M.J. Brem e Colleghi pare che i comportamenti che spingono a cercare di trattenere il partner sono simili sia offline, sia online e possono anche implicare forme di violenza, fisica e psicologica.

 

Quando si devia verso il cyberstalking?

Il limite tra quando osservare il partner ed essere osservati è sano e quando diventa una deviazione dalla normalità a volte può essere molto sottile. Molto dipende dalle inclinazioni personali, dalle proprie abitudini, consuetudini, dalla percezione dei propri e altrui spazi di vita. Esistono, però, delle situazioni che chiaramente sfociano nel cyberstalking e che inevitabilmente compromettono gravemente una relazione.

Sembra che ci sia una correlazione tra comportamenti online e offline, nello specifico una ricerca recente condotta da Borrajo e Colleghi ha messo in evidenza che le nuove tecnologie consentono una forma di controllo, intimidazione a volte anche minaccia che offline non sarebbe possibile. Si è visto che è più probabile che un partner violento offline lo sia anche online. Secondo questa ricerca sembra che il monitoraggio costante continui nella misura in cui lo si interpreti come una forma di normale interesse o addirittura amore. Questa interpretazione pare che si possa ricondurre ad un mutamento socioindividuale che le nuove tecnologie stanno apportando alle nostre percezioni secondo il quale la connessione continua ha condotto ad un decremento della percezione della nostra individualità, intimità e privacy e ha aumentato le nostre aspettative di sapere quello che le altre persone stanno facendo e vivendo.

Altre ricerche hanno evidenziato che il cyberstalking è direttamente proporzionale alla propria mancanza di autocontrollo e alla frequentazione di persone che a loro volta approvano e magari si comportano come cyberstalker.

Per concludere: manifestare la propria relazione pubblicamente sui social e su Facebook può avere i suoi pro e contro da valutare attentamente caso per caso, a seconda della sensibilità individuale, delle predisposizioni personali. Quello che è sicuramente da evitare e troncare sul nascere sono le varie forme di cyberstalking che possono arrecare grave danno psicologico, e a volte anche fisico, al partner, ma anche a chi lo esercita che dietro questo comportamento cela notevoli disagi psicoemotivi. Queste ultime sono situazioni che vanno arginate e troncate con decisione sul nascere, se necessario, al limite, ricorrendo anche all’aiuto di autorità preposte e di professionisti che possono sostenerci nel momento del disagio.

 

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