Come riconoscere quando una relazione di coppia è finita

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7  Segni che indicano che forse faresti meglio a lasciare il partner
Di Anna Fata

 

Ogni relazione è un mondo a sé. Ogni coppia ha un suo equilibrio, una sua storia, delle dinamiche peculiari che difficilmente si possono ritrovare in altri contesti. Ogni generalizzazione, quando si parla di esseri umani, quindi, è ben lungi dall’essere valida.

Esistono, però, alcuni indizi che possono aiutarci a riflettere sull’andamento della nostra relazione di coppia, sul suo stato di salute, sulle emozioni, i sentimenti, le aspettative, i desideri, le necessità che possiamo nutrire verso noi stessi, il partner e il legame con lui.

 

Come comprendere se una relazione non ci fa stare bene e che forse è meglio concluderla?

Spesso portiamo avanti le abitudini, gli schemi, le consuetudini per un quieto vivere, per forza d’inerzia, per paura del cambiamento, dell’incertezza, della solitudine, quando in realtà tutto di noi anelerebbe ad un cambio di rotta. A volte barattiamo una futura felicità con un’infelicità ormai familiare e consolidata, per timore di attraversare un periodo di sofferenza connessa all’abbandono.

A seguire 7 segni che possono indicare che la relazione che stiamo vivendo è nociva per il nostro benessere e che forse è ora di concluderla:

  1. Ricorrono frequentemente espressioni che iniziano con “Se solo..”: sperare che la situazione, le circostanze, il partner, cambino può indurre uno stato d’animo di continua attesa che apre le porte alla frustrazione, alla prostrazione, allo sfinimento, all’insoddisfazione, al risentimento. In ogni relazione possono esistere dei momenti di transizione, di cambiamento, di necessità di mutare alcuni aspetti, ma se questo clima prende il sopravvento e diventa quello ordinario, forse c’è un problema. Vivere nell’attesa di un futuro non meglio definito impedisce di calarsi nel presente, di cogliere e godere dei momenti piacevoli, così come di agire, eventualmente, per cambiare quello che sembra non funzionare, a cominciare da se stessi. Potrebbe essere utile fare un bilancio: in percentuale la mia relazione è soddisfacente in questo preciso istante? In che percentuale mi aspetto qualche cambiamento in un futuro non meglio definito?
  2. Non ci si sente compresi: a volte può capitare di sentire di essere accettati, accolti, apprezzati in determinate circostanze e condizioni, ma non in altre. La sensazione è come se l’affetto e l’amore che si ricevono fossero condizionati a dei nostri precisi modi di essere e di comportarsi. E’ come se non ci si sentisse amati per ciò che si è veramente. A volte siamo noi che indossiamo una maschera al fine di ricevere l’affetto, l’accoglienza, l’amore che tanto bramiamo. Altre volte è proprio l’altro che non ci accetta e non ci apprezza per quello che siamo. La distanza dalla parte più profonda e autentica di noi stessi è forse uno dei dolori e dei pesi più consistenti da sopportare. In questi casi potrebbero essere utili alcune domande: In che percentuale mi sento veramente me stesso? In che percentuale sento che mi amo, mi accetto, mi apprezzo per quello che sono? In che percentuale mi aspetto dal mio partner lo stesso amore che nutro per me stesso? Confrontare quanto ci si ama e quanto ci si sente amati può essere un ottimo indicatore del proprio rapporto con se stessi e delle aspettative che si nutre nei confronti della relazione
  3. Ci si sente prosciugati dal partner: in ogni relazione possono verificarsi momenti in cui uno dei partner dà di più rispetto all’altro, ma quando questa modalità diventa sistematica, forse sarebbe opportuno riflettere. Quando ci si sente esauriti dal partner, frustrati, che si ha bisogno di una pausa, magari si tratta di un momento transitorio, risolvibile, di difficoltà, magari, invece, è il segno di un malessere ben più profondo che riguarda l’intera relazione. Possono rivelarsi utili in tali casi alcune domande: Come mi sento quando sono con il partner? Quali emozioni e sensazioni prevalgono quando sono in sua compagnia? Come mi sento subito dopo che ci congediamo? Sono domande che potrebbero aiutarci a fare il punto sulla situazione di coppia
  4. Si nascondono aspetti importanti del partner ad amici e familiari: esistono una intimità, una riservatezza di coppia, che vanno preservate come tali, ma quando si nascondono deliberatamente aspetti del modo di essere o di comportarsi del partner, ad esempio il vizio di bere in eccesso, di essere assente, trascurato, bugiardo, o anche violento può essere indice di un problema di coppia. A volte si mente o si celano volutamente degli aspetti della vita di coppia o del comportamento dell’altro per paura, vergogna, imbarazzo, timore del giudizio altrui o per evitare di creare sofferenza alle persone care. Se si sta cercando di creare, attivamente o passivamente, una immagine ideale del partner e della relazione di coppia, magari celando o distorcendo alcuni aspetti rilevanti, può essere indicativo di una problematica più profonda. Quanto l’immagine che i miei amici e parenti hanno del mio partner e della mia relazione di coppia rappresenta esattamente quello che di fatto è? Quanto gli altri mi vedono felice in coppia e quanto lo sono veramente? Questi interrogativi potrebbero essere utili per fare un bilancio del proprio rapporto col partner
  5. Si pensa a delle persone come partner ideali se solo si decidessero a cambiare: talvolta può capitare di fantasticare su persone che si conoscono e che si pensa che potrebbero essere il partner ideale, se solo cambiassero alcuni tratti del carattere o del comportamento. In questi casi difficilmente ci si rende conto che il partner ideale esiste solo nella propria mente e che non è reale. Alcuni quesiti per fare il punto della situazione in questi casi possono essere: Desideriamo continuare a rincorrere un partner che esiste e che molto probabilmente esisterà solo nella nostra mente, oppure ci decidiamo ad avere a che fare con uno reale? Che cosa guadagniamo a continuare a fantasticare su un ipotetico partner ideale? Che cosa perdiamo cercando di rincorrere un partner ideale?
  6. Ci si scusa molto di frequente: a volte può capitare di sentirsi inadeguati, di sbagliare modi, tempi, parole, comportamenti, ma quando questa sensazione diventa una costante, può valere la pena interrogarsi. Alcune domande utili su cui riflettere possono essere: Fino a che punto, effettivamente, c’è un tentativo da parte del partner di manipolare, di fare sentire inadeguati? Questa sensazione è presente solo nella relazione col partner o anche con altre persone?
  7. Il conflitto è una costante: in ogni coppia possono presentarsi liti, diverbi, dissapori, ma quando il conflitto diventa l’unica modalità di comunicazione e di rapporto con l’altro, forse è arrivato il momento di riesaminare la relazione. Alcune ricerche psicologiche hanno messo in luce, inoltre, che quello che può fare la differenza tra una relazione che è destinata a funzionare e una che non lo è non è tanto la presenza o meno di più o meno conflitti, ma il modo in cui vengono affrontati. Erigere muri di silenzio, attaccare la persona anziché attenersi alla mera natura dei fatti, covare rancore, risentimento per lunghissimi periodi, rinfacciare le cose in presenza di terze persone, lamentarsi con altri anziché affrontare direttamente la questione con il partner, aggredire anche per piccole cose, denotando l’esistenza sotterranea di questioni ben più radicate e profonde che possono essere indicare che la relazione forse ha bisogno di essere ridefinita o in alcuni casi anche troncata.

 

Effettuare un bilancio sull’andamento della propria relazione, soprattutto se si notano degli indicatori di insoddisfazione può essere molto utile. Ci sono situazioni, infatti che se prese in tempo possono essere risolte ed evitare così che compromettano definitivamente la relazione. Ce ne sono altre, invece, che per il proprio (e in molti casi anche altrui) benessere personale forse può essere più opportuno troncare sul nascere per evitare che degenerino.

 

Per approfondire leggi il libro: “Amore Zen“, Edizioni Crisalide 

 

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