5 Strategie per comunicare meglio

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Come comunicare per farsi ascoltare e comprendere
Di Anna Fata

 

Comunicare è una delle abilità che apprendiamo più precocemente, che utilizziamo ogni giorno e forse anche per questo tendiamo a dare per scontata.
Fino a che punto riesco a trasmettere ciò che dico a chi mi ascolta, senza incomprensioni? Fino a che punto riesco a tradurre in parole ciò che sento nel profondo? Fino a che punto riesco ad esprimere il mio punto di vista e gli elementi che avvalorano le mie tesi? Quanto riesco a comprendere chi mi parla? Quanto riesco ad entrare in empatia, a mettermi nei panni di chi si rivolge a me?

La risposta a queste domande dovrebbe aiutarci a fare luce sulle proprie reali capacità comunicative. Tutti abbiamo delle lacune nella nostra comunicazione, tutti possiamo migliorarle, giorno dopo giorno, per vivere meglio con chi ci è accanto, a casa e al lavoro.

Per essere un buon comunicatore occorre essere prima di tutto un ottimo ascoltatore. Può sembrare controintuitivo, ma dobbiamo imparare ad ascoltare con attenzione, onestà, prima di tutto noi stessi. Una comunicazione non chiara denuncia molto spesso una scarsa chiarezza interiore di pensiero.

Altre volte, invece, può trattarsi di un limite del nostro vocabolario. Nel vocabolario Treccani si contano oltre 800.000 lemmi molti dei quali ci risultano sconosciuti e non utilizzati. Questo limita molto le nostre possibilità di pensiero e di espressione. Quanti più vocaboli conosciamo, tanto più raffinata a precisa potrà diventare la nostra capacità di esprimere quello che pensiamo e sentiamo.

Oltre all’ascolto di noi stessi risultano imprescindibili la capacità e la disponibilità ad ascoltare il prossimo. Cosa sente, pensa, vive, esprime chi abbiamo di fronte? Cosa gli interessa, lo appassiona, lo smuove interiormente? Per creare una sintonia con l’altro, per entrare in risonanza, in empatia è fondamentale l’ascolto, con tutto se stessi, mente, corpo, spirito.

Esistono delle strategie pratiche e semplicissime che si possono allenare quotidianamente per imparare a comunicare sempre meglio:

  1. Diventare padroni delle proprie reazioni: come conseguenza della scarsa propensione o a volte anche capacità di ascoltare noi stessi, tendiamo a essere poco consapevoli non solo di quello che diciamo, ma anche e soprattutto del modo in cui lo trasmettiamo. In questo modo quello che ne consegue con ampia probabilità è che a nostra volta non riusciamo a comprendere i motivi delle reazioni di chi ci sta ascoltando. Queste dinamiche risultano assai evidenti soprattutto delle discussioni in cui ciascuno esprime il proprio punto di vista, si arrocca su quello, lo difende, lo considera “giusto” ad ogni costo e si dimostra del tutto incapace ad ascoltare il punto di vista dell’altro. In quei casi non si tratta di avere torto o ragione, ma semplicemente di ascoltare e cercare di comprendere l’altro. Il torto e la ragione, essendo interpretazioni in ampia parte soggettive e circostanziali, stanno sempre un po’ da ambo le parti. Un confronto e un ascolto aperto e non giudicante può essere arricchente, conciliante. Ascoltare è un segno di interesse, di crescita personale, di accoglienza, di riconoscimento, di rispetto reciproco, anche quando non si concorda con il punto di vista altrui
  2. Formulare domande: porre domande, se fatto con rispetto dei modi, dei tempi, della privacy dell’altro può essere segno di attenzione, interesse, accoglienza dell’altro che si può sentire accolto, accettato, gratificato, compreso. Indagare i vissuti, i pensieri, le sensazioni fisiche può essere un modo che può aiutare a mettersi meglio nei panni dell’altro. Ammettere di non sapere può disporre favorevolmente l’altro nei nostri confronti. Ciascuno reagisce a suo modo nelle situazioni, comprendere l’altro e le sue modalità peculiari aiuta a creare un rapporto solido e profondo
  3. Rispettare le reazioni e i sentimenti altrui: quando ascoltiamo spesso commettiamo l’errore di pensare a successive domande mentre l’altro sta ancora parlando, oppure di giudicare le sue stesse parole. Questo atteggiamento ci distrae dall’ascolto, sottrae energie e ci porta a focalizzarci più su noi stessi che non sull’altro. Le reazioni dell’altro alle situazioni sono la manifestazione più soggettiva, personale e unica a cui possiamo assistere. Non esiste un modo giusto o sbagliato in assoluto di reagire, soprattutto emotivamente. Ciascuno va rispettato per i suoi modi e tempi, anche se i nostri possono essere differenti. Possiamo non condividere le scelte, le azioni, le reazioni, ma siamo chiamati a rispettarle, anche perché spesso sottendono un retroterra educativo, culturale, familiare, sociale, che in ampia parte non possiamo conoscere
  4. Porre dei limiti: talvolta, quando le discussioni si infuocano, rischiamo di pronunciare frasi e parole di cui a posteriori magari ci potremmo pentire. Un eccesso di manifestazioni di rancore, risentimento, odio può danneggiare seriamente le relazioni. Saper esprimere le sensazioni, le emozioni, i pensieri che abbiamo in noi restando nei limiti del rispetto reciproco è un’abilità che si può sviluppare e che aiuta a preservare le relazioni, anche se non sempre la si pensa allo stesso modo
  5. Essere precisi quando ci si esprime: spesso le donne vengono accusate dagli uomini di non dire le cose come stanno, di non essere abbastanza esplicite, dirette, di lasciare troppi elementi sottintesi o di affidarli eccessivamente all’intuito di chi ascolta. D’altro canto, a loro volta gli uomini vengono talvolta accusati dalle donne di essere fin troppo diretti ed espliciti. Cercare di adattare il proprio registro comunicativo a quello di chi ascolta può essere un ottimo modo per entrare maggiormente in risonanza con l’altro, riducendo così il rischio di distorsioni e fraintendimenti.

 

Ognuno ha un suo personale stile di comunicazione. Ognuno si esprime a suo modo. Per entrare in sintonia con l’altro, farsi comprendere e comprenderlo a nostra volta ci dovrebbe essere una duplice consapevolezza: delle proprie modalità e di quelle dell’altro. Non si tratta di distorcere, di rendere artificiali le nostre modalità, semplicemente di essere flessibili quanto basta per adattarsi all’altro, pur cercando di restare se stessi.

Una buona comunicazione è l’elemento basilare della costruzione dei rapporti, personali o professionali che siano. Nessuno di noi si può esentare dal cercare di comunicare meglio.

 

 

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