Come comprendere le emozioni nei testi scritti

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6 Modi utili per decodificare le emozioni nei messaggi testuali
Di Anna Fata

 

Oggi comunicare tramite i messaggi di testo è una pratica molto diffusa e comune. Le chat, i messenger, i post nei social network, nei blog, le email, sono forme di comunicazione ormai imprescindibili, sia nella vita privata, sia in quella professionale.

L’uso massiccio e continuo, però, non ci rende automaticamente degli abili comunicatori.

Quante volte ci sarà capitato di ricevere un messaggio di testo e non capire che il nostro interlocutore magari stava scherzando? Quante volte, a nostra volta, magari siamo stati travisati nei nostri intenti comunicativi?

Comunicare per iscritto, senza la persona di fronte, in sincronia come può accadere in una chat, oppure in differita, come nel caso di una email, può dare luogo a diverse incomprensioni. Se le comunicazioni sono importanti, come ad esempio nel lavoro, questo può comportare delle serie ripercussioni, non solo in ambito lavorativo, ma anche umano.

Può capitare talvolta che le relazioni tra amici o partner si infrangano proprio in virtù di incomprensioni comunicative.

Anche l’uso delle cosiddetti “emoticon”, le note faccine che mimano gli stati d’animo, non sempre riescono a chiarire fino in fondo il senso del messaggio, perché non si può mai essere certi fino in fondo se le intenzioni di chi comunica riescono ad essere recepite e decodificate correttamente da chi sta leggendo.

Come fare per decodificare al meglio le emozioni nei messaggi testuali?

A seguire 6 utili modi per decodificare correttamente le emozioni nei testi scritti:

  1. Partire dalle buone intenzioni: i messaggi scritti non solo non consentono di vedere l’altro che sta comunicando e quindi comprendere le sue intenzioni ed emozioni, ma spesso tali contenuti vengono scritti in modo breve, estemporaneo, concitato, o con delle imprecisioni. Le circostanze in cui una persona scrive possono essere anche assi diverse da quelle in cui si trova chi legge il messaggio. Queste circostanze fisiche possono influire molto sul senso del testo. Partire dal presupposto che l’altro nel comunicare abbia avuto delle buone intenzioni ci può aiutare a predisporci in modo più sereno, attento, aperto a ciò che magari non appare immediatamente nel testo. Se, ad esempio, abbiamo la sensazione che una persona sia arrabbiata, senza che lei ce lo abbia detto apertamente è bene evitare questa assunzione di nostra iniziativa. Magari la persona nello scrivere era di corsa, oppure compressa all’interno di un vagone caldo e affollato di una metropolitana
  2. Essere consapevoli delle nostre convinzioni inconsce: ciascuno di noi ha un sistema di valori, pensieri, condizionamenti che ci portano a pensare e interpretare la realtà in un determinato modo che non sempre né necessariamente coincide con quello di altre persone. Talvolta, invece, automaticamente pensiamo di essere nel “giusto” e che la propria visione del mondo sia l’unica possibile. Questo modo di pensare, quando ci relazioniamo agli altri, e nello specifico leggiamo i loro messaggi scritti, ci porta a delle conclusioni che, in realtà, non sono state espresse apertamente dall’altro, ma che in realtà sono delle nostre mere aggiunte. Ad esempio, gli uomini e le donne differiscono nel loro modo di pensare e interpretare i fatti e le emozioni: se un uomo scrive “Mia moglie si è dimenticata del nostro 10° anniversario di matrimonio” nel leggere ciò un altro uomo può pensare che egli sia arrabbiato, mentre una donna potrebbe credere che egli sia triste. Quando noi diventiamo consapevoli delle nostre convinzioni, credenze, distorsioni del pensiero e di come tutto questo influisce sulla percezione delle emozioni possiamo essere più obiettivi nella comprensione dei messaggi scritti
  3. Esplorare la colorazione emotiva di fondo delle singole parole: la comunicazione è un fenomeno complesso composto da infinite sfumature. Questo è particolarmente evidente anche nella comunicazione scritta. L’uso di una singola parola oppure di un’altra può denotare pesantemente una coloritura emotiva o un’altra. Osservare quanto una parola sia positiva o negativa può permettere di fare luce sulle emozioni sottostanti. Ad esempio, per dire che si sta lavorando si potrebbe scrivere: “Sto lavorando”, oppure “Sto faticando”, oppure “Sono in fase creativa”, oppure “Sono in riunione” e le percezioni di chi legge potrebbero essere molto diverse tra loro
  4. Non partire dal presupposto di sapere come si senta l’altro: i messaggi di testo non sono solo brevi, spesso sono anche incompleti. In queste situazioni finiamo col riempire noi stessi gli spazi mancanti, specialmente per quanto riguarda il tono emotivo dell’altro. In realtà questa strategia non è delle migliori, in quanto ciascuno di noi è una persona differente e come tale reagisce a suo modo nelle situazioni. Chiedersi ogni volta se si sta giungendo ad una conclusione in base alla propria esperienza, oppure se effettivamente ci stiamo basando su elementi concreti che ci sono stati riferiti dall’altro può essere un ottimo metodo per non rischiare di travisare il tono emotivo del messaggio
  5. Esplorare la propria teoria delle emozioni: tutti abbiamo dentro di noi delle vere e proprie teorie delle emozioni. Si tratta di convinzioni secondo le quali le emozioni dovrebbero sorgere, manifestarsi, risolversi, significare. Non sempre siamo pienamente consapevoli di queste nostre teorie, per farle emergere può essere consigliabile analizzare le convinzioni che abbiamo sulla vita emotiva. In genere le emozioni non sono mai uniche, univoche, ma tendono a sovrapporsi tra loro. Ad esempio, se proviamo delle emozioni negative, come magari la tristezza, è possibile che essa sia accompagnata anche da ansia oppure rabbia. Emozioni e pensieri sono sempre strettamente connessi, per questo conoscere le nostre teorie emotive può aiutarci a fare luce sulle emozioni stesse, al fine di decodificarle e comprenderle meglio
  6. Cercare altre informazioni: se non siamo sicuri di avere compreso quali siano le emozioni che il messaggio veicola, il comportamento più semplice e per certi versi sicuro per capirlo consiste nel chiedere direttamente maggiori informazioni. L’obiettivo finale, in ogni caso, consiste nell’evitare di creare noi stessi delle assunzioni sui vissuti altrui al fine di poter comprendere meglio cosa l’altro sta provando. Porre domande, mostrarsi empatici, mettersi nei panni dell’altro possono essere valide strategie per raggiungere tale obiettivo.

 

Non esistono regole comunicative valide in assoluto, in ogni luogo, con ogni persona, in ogni circostanza, ma queste semplici strategie possono rivelarsi utili per comprendere i vissuti emotivi dell’altro se applicate in modo unico, attento, rispettoso e creativo, volta per volta.

 

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