8 Cose che non sai sull’andare da uno psicologo

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Sfatare i luoghi comuni sul percorso psicologico
Di Anna Fata

Gli alti e bassi nella vita possono accadere a chiunque e magari anche molto di frequente. Pressoché ogni giorno veniamo sottoposti a piccole e grandi situazioni da affrontare: non solo i grandi eventi possono metterci a dura prova, ma anche gli eventi della vita quotidiana, specie se continui, ripetuti nel tempo, a breve frequenza l’uno dall’altro possono metterci sotto grande pressione.

Per quanto possibile la maggior parte di noi cerca di tenere duro, si dà da fare, stringe i denti e va avanti. Si ostina ad avvalersi delle proprie forze per adempiere alle ordinarie necessità e incombenze quotidiane a magari neppure pensa che potrebbe chiedere aiuto a qualcuno che potrebbe fornirgli degli strumenti per affrontare meglio le piccole e grande sfide della vita e del lavoro.

Altre volte sappiamo che potremmo o dovremmo chiedere aiuto, perché siamo arrivati al limite della sopportazione, ma nonostante ciò ci ostiniamo ad andare avanti da soli, magari rischiando di mettere a repentaglio la nostra salute e il nostro benessere psicofisico.

Costruire una relazione di fiducia con un professionista della salute e del benessere come potrebbe essere ad esempio uno psicologo può aiutarci ad affrontare meglio la vita e il lavoro, evitando, per quanto possibile, di cadere nella trappola di stress, ansia, depressione, panico, insonnia o altri disturbi psicosomatici che potrebbero insorgere in caso di difficoltà protratte che siamo chiamati a vivere, o di riprenderci più velocemente da essi, casomai vi fossimo caduti, rispetto a quanto potremmo magari fare da soli.

 

Quali sono i miti, le leggende, i pregiudizi che possono ostacolare la richiesta di aiuto ad uno psicologo?

 

1. Chiedere aiuto è un processo sano e “normale”

Spesso, presi dal nostro orgoglio e dal non sapere che in realtà molte altre persone vivono le nostre stesse emozioni, timori, pensieri, preoccupazioni, difficoltà, ci ostiniamo a proseguire da soli nel nostro percorso di vita e di lavoro. Fin da piccoli ci viene insegnato a sbrigarcela da soli: se questo, da un lato, incoraggia l’autonomia e l’indipendenza, non va interpretato in modo assoluto. Tutti abbiamo bisogno di tutto e di tutti. Non sappiamo fare tutto né, temo, mai saremo in tali condizioni. Esistono dei professionisti, come ad esempio gli psicologi, che sono formati ed esperti proprio per offrire supporto e strumenti alle persone al fine di imparare a gestire meglio lo stress, le ansie, i pensieri fastidiosi, le piccole e grandi manie quotidiane, i fastidi psicosomatici, le difficoltà di coppia, i problemi al lavoro e tutto quello che emotivamente, mentalmente e fisicamente può turbare il nostro equilibrio psicofisico

2. Dallo psicologo ci vanno i “matti”

Essere consapevoli che si sta attraversando un momento di difficoltà è il primo passo verso la cura di se stessi, il secondo consiste nel chiedere aiuto, il terzo nel riceverlo, il quarto nel mettere a frutto l’assistenza e gli strumenti che ci vengono trasmessi dallo psicologo. Per attraversare questo processo occorre grande consapevolezza, lucidità mentale, umiltà, fiducia, doti tipiche di una persona che sa ragionare e prendere una decisione con piena capacità di intendere e di volere, quindi non è “matta” secondo i comuni stereotipi del caso

 

3. Parlare allo psicologo è come parlare ad un amico

Secondo questa equivalenza, quindi, rivolgersi ad uno psicologo non vale la pena, in quanto uno o più buoni amici potrebbero essere sufficienti per risolvere i nostri disagi. In realtà le persone care, i familiari, gli amici non solo non hanno gli strumenti specifici per stare accanto alle persone con sofferenze emotive specifiche, ma anche laddove li avessero il coinvolgimento affettivo le renderebbe scarsamente obiettive. Del resto, anche quando un medico o uno psicologo hanno bisogno, si rivolgono a loro volta ad un altro medico o psicologo. Lo psicologo, in questo caso specifico, essendo un perfetto estraneo, riesce a mantenere un atteggiamento non giudicante, attento, compassionevole, obiettivo che le persone care difficilmente possono mantenere. Un amico non può essere uno psicologo per noi, così come il nostro psicologo non può diventare un nostro amico

 

4. Degli psicologi (degli psichiatri, degli estranei) non ci si può fidare

Spesso la difficoltà di stabilire un reale, profondo rapporto di fiducia è una delle basi del nostro malessere. Avere a che fare con un estraneo, paradossalmente, può essere un ottimo modo per superare questa difficoltà e iniziare a svelare il nostro intimo. Inoltre, l’apposita preparazione professionale all’ascolto, al non giudizio, all’accoglienza incondizionata può favorire molto la costruzione di un rapporto aperto e spontaneo, basato sul rispetto e la fiducia che, gradualmente, si riesce a trasferire come modello costruttivo anche su altre relazioni nel resto della propria vita

 

5. Un percorso psicologico non è come andare a scuola

Quando ci si relazione con uno psicologo si è liberi di essere se stessi, non si deve dimostrare alcunché, non ci sono “doveri” specifici se non il rispetto di pochissime regole di base che favoriscono il racconto di se stessi. Anche se in alcuni tipi di percorso psicologico è possibile che vengano assegnati degli esercizi da svolgere a casa, il cliente non è obbligato a svolgerli a tutti i costi né riceve una votazione se li esegue o meno. Lo psicologo può offrire degli strumenti e delle strategie per vivere e lavorare con più serenità ed equilibrio, ma è a discrezione del cliente decidere se, quando, come, dove eventualmente utilizzarli

 

6. La propria situazione personale non è così strana come talvolta si pensa

Uno psicologo è abituato ad ascoltare le persone. Nella sua esperienza può avere ascoltato storie pressoché di ogni tipo e sebbene ogni persona vive situazioni uniche, alcuni elementi possono essere simili tra persona e persona. Essere consapevoli che ogni individuo ha la sua sofferenza, le sue difficoltà, le sue sfide da affrontare permettere di parlare più liberamente senza temere di essere tanto strano quanto si crede

 

7. I percorsi psicologici durano troppo tempo

Ogni percorso psicologico ha una sua durata che è specifica e differente da persona a persona e a seconda della situazione che sta affrontando. Non esistono regole predefinite a priori, tutto è ritagliato in base alle esigenze della persona, della sua disponibilità di tempo, risorse, inclinazione ad approfondire le sue dinamiche emotive, cognitive e comportamentali di fondo oppure di limitarsi a risolvere le problematiche più cogenti. E’ il professionista e il suo metodo di lavoro che si adattano al cliente, non viceversa. Il cliente è sempre al centro del percorso, che deve essere ritagliato intorno alla sua persona

 

8. I percorsi psicologici richiedono la presenza di persona

Oggigiorno è possibile effettuare le sedute psicologiche anche tramite l’ausilio delle moderne tecnologie, il telefono e i sistemi di videoconferenza. Questo permette notevoli risparmi di tempo e denaro associati agli spostamenti. Inoltre, questa modalità può rivelarsi molto utile per le persone malate, inferme, oppure per chi soffre di problemi di ansia sociale, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso.

 

In conclusione: conoscere come si svolge un percorso psicologico, quali strumenti si utilizzano, verificare se si riesce ad instaurare un rapporto di fiducia con un determinato professionista sono elementi fondamentali per avviare un cammino di consapevolezza personale. Ogni situazione è unica e peculiare per questo occorre offrirsi la possibilità di sperimentare e cercare finché non si trova un contesto in cui ci si sente pienamente a proprio agio, liberi e sicuri di poter intraprendere tale cammino.

 

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