Esiste ancora la crisi della mezza età?

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Scopri come cambia la felicità a 40-50 anni
di Anna Fata

Tutti noi nasciamo con un livello geneticamente predeterminato di felicità. I piccoli e grandi eventi della vita possono indurre delle oscillazioni intorno a questo livello medio che poi dopo un periodo maggiore o minore tende a riaffiorare. Ad esempio si è visto che vincere una grande somma di denaro può innalzare il livello di felicità per al massimo un paio di anni per poi tornare al livello di partenza, o talvolta anche a un livello inferiore. Al tempo stesso anche un lutto, la perdita del lavoro o altri momenti di crisi possono indurre un calo anche notevole della felicità che però una volta elaborati, col tempo, tende a rialzarsi.

Numerose ricerche nel campo della Psicologia Positiva hanno inoltre messo in luce che i livelli di felicità subiscono delle oscillazioni anche in concomitanza con le varie fasi della vita che ciascuno di noi attraversa. Ad esempio, secondo gli economisti David Blachflower e Andrew Oswald sia gli uomini, sia le donne a metà della loro vita raggiungono il più basso livello di soddisfazione della vita. In tale fase esistenziale la valutazione della felicità, quella di cui comunemente parliamo, all’interno di una curva a U, tocca il suo punto più basso. La felicità affettiva, invece, cioè quella legata allo stato d’animo, è correlata alla depressione. Nonostante ciò, le persone possono sperimentare scarsa soddisfazione nella vita pur senza essere depresse.

Quando ci si sente insoddisfatti si finisce col cadere in un circolo vizioso nel quale si comincia a pensare alla propria insoddisfazione che a sua volta crea ulteriore insoddisfazione, infelicità e sfocia nell’abbassare il tono dell’umore. Se però si è consapevoli del fatto che in alcune fasi della vita il livello di felicità di suo decresce si può evitare che questa spirale discendente prenda il sopravvento.

 

La curva della felicità

Secondo le tesi contenute nel libro “The Happiness Curve: Why Life Gets Better After 50” di Jonathan Rauch la felicità tra 20 e 40 anni segue una curva che tende a declinare dall’ottimismo tipico della giovinezza fino a toccare il punto più basso a circa 40 anni, per poi ricominciare a risalire intorno ai 50.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, però, non si tratta della tipica crisi della mezza età, ma di una fase fisiologica di vita in cui avviene un cambio di valori e priorità esistenziali. Si tende a mettere in secondo piano la competizione, per lasciare maggiore posto alla compassione, alla gratitudine, alla saggezza, che caratterizzano più ampiamente la seconda parte del proprio percorso di vita.

Come è ovvio si tratta di dati medi ricavati dall’analisi di grandi gruppi di persone per un ampio numero di anni mantenendo pressoché uniformi lo status sociale, le condizioni di salute, il reddito, il numero di figli, lo stato coniugale, l’educazione. Ogni persona, in realtà vive esperienze del tutto differenti.

Anche se questa curva ad U pare che sia molto diffusa e pervasiva, si dubita che possa essere universale. Sembra che essa sia molto dilagante soprattutto nei Paesi ad alto reddito. Ad esempio si è visto che in nazioni come l’Unione Sovietica e l’Europa dell’Est il benessere e la felicità dei bambini sono inferiori rispetto a quello dei bimbi occidentali e tendono a declinare con il crescere dell’età.

In America Latina e nei Caraibi, invece, il benessere e la felicità dei bambini risultano piuttosto alti, anche se inferiori rispetto ai Paesi occidentali, ma poi tendono a deteriorarsi. Nei Paesi dell’Africa del sud, infine, la soddisfazione nella vita tende a mantenersi costantemente bassa.

Alcuni ricercatori sono arrivati ad ipotizzare che in realtà la curva ad U della felicità sia un’illusione statistica dovuta al fatto che le persone infelici tendono a morire più precocemente. Il legame tra salute fisica e felicità è noto ed è a duplice: le persone più felici tendono a essere più in salute e lo stare bene fisicamente rende più probabile (ma non necessariamente) essere felici. Oltre a ciò vi è da considerare che il campione delle persone degli studi longitudinali che durano per anni tendono in parte col tempo a calare, in quanto alcune persone possono ritirarsi in itinere.

 

Che cosa genera il calo della nostra felicità a metà della vita?

Su un piano psicologico si ipotizza che nella prima fase dell’esistenza, da giovani, si hanno tanti sogni, desideri, progetti, aspettative, a volte anche poco realistiche. Successivamente la mezza età ci mette nelle condizioni di un maggiore realismo, un cambiamento di alcuni valori e priorità, una maggiore capacità di imparare a gioire delle piccole cose del momento presente. Il calo della felicità a metà della vita, in questa interpretazione, quindi, sarebbe fisiologico e temporaneo e potrebbe preludere a maggiore maturità, serenità, pace interiore.

Questo non significa che tutte le persone nella seconda parte della vita siano necessariamente felici, ma forse che lo stereotipo dell’infelicità crescente con il passare degli anni dovrebbe essere in ampia parte ridimensionato.

 

Quali sono le strategie per coltivare la propria felicità?

Anche se la felicità è in parte geneticamente predefinita, anche se parzialmente viene influenzata dai fatti della vita, con il nostro atteggiamento interiore e con i nostri comportamenti possiamo attivamente modificarla. Alcune semplici strategie per innalzare il nostro livello di felicità possono essere:

 

1. Imparare a essere attenti e concentrati nel momento presente

Gran parte della felicità alberga nel presente, se siamo distratti, se rimuginiamo continuamente sul passato o siamo in ansia per il futuro, rischiamo di perdere molte occasioni di gioia e di felicità.

 

2. Evitare di avere aspettative troppo elevate

Avere delle aspettative ci proietta nel futuro e ci impedisce in ampia parte di cogliere la felicità nel presente. Inoltre, avere aspettative troppo elevate espone al rischio che queste non si realizzino o lo facciano in modo diverso da come desideriamo esponendoci alla delusione.

 

3. Evitare di confrontarsi con gli altri

Ogni persona è un mondo a sé, ogni persona vive una sua vita che non può in alcun modo essere paragonata a quella altrui. I confronti, specie con persone che stimiamo, anche se possono ispirarci a fare sempre meglio, alla lunga possono suscitare insoddisfazione, competizione e frustrazione.

 

4. Non rimandare a domani

Spesso rimandare a domani impegni gravosi ci appesantisce oggi e ci rende infelici. Rimandare situazioni piacevoli, gratificanti ci espone all’evenienza che magari domani non si potranno realizzare.

 

5. Coltivare le relazioni

Investire nelle relazioni di amicizia e di amore può rappresentare una delle fonti primarie di felicità. Il contatto emotivo, mentale, fisico che ne deriva stimola il benessere psicofisico e la felicità.

 

Anche se non esistono ricette preconfezionate, valide per tutti e in modo ubiquitario, capaci di renderci felici, esistono tante piccole e grandi strategie che si possono applicare nella vita di tutti i giorni che possono aiutarci a vivere meglio con noi stessi e con gli altri e a renderci più felici e sereni.

 

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