Come evitare che lo smartphone danneggi le tue relazioni

Usare le tecnologie come strumenti di connessione e non di distacco
di Anna Fata

Nel mondo, pare che l’82%  delle persone possegga almeno uno smartphone. L’89% lo controlla entro un’ora dal risveglio, l’81% prima di andare a dormire e il 51%, di notte, mentre è a letto. Mediamente nel corso della giornata uno smartphone viene controllato 47 volte, i giovani tra 18 e 24 anni lo controllano ben 86 volte.

Il 47% delle persone vorrebbe ridurre l’uso dello smartphone (fonte dati Digitalic).

Quest’ultimo dato sembra alquanto interessante, perché indica quanto ci siamo lasciati invadere l’esistenza da questi strumenti e siamo forse arrivati ad un punto di svolta. Se è indubbia la loro utilità ai fini della reperibilità personale, del contatto, dello scambio e dell’utilizzo di numerosi servizi accessori che essi offrono, è altrettanto vero che molti di noi sono finiti per abusarne.

 

Come usare al meglio gli smartphone

Secondo il Global Mobile Consumer Survey 2016 di Deloitte gli Italiani sono il popolo che litiga maggiormente con il partner e i figli (27%) , seguiti dai genitori (22%) che lamentano il fatto che trascorriamo troppo tempo a visionare lo smartphone.

Gli smartphone e tutti i dispositivi tecnologici, come tali sono neutri, offrono possibilità, ma comportano anche limiti e rischi. Conoscerli appieno e farne buon uso è una nostra scelta e responsabilità. Alcune strategie potrebbero rivelarsi utili per un uso costruttivo degli smartphone:

 

1. Non sostituire le relazioni vis a vis con quelle tramite smartphone

Il numero di ore che abbiamo a disposizione ogni giorno è sempre quello, ma le attività in cui siamo impegnati sembrano crescere a dismisura. In questi ultimi anni anche lo smartphone si è inserito tra ciò che assorbe il nostro tempo e la nostra attenzione. Questa nuova attività spesso è andata a discapito delle relazioni de visu.

Numerose ricerche nel campo della Psicologia Positiva indicano che coltivare le relazioni può essere una delle fonti principali di felicità e di benessere psicofisico, migliora il tono dell’umore, riduce il rischio di depressione e di sintomi cardiovascolari. Questo è particolarmente vero nel caso di interazioni faccia a faccia. Lo smartphone può rivelarsi utile, quindi, per avviare un contatto, mantenerlo, a patto che non si sostituisca al contatto personale.

2. Non utilizzare lo smartphone quando ci si trova con altre persone

Per coltivare le relazioni è fondamentale essere presenti e attenti con tutto se stessi. Può sembrare scontato, ma di fatto non lo è, considerato che la presenza dello smartphone oggi è dilagante al punto che spesso invade anche i momenti di privacy ed intimità.

Quando l’attenzione viene parzialmente catalizzata dallo smartphone la qualità della relazione diminuisce, la conversazione perde di continuità, di profondità, di interesse, di gratificazione, si impoverisce. E’ più facile rendersi conto di questo quando è la persona che abbiamo di fronte che controlla il telefono, ma molto meno quando siamo noi in prima persona a farlo.

Per evitare di cadere in questa trappola può essere utile ricordarsi come ci si sente quando un’altra persona usa lo smartphone in nostra presenza.

3. Non tenere sott’occhio lo smartphone quando si affronta una conversazione importante

Lo smartphone può distrarre la nostra attenzione anche con la semplice presenza, senza che venga di fatto consultato. La sua mera presenza su un tavolo può indurre un calo dell’attenzione, dell’interesse, dell’empatia, della fiducia e della qualità complessiva della relazione.

Solo la presenza e l’attenzione totale possono aiutare a creare una relazione basata sulla fiducia, che a sua volta è una delle condizioni indispensabili per permettere una conversazione intima, profonda, complessa, significativa.

4. Non lasciare che lo smartphone impedisca di socializzare con gli estranei

Anche le semplici e fugaci interazioni con gli estranei possono contribuire al nostro benessere facendoci sentire utili e connessi. Pare che anche il semplice tenere in mano uno smartphone possa contribuire a tenere lontano gli altri, riducendo la probabilità che essi ci rivolgano la parola.

Per evitare di perdere l’opportunità di stabilire nuove connessioni può essere utile non tenere sempre in mano il telefono, se non strettamente necessario e utile in quel momento.

5. Se ci si connette ai Social, meglio essere attivi

I Social Network sono nati per mettere in connessione le persone. Molte persone, tuttavia, si limitano a osservare il flusso delle attività altrui, senza intervenire. Diverse ricerche hanno messo in luce che trascorrere troppo tempo a guardare i Social può indurre un abbassamento del tono dell’umore, dell’autostima, un senso di solitudine, di apatia e un impoverimento della qualità delle relazioni.

Al contrario, agire concretamente per coltivare le proprie relazioni, anche online, sembra che possa contribuire a migliorare lo stato d’animo, l’autostima, il senso di connessione e ridurre la sensazione di isolamento e solitudine.

6. Connettersi ad altre persone per fronteggiare le proprie sofferenze

Anche se avere a che fare con le persone vis a vis può comportare maggiori benefici per il benessere e la salute psicofisica rispetto a quanto si può ottenere tramite la mediazione di dispositivi tecnologici, non sempre questo è possibile, per vari motivi. In questi casi restare in connessione e interagire con altre persone tramite smartphone può essere di grande aiuto, specie se si hanno delle sofferenze fisiche e/o emotive.

 

In conclusione: gli smartphone, così come tutti i dispositivi tecnologici, possono offrire delle grandi opportunità per avviare nuove conoscenze, restare in contatto, continuare a coltivare le proprie relazioni. D’altra parte hanno anche degli svantaggi e dei limiti. Sta a ciascuno di noi essere consapevoli delle loro possibilità e dei loro limiti e assumerci la responsabilità di scegliere l’uso che può arrecare maggiore beneficio per la nostra salute psicofisica e sociale.

 

Per approfondire leggi il libro: “Mywebidentity- Aspetti psicosociologici dell’identità online

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