Come ridurre gli acquisti compulsivi

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Come capire se una cosa ci serve veramente e vale la pena acquistarla
di Anna Fata

Sarà accaduto a molti di noi di trovarsi di fronte ad una vetrina e avvertire un impulso irresistibile ad entrare ed acquistare l’oggetto che in quel momento sembra irrinunciabile e indispensabile. Oggi con gli acquisti online questa tendenza è in netto aumento. Basta un click, comodamente seduti in poltrona o nel corso di una breve pausa caffè in ufficio, e in 24 ore o anche meno magicamente l’oggetto bramato si materializza tra le nostre mani.

Gli acquisti online sono forse tra i più insidiosi: tutto sembra appositamente studiato per farci cedere alle tentazioni, per solleticare le nostre emozioni e i nostri istinti e indurci ad un acquisto più sulla base dell’impulso del momento, che non della ragione ponderata (anche se spesso siamo convinti dell’esatto contrario).

Ne sono riprova, tra le altre cose, i vari ripensamenti e talvolta rimorsi a cui andiamo incontro subito dopo avere sfoderato la carta di credito. Oppure quando ne riceviamo il rendiconto a fine mese. Non usare i soldi contanti, infatti, ha il vantaggio psicologico di smaterializzare la transazione e indurre la sensazione che, tutto sommato, non si sia verificata.

Se un acquisto compulsivo, di maggiore o minore entità, una volta ogni tanto può capitare a chiunque, quando tale comportamento diventa una costante si può trattare di sindrome da shopping compulsivo. Si calcola che circa il 5% della popolazione soffra di questo disturbo e circa il 75-95% sono donne.

E’ una vera e propria dipendenza con meccanismi simili anche alla anoressia e bulimia. E’ un disturbo legato alla difficoltà di controllare gli impulsi, che coinvolge il centro della gratificazione e della ricompensa. Funge da sostituto di altre forme di appagamento, che offre sollievo e soddisfazione temporanea, che vengono sostituiti rapidamente da vergogna, imbarazzo, senso di colpa, vissuti depressivi.

 

Lo shopping come piacere

Indubbiamente lo shopping come esperienza complessiva può suscitare piacere. E’ proprio su questa base che gli esperti di marketing creano esperienze sensoriali sempre più raffinate per suscitare le emozioni e le sensazioni più appaganti e soddisfacenti. Il prodotto o servizio, in tal caso, arrivano ad acquisire un ruolo relativamente marginale rispetto ad un processo più globale. Non si tratta meramente di possedere qualcosa, ma di vivere una esperienza esclusiva ed unica.

Quando, però, il possesso diventa una meta fine a se stessa il rischio è restare sopraffatti da un accumulo continuo. Si viene oberati da oggetti di utilità relativa, si perde il piacere dell’esperienza di acquisto e consumo, che vengono sostituiti da un mero riempimento di un vuoto che si configura prima di tutto come affettivo e che, in realtà, nessun oggetto in quanto tale potrà mai colmare.

Ad esempio, si calcola che l’uomo americano medio possieda all’incirca 11 paia di scarpe e la donna 13. L’esborso totale si aggira intorno a due settimane e mezzo di stipendio. Di tutte queste scarpe possedute ne vengono utilizzate pressapoco 3 paia in modo regolare, mentre le altre non arrivano a raggiungere il livello del logorio.

 

Come ridurre gli acquisti compulsivi

Secondo una recente ricerca condotta da Jihye Jung e Nivriti Chowdhry presso la Rice University è possibile cercare di ridurre la propensione a cedere agli acquisti compulsivi tramite una forma di visualizzazione chiamata “riflessione”. Essa sembra in grado di ridimensionare il senso di urgenza che spinge all’acquisto e si può utilizzare proprio mentre si è in preda a tale istinto.

La riflessione consiste nel pensare intensamente e nel ricordare nel dettaglio come sono stati utilizzati gli oggetti che si possiedono di recente. Pare che questa strategie sia più efficace se si pensa ad un oggetto funzionale come un elettrodomestico, un frullatore, un tagliaerba, uno spazzolino elettrico, ecc.

La procedura che viene suggerita consta di 3 fasi:

  1. Prendersi un minuto per pensare ad un prodotto che si è acquistato, che si possiede e che si è utilizzato di recente
  2. Descrivere in poche parole questo prodotto nel dettaglio
  3. Descrivere come si è utilizzato tale prodotto di recente. Spiegare nello specifico quando, dove, come, per quanto tempo si è usato l’oggetto e poi riflettere almeno due minuti su tale esperienza.

In aggiunta, progettare di utilizzare un prodotto che si possiede, ma non si usa da tempo pare rinforzare gli effetti benefici di tutta la procedura.

 

I benefici del riflettere sull’uso degli oggetti acquistati

Le persone che riflettono sull’uso recente dei loro possedimenti e meglio ancora anche sulla programmazione d’uso di cose inutilizzate da tempo si è visto che è in grado di ridurre fino al 14% la cifra che si è disposti a spendere per acquistare nuovi oggetti.

In conclusione: anche se non esistono strategie miracolose che possono farci superare una tendenza agli acquisti compulsivi, che spesso nasconde dinamiche e disagi psicologici ben più profondi, una semplice tecnica come la riflessione sugli oggetti posseduti, il loro utilizzo e il possibile uso di quelli dimenticati da tempo, può concederci del tempo e maggiore ponderazione che possono ridurre la probabilità di cedere alla tentazione del momento.

 

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