Perché si termina una relazione scomparendo

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Il ghosting come strategia di chi cerca l’anima gemella
di Anna Fata

Chi più, chi meno, molti di noi hanno sperimentato almeno una volta nella vita una rottura di una relazione di coppia. Sono cose che possono capitare. Quello che può cambiare molto è la modalità con cui si verifica questo processo e le conseguenze interiori che ne possono scaturire.

Può essere molto diverso sul piano emotivo decidere di lasciare un partner, oppure di essere lasciati. Altrettanto differente può essere parlare, confrontarsi, magari di persona per affrontare insieme questo delicato passaggio, oppure nascondersi dietro una telefonata o una fredda e distaccata mail, sms o messaggio su WhatsApp.

Oggi le moderne forme di comunicazioni, in ampia parte mediate da dispositivi tecnologici, se è vero che consentono di tenersi in contatto a tutte le ore, in ogni luogo, con le modalità più funzionali ad ambo i partner, è anche vero che contemporaneamente c’è l’altra faccia della medaglia. Un eccesso di comunicazioni tecnomediate può creare distanza, anziché vicinanza, soprattutto se viene usato per affrontare questioni intime e delicate in cui la comunicazione non verbale, trasmissibile solo vis a vis, viene in ampia parte a perdersi.

 

Cos’è il ghosting?

Una forma molto attuale di affrontare le separazioni è il cosiddetto “ghosting” in cui uno dei due partner sparisce, al pari di un fantasma, taglia tutti i ponti e ignora ogni tentativo di contatto da parte dell’altro.

Questo comportamento implica uno sforzo minimo nel distanziarsi dal partner e appare totalmente senza cuore, è un atteggiamento passivo-aggressivo, egocentrico, mancante di empatia, crudele. Permette di non affrontare le emozioni disturbanti che possono derivare dal deludere l’altro, di controllare una situazione, ma il partner che dall’altra parte subisce questo fenomeno si sente usato, trascurato, privato di rispetto, soffre anche fisicamente, perché si attivano le aree cerebrali deputate al dolore del corpo, è confuso, tende a rimuginare, si colpevolizza.

 

Sei la mia anima gemella?

Una recente ricerca condotta da Gili Freedman presso il Dartmouth College ha analizzato un campione di 500 uomini e donne per comprendere le loro inclinazioni a credere al destino, alla possibile presenza di un’anima gemella a cui si è predestinati, oppure alla crescita, secondo la quale ciascuno di noi cambia nel tempo e che si possono affrontare le difficoltà di coppia e superarle lavorandoci sopra, e la relazione tra queste convinzioni e il ghosting.

Dai risultati è emerso che circa un quarto dei soggetti ha subito il ghosting in passato e circa un quinto lo ha effettuato. Coloro che credono fortemente al destino è più probabile che possano accettare tranquillamente di fare ghosting, il 22% nel caso di una relazione a breve termine e il 63% nel caso di una relazione a lungo termine. Al contrario coloro che credono alla possibilità della crescita della relazione ritengono poco che sia accettabile il ghosting in una relazione a breve termine, mail 38% di loro ritiene che sia accettabile in una relazione a lungo termine.

Coloro che credono molto nel destino nel 24% non hanno una immagine particolarmente positiva di chi fa ghosting e nel 43% del ghosting in se stesso. Coloro invece che credono nella crescita nel 35% dei casi hanno una immagine negativa di chi effettua il ghosting, ma non sono particolarmente inclini a praticarlo loro stessi.

Pare, quindi, che coloro che credono nel destino siano più propensi a tagliare i ponti in modo deliberato e deciso se si rendono conto che quella che hanno di fronte non è la loro anima gemella e che questo comportamento sia appropriato a prescindere dai modi in cui lo fanno.

Ulteriori recenti ricerche hanno evidenziato che solo coloro che credono al destino è meno probabile che rimangano amici del loro ex partner. In questo senso sembra che siano molto centrati su loro stessi, incuranti di arrecare dolore a chi sta dall’altra parte.

 

Come concludere una relazione 

Concludere una relazione è sempre un passaggio molto delicato. Che si tratti di una decisione unilaterale, oppure condivisa, comporta sempre delle difficoltà, sia per chi la esercita, sia, a volte anche di più, per chi la subisce.

Il dialogo, la condivisione, la comunicazione aperta, specie sul fronte emotivo, empatico, rispettoso può aiutare entrambi i partner ad affrontare insieme questa fase. Fuggire, interrompere di punto in bianco ogni contatto, senza offrire spiegazioni, quasi mai è la soluzione migliore.

Questo momento di transizione difficilmente è puntuale e istantaneo, ma comporta un lungo cammino di incubazione, realizzazione e metabolizzazione al termine del quale, nella migliore delle ipotesi, entrambi i partner sono pronti per una nuova relazione affettiva. Se, al contrario, restano delle aree non chiare, non risolte, è possibile che questo pregiudichi futuri rapporti.

 

Per approfondire, leggi il libro: “Amore Zen

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