Cosa si nasconde dietro la cattiveria delle persone

cattiveria-cosa-cela

Come comprendere il lato oscuro di ciascuno di noi
Di Anna Fata

Oggi è sufficiente guardarsi intorno nei luoghi che frequentiamo quotidianamente, accendere la televisione, partecipare ad una discussione su un social network per rendersi conto quanto manifestazioni di astio, aggressione, rancore, acredine e vera e proprie espressioni di cattiveria gratuita siano diffuse e dilaganti.

Cosa si cela dietro tanta aggressività? Esistono persone più aggressive e incattivite di altre? Come si arriva ad essere tanto cattivi?

Queste sono solo alcune delle domande che possono sorgere di fronte a tali manifestazioni, che possono sconcertare chi le osserva dall’esterno o danneggiare a tal punto la psiche o anche il corpo di chi ne è oggetto.

 

Cos’è la cattiveria?

La cattiveria può essere una forma di comportamento o azione crudele o meschina volta a provocare danno o dolore in modo volontario, o a volte involontario, al prossimo. Comporta la manifestazione più o meno aperta o subdola di ostilità.

In merito alla cattiveria sono state formulate diverse ipotesi. Ad esempio, secondo l’interpretazione biologica Mina Cikara e Susa Fiske, ricercatrici dell’Università di Princeton, hanno dimostrato l’associazione tra l‘invidia e un vero e proprio piacere su base fisiologica, secondo l’attività muscolare del sorriso mentre si assiste a scene spiacevoli che si attiva in alcune persone in modo particolare in tali circostanze.

Secondo prospettive sociopsicologiche, invece, la cattiveria fa parte di ciascun essere umano e le condizioni familiari, culturali, educative, economiche, politiche possono contribuire a equilibrarle, reprimerle o esacerbarle.

Dagli ‘50 in poi le ricerche sul lato cattivo della personalità hanno cominciato ad essere più frequenti e sistematiche e hanno messo in luce che esistono alcuni tratti della personalità che possono predisporre verso una maggiore o minore cattiveria e comportamenti dannosi per il prossimo.

Ad esempio, si è riscontrato che i comportamenti antisociali, non etici possono associarsi a scarsa empatia, tendenza a manipolare l’altro, mancanza di morale, elevato narcisismo, impulsività. Non tutte le persone cattive, però, sono identiche tra loro, esiste un certo grado di variabilità personale.

 

Cos’è il Fattore Oscuro della Personalità?

Alcune recenti ricerche hanno scoperto che esiste un elemento che accomuna tutte le persone cattive che è il Fattore Oscuro della Personalità (detto anche Fattore D, Dark Factor) che consiste nella tendenza generale a massimizzare il proprio utile personale, non curandosi, accettando o provocando in modo malevolo lo svantaggio altrui, giustificando i propri comportamenti con delle convinzioni anti sociali.

Le persone con un forte Fattore D sono focalizzate esclusivamente sul raggiungimento dei loro obiettivi, senza curarsi del fatto che le loro azioni possono danneggiare gli altri o addirittura agendo attivamente per fare del male agli altri, pur di ottenere ciò che vogliono.

Questo lato oscuro si può manifestare in modo diverso da persona a persona, anche se alcuni elementi di fondo possono essere comuni.

 

Gli aspetti psicologici del Fattore D 

Gli aspetti psicologici che caratterizzano il Fattore D sono:

  • Machiavellismo: implica la legittimazione dell’uso dell’inganno e della manipolazione per ottenere ciò che si vuole
  • Disimpegno morale: comporta un atteggiamento verso il mondo in cui non si tengono in considerazione le implicazioni etiche e morali delle proprie azioni
  • Narcisismo: consiste in un senso di grandiosità e superiorità combinato con la convinzione che usare gli altri o anche a maltrattarli per avere ciò che si desidera sia legittimo
  • Diritto psicologico: è la convinzione si debba avere di più e che si debba essere trattati meglio degli altri
  • Psicopatia: si manifesta nel disprezzo verso gli altri, con bassa empatia, scarso autocontrollo, elevata impulsività
  • Malignità: si esplica nel comportarsi in modo tale da danneggiare gli altri, vendicarsi, anche talvolta a costo di nuocere non solo agli altri, ma anche a se stessi
  • Sadismo: si presenta con comportamenti insensibili, crudeli, umilianti in cui si infliggono dolori e sofferenze fisiche e/o psicologiche al fine di porsi in una posizione di dominio, potere o godimento.

Le ricerche hanno messo in evidenza che coloro che riportano elevati punteggi in tali caratteristiche hanno anche un alto valore del Fattore D.

 

Cosa cela il Fattore D?

Pare che dietro il Fattore D vi siano tre elementi:

  1. La massimizzazione del vantaggio: consiste nel compiere tutto ciò che è necessario per arrivare dove si vuole
  2. Il compimento di ciò che può ostacolare gli altri nel raggiungere i loro obiettivi
  3. La convinzione che la propria malvagità sia giustificata da vari elementi (es. l’essere superiori agli altri, avere l’autorità per farlo).

Nel complesso le persone che hanno un alto valore di Fattore D sono molto egoiste. Chi più, chi meno, siamo tutti un po’ egoisti, cerchiamo di curare i nostri interessi e per questo agiamo di conseguenza. Nella maggior parte dei casi, però, i nostri obiettivi e le azioni che intraprendiamo per perseguirli non comportano degli effetti nocivi diretti intenzionalmente verso gli altri.

Alcune volte ciò che otteniamo può andare a discapito di altre persone, come ad esempio cercare di ottenere una promozione ad una nuova posizione professionale che si è resa disponibile e che può essere attribuita ad una sola persona. In tali casi, però, si sa che ci sarà chi vince e chi perde.

In tutti questi casi, in genere, la maggioranza di noi non agisce a proprio favore a discapito degli altri in modo intenzionale. Le persone con un forte Fattore D lo fanno, invece: o non si curano dell’impatto che possono avere sugli altri, oppure li danneggiano deliberatamente per le proprie finalità.

Talvolta persino l’obiettivo stesso può essere lesivo per il prossimo, come nel caso di una vendetta. Anche in questi casi in tali persone non vi è ombra di rimorso, ripensamento, colpa, ma vere e proprie giustificazioni a favore di tali comportamenti.

 

Come limitare la propria cattiveria

Attualmente le ricerche non sono pienamente in grado di stabilire perché tale tratto di personalità può sorgere in alcune persone e magari non in altre. Un’altra domanda a cui la scienza dovrebbe provare a rispondere è cosa si può fare sul piano individuale e sociale per ridurre tale fattore nelle persone.

Al momento attuale ciascuno di noi può limitarsi a lavorare su se stesso per sviluppare la consapevolezza dei propri pensieri, emozioni, sensazioni, comportamenti. Inoltre, può essere opportuno, magari tramite la Meditazione, coltivare: la comprensione, l’accettazione, la compassione, il perdono, la benevolenza verso se stessi e verso gli altri.

Il famoso mondo migliore, più buono e umano che molti di noi vorremmo là fuori, inizia prima di tutto e va coltivato dentro noi stessi.

 

Per approfondire, leggi il libro: “L’Etica del Cuore

etica-cuore-anna-fata-libro

Tag:, , , , , ,

Ti potrebbe interessare anche

di
Articolo precedente Articolo successivo
0 condivisioni
Customized Social Media Icons from Acurax Digital Marketing Agency
Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterCheck Our FeedVisit Us On Linkedin