Come la Meditazione può rendere più acuta la mente

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La Meditazione come strumento per affinare l’attenzione e la salute mentale
di Anna Fata

La Meditazione consiste nell’attenzione al momento presente, senza alcun giudizio, azione, reazione. Si focalizza sull’essere. In questa condizione la mente si placa, si stabilizza, osserva le cose con chiarezza. Di fatto è la condizione fisiologica di base della mente quando non è agitata da pensieri né emozioni perturbanti. E’ uno stato che sorge spontaneo quando ci si ferma.

Imparare a praticare la Meditazione è molto semplice, alla portata di tutti, possibile ad ogni età, dall’infanzia alla terza e quarta età. E’ sufficiente dedicare anche solo pochi minuti ogni giorno focalizzandosi sul ritmo del respiro e la percezione del corpo, mentre si osserva lo scorrere dei pensieri e delle emozioni lasciando semplicemente che passino da sé.

La Meditazione si può praticare pressoché in ogni luogo, in ogni momento, seduti, sdraiati, o anche in piedi.

Lo scopo finale della Meditazione è la conoscenza di sé, l’attenzione e l’introspezione sono i mezzi con cui si raggiunge. Non è un’attività che porta ad estraniarsi dalla realtà, ma al contrario ad essere sempre più pienamente presenti in essa. L’introspezione, infatti, gradualmente si amplia fino ad includere la consapevolezza dell’ambiente esterno.

A partire dagli anni ‘50 e ‘60 la pratica della Meditazione è stata oggetto di un numero crescente di studi scientifici che ne hanno rilevato parecchi benefici a livello fisico, cognitivo, emozionale, sociorelazionale, professionale. Uno dei benefici più ricorrenti riguarda l’affinarsi dell’attenzione.

 

I benefici della Meditazione per la mente

Un recente studio condotto presso il Trinity College Insitute of Neuroscience e il Global Brain Health Insistute al Trinity ha indagato il legame neurofisiologico esistente tra la respirazione e l’attenzione.

Precedenti ricerche avevano messo in luce i benefici cognitivi che la Meditazione basata sul respiro e le pratiche yoga possono arrecare. Tra i più comuni vi sono:

  • maggiore abilità di focalizzarsi
  • minore tendenza a distrarsi
  • maggiore livello di attivazione cognitiva
  • più emozioni positive
  • meno reattività emotiva.

Ciò che però non era stato compreso a fondo finora era il legame neurofisiologico tra la respirazione e gli aspetti cognitivi. In questa ricerca è stato rilevato che il respiro influisce direttamente sui livelli di noradrenalina cerebrale, che viene secreta quando ci sentiamo stimolati, focalizzati o attivati emotivamente. Quanto questa sostanza viene prodotta in adeguata quantità può aiutare il cervello a creare nuove connessioni in modo tale da aumentare l’attenzione e migliorare la salute cerebrale nel suo complesso.

Se, al contrario, viene prodotta troppa noradrenalina ci sentiamo stressati, agitati, se ne viene secreta poca ci sentiamo indolenti, pigri, fiacchi. Quando, invece, la quantità è ottimale la mente, il cervello e le emozioni funzionano in modo armonico e chiaro.

Esiste una zona del cervello chiamata “locus coeruleus” che produce l’adrenalina. Quando cambia il ritmo respiratorio anche questa zona cerebrale ne viene influenzata e con essa anche la qualità dell’attenzione. Pertanto si è visto che focalizzandosi sul ritmo del respiro, regolarizzandolo, anche l’attenzione nel suo complesso può essere ottimizzata e a sua volta concentrandosi sull’attenzione anche il ritmo respiratorio si sincronizza meglio. Esiste, quindi, un circolo virtuoso tra ritmo respiratorio e attenzione che si rinforza a vicenda.

 

I tipi di Meditazione e attenzione

Tradizionalmente si possono individuare due grandi tipi di pratiche di Meditazione basate sul respiro:

  • quelle che si focalizzano sull’osservazione del ritmo del respiro (es. la Mindfulness)
  • quelle che tendono a controllare il respiro (es. il Pranayama).

Ciascuna di esse ha le sue peculiarità e i suoi benefici e come tali possono essere maggiormente indicate per alcune situazioni e persone, oppure per altre.

Ad esempio, nel caso di attenzione deficitaria o fluttuante, osservare il ritmo del respiro e le relative sensazioni può essere un utile modo per rinforzare la concentrazione, la focalizzazione, l’attenzione.

Nei casi, invece, in cui l’attenzione viene compromessa da una intensa attivazione fisica, mentale o emotiva (ad es. in caso di performance sportive, di studio o di lavoro elevate, oppure in situazioni di ansia o panico) può rivelarsi utile modificare il livello di attivazione controllando il respiro. Entrambe le tecniche si sono rivelate utili nel breve, medio e lungo termine.

 

Le prospettive future

Anche se gli studi sui benefici che la pratica della Meditazione comporta sul respiro e altre funzioni fisiche, mentali ed emotive, sono numerosi e noti da tempo in questa ricerca si è arrivati ad individuare il substrato e i meccanismi neurofisiologici che li regolano.

Queste scoperte sono importanti perché hanno delle implicazioni relative all’invecchiamento cerebrale. E’ noto che con il progredire dell’età il cervello tende a perdere massa, ma questo accade meno nelle persone che praticano la Meditazione da tanti anni. In questo modo il cervello delle persone avvezze alla Meditazione ha un minore rischio di sviluppare le varie forme di demenza senile e un maggiore rafforzamento delle diverse funzioni cerebrali.

Ancora più importante è l’osservazione di come un sano e sereno ritmo respiratorio possa regolare la secrezione della giusta quantità della noradrenalina, che a sua volta contribuisce alla creazione di nuove connessioni cerebrali.

 

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