Come il denaro può contribuire alla tua felicità

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I soldi come ingrediente per la ricetta della felicità
di Anna Fata

In merito al denaro i vissuti e le percezioni possono essere assai contrastanti in ciascuno di noi. Queste contraddizioni si riflettono anche in numerosi motti popolari e proverbi, al punto che denaro e felicità appaiono contrapposti: non si possono avere entrambi. D’altra parte, se è vero che i soldi non consentono di comprare la felicità, la carenza di denaro può contribuire anche ampiamente alla nostra infelicità.

Forse, in modo molto lucido, come affermava Jean Jacques Rousseau:

“Il denaro che si ha è lo strumento della libertà.

Quello che si insegue è lo strumento della schiavitù”.

Il denaro è uno strumento, come tale è neutro: se può contribuire alla nostra (e altrui) felicità, oppure infelicità, dipende dall’uso che ne facciamo.

Guadagnare e possedere molti soldi, in molti casi, va di pari passo con l’incremento di responsabilità, preoccupazioni, ansie, impegni e per questo, forse, oltre una determinata soglia può contribuire a sottrarci la felicità. Al tempo stesso numerose correnti filosofiche, religiose ci ricordano come un eccesso di soldi può renderci schiavi e pertanto ci invitano a superare gli attaccamenti, a donare di più, a vivere nell’essenziale.

 

Il denaro può acquistare la felicità?

Secondo una ricerca condotta dalla The Gallup Organization e dai ricercatori di Princeton e University of British Columbia in cui è stato chiesto alle persone come avrebbero utilizzato del denaro trovato al fine di comprendere il legame tra soldi e felicità, si è compreso che la risposta dipende da come viene posta la domanda.

In essa è stato chiesto agli abitanti di 156 nazioni di classificare la qualità della loro vita su una scala da 0 a 10, con un numero più elevato pari ad una maggiore qualità. Le 5 nazioni che si sono posizionate all’apice della classifica, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Olanda, Canada, avevano livelli superiori di salute, pace, libertà, con maggiori possibilità di accesso a servizi sanitari, familiari, educativi.

Le nazioni più infelici sono risultate quelle delle zone più povere dell’Africa, afflitte da scarsità di cibo, fame, corruzione, instabilità politica, criminalità, violenza. Come prevedibile, quando non si dispone di sufficiente denaro per fronteggiare le spese di base, cibo, salute, sicurezza, le persone vivono in condizioni di marcato disagio e di mancata realizzazione.

 

Il denaro può rendere un po’ felici, ma fino ad un certo punto

Una ulteriore ricerca condotta dalla University of Pennsylvania ha riscontrato che le persone con un reddito più elevato rispetto alla media tendono ad essere più felici, anche nelle nazioni più ricche. Al tempo stesso, però, alcune ricerche condotte sui vincitori alle lotterie hanno evidenziato che dopo una anno dalla vincita il livello di felicità non era cresciuto, altre, invece, che nel lungo termine era aumentato. In linea generale, quindi, sembra che disporre di maggiore quantità di denaro permetta l’accesso ad una lunga serie di nuove opportunità.

Il denaro, specie in condizioni di disagio, di stress, può rappresentare uno strumento utile per garantire l’accesso a delle opportunità capaci di alleviare tali pesi. I soldi, in questi casi, possono servire per pagare servizi di salute, cura, benessere, educazione, vacanze. Al tempo stesso, se accadono degli imprevisti, un incidente, un infortunio, una malattia, la perdita del lavoro, la carenza di denaro può elevare notevolmente lo stress, danneggiare la salute e le relazioni.

La preoccupazione per la propria sopravvivenza può interferire pesantemente sulla propria serenità interiore, l’equilibrio psichico e fisico, l’armonia delle relazioni, la capacità di godersi le piccole e grandi cose belle della vita.

Ad esempio, una ricerca condotta dal Premio Nobel Daniel Kahneman e Colleghi presso la Princeton University ha confrontato le reazioni ad alcuni eventi di gruppi di persone che si differenziavano in base al reddito.

Nello specifico, tra le persone divorziate, quelle con un reddito inferiore a 1.000 dollari al mese hanno riferito maggiore tristezza e stress nel giorno precedente, mentre questo era riferito da meno di un quarto di coloro che guadagnavano di oltre 3.000 dollari al mese. Quando però il reddito raggiungeva i 75.000 questo effetto scompariva.

Questo fenomeno pare sia dovuto al fatto che quando si dispone di un reddito sufficiente per coprire le necessità di base per la sopravvivenza, un aumento ulteriore del reddito sembra ininfluente sul proprio grado di felicità. In tale caso sembra che i fattori di personalità individuale e le circostanze di vita siano più determinanti per la felicità.

 

Il denaro non può comprare la felicità

Non solo la quantità di denaro di cui disponiamo può incidere sulla nostra felicità, ma anche che cosa decidiamo di fare con esso. Sembra che spenderlo in esperienze, più che in oggetti, ad esempio una vacanza, un corso, una psicoterapia, possa conferire maggiore felicità. Anche quando si tratta di un oggetto, pare che quello che conti di più sia proprio l’esperienza dell’acquisto più che il suo possesso.

Quando acquistiamo un oggetto, infatti, le nostre aspettative cambiano, diamo ormai per scontato il bene, e cominciamo a desiderarne un altro, magari nuovo, più bello e accessoriato.

Una ricerca condotta presso la University of British Columbia ha analizzato il comportamento di coloro che ricevono una inattesa somma di denaro. Da ciò si è constatato che spendere dei soldi di tanto in tanto, per occasioni speciali e non tutte le volte che ci passa per la testa, ci rende più felici. Inoltre, fare acquisti per gli altri ci suscita più intensa felicità rispetto al farlo per noi stessi.

 

Conta più la ricchezza relativa rispetto a quella assoluta

Noi umani, notoriamente, siamo esseri sociali. In quanto tali spesso tendiamo a paragonarci agli altri. Anche il nostro reddito, in questo senso, non fa eccezione. Essere la persona meno abbiente all’interno di un quartiere di persone molto benestanti ci fa percepire più indigenti di quanto in realtà non siamo. Al tempo stesso essere i più abbienti in un quartiere disagiato ci fa percepire più ricchi di quanto non siamo veramente.

Una ricerca realizzata da Boyce e Moore su circa 12.000 Inglesi adulti ha messo in luce che quanto maggiore è il reddito di una persona, in confronto ai propri coetanei, oppure ai propri vicini di casa, tanto più si è felici.

 

Il denaro è il segreto per la felicità?

Nella medesima ricerca, quando alle persone che guadagnavano 25.000 sterline è stato chiesto se fossero state più felici guadagnandone 55.000, la maggior parte di loro ha risposto che la propria felicità sarebbe più che raddoppiata. Tuttavia, quando i punteggi della felicità attuale sono stati confrontati, coloro che disponevano di 55.000 sterline all’anno erano più felici solo del 10%. Da ciò si può dedurre che il denaro ci rende più felici, ma solo un poco.

Spesso tendiamo a sovrastimare l’impatto di ciò che non possediamo nella nostra vita, ivi compreso il denaro, a volte anche magari arrivando a prendere delle decisioni che poi non sono in linea con i nostri veri interessi. Ad esempio, alla lunga probabilmente accettare una promozione professionale che comporta 16 ore di lavoro al giorno, 5 o anche 6 giorni a settimana, con un carico di stress, responsabilità, ansie, pensieri, trasferte, trascurando la vita privata personale e familiare, può rendere più infelici rispetto ad uno stipendio inferiore, ma con un carico di impegno inferiore.

Questo sembra confermato dal fatto che secondo le ricerche Gallup risulta che più di due terzi degli Americani sia felice, a prescindere dal reddito.

 

Gli ingredienti della felicità

La felicità è una delle questioni più complesse e dibattute nei secoli da molteplici discipline che riguardano l’animo umano. Nonostante il tema sia stato affrontato da diverse angolature, anche scientifiche, forse difficilmente riusciremo a trovare definizioni e strategie uniche e condivise per la sua coltivazione.

Ciò che risulta dalle ricerche finora citate è che il denaro, in sé e per sé, non permette di acquistare la felicità. Sicuramente non è l’ingrediente unico ed esclusivo di essa. Un eccesso di denaro ci può rendere arroganti, materialisti, gretti e ci può portare a trascurare ciò che, in realtà, è fonte di gioia per molti di noi: le relazioni, gli affetti, la famiglia, le amicizie, la natura, il tempo libero.

D’altro canto una scarsità di risorse economiche tale da rendere ardua la sopravvivenza può contribuire a rendere infelici.

Il denaro è prima di tutto e soprattutto uno strumento che consente di acquistare oggetti e servizi che possono consentire non solo una degna sopravvivenza, ma anche migliorare complessivamente la qualità della vita e accedere a delle opportunità che altrimenti non sarebbe possibile.

Il rapporto col denaro è qualcosa di concreto, materiale, ma anche simbolico, emozionale al tempo stesso. In relazione ad esso si può tracciare un bilancio di costi-benefici che comporta il suo guadagno e mantenimento: per ottenerlo, in genere tramite il proprio lavoro, occorre un investimento di tempo ed energie che, se eccedente rispetto alle nostre possibilità, può danneggiare la salute, la qualità della vita, delle relazioni e concorrere all’infelicità.

Il rapporto col denaro, al pari della felicità, è molto personale, soggettivo, calato nella realtà sociale, culturale, familiare, storica, filosofica, psicologica di ciascuno di noi. Sta a noi, pertanto, trovare e ricalibrare costantemente la giusta relazione sia con i soldi, sia con la felicità in modo da poterne massimizzare i benefici e ridurre al minimo i costi.

 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche: “Dimmi come spendi il tuo denaro e ti dirò chi sei”

 

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