Qual è il nostro livello ottimale di felicità

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Come cambia il livello ideale di felicità tra le persone
di Anna Fata

Chi più, chi meno, tutti vorremmo essere liberi dalla sofferenza e il più possibile felici. Quanto debba essere il livello ideale di felicità per ciascuno di noi, resta ad oggi un parziale mistero.

Una recente ricerca condotta da Matthew Hornsey e colleghi dell’Università di Queensland è giunta a delle conclusioni del tutto sorprendenti a questo proposito. Se siamo posti nelle condizioni di scegliere, non sempre le nostre scelte sono finalizzate a massimizzare ciò che potremmo avere.

 

Come è la nostra vita ideale

La ricerca condotta da Hornsey e colleghi ha coinvolto oltre 6.000 persone di età media 41 anni, per metà circa donne, appartenenti a 27 nazioni differenti. Ad esse sono state rivolte alcune domande in merito alla propria vita ideale, nello specifico:

  • Se potessi scegliere il grado in cui sperimentare la felicità, quale sceglieresti?
  • Se potessi scegliere illivello di libertà nella tua vita, quale sceglieresti?
  • Se potessi scegliere il tuo grado di intelligenza, quale sceglieresti?
  • Se potessi scegliere il livello della tua salute, quale sceglieresti?

Secondo il principio di massimizzazione le persone desiderano la quantità maggiore di tutto ciò che considerano positivo, pertanto se viene chiesto loro in merito alle aspettative circa la loro felicità, libertà, salute, intelligenza dovrebbero scegliere il massimo possibile di tutto ciò.

In realtà, Hornsey ha scoperto che nel concreto questo non accade. Le risposte alle domande di cui sopra si sono attestate intorno al 70-80% del livello massimo di positività. Le persone, quindi, non sembrano voler essere massimamente felici, intelligenti, libere o in salute, ma solo in ampia parte. In pratica le persone sembrano scegliere più in base al principio di moderazione che non di massimizzazione. Il mondo perfetto, ideale per le persone, in base a ciò, è altamente positivo, ma non in modo assoluto.

 

Il valore del contesto nelle nostre scelte sulla felicità

Inoltre, si è visto che a seconda della nazione di appartenenza le risposte possono variare: il contesto socioculturale, quindi, influisce anche sul modo di concepire la propria esistenza ideale. Ad esempio, si è rilevato che le persone che vivono in Cina, India, Sud Corea, a Hong Kong, Singapore propendono per livelli ideali di felicità, libertà, salute, intelligenza di circa il 9% inferiore rispetto a coloro che vivono nelle altre nazioni esaminate.

Pare che non sia il contesto collettivistico o individualistico a influenzare la scelta della vita ideale, bensì una sorta di “pensiero olistico” che vige in nazioni connotate da religioni e filosofie buddiste, confuciane, induiste. In tali contesti vige la consapevolezza che non si può sperimentare la felicità se non anche l’infelicità, la libertà insieme alla prigionia, la salute e la malattia. Si è consapevoli che forze contraddittorie possono coesistere ed essere interrelate.

In aggiunta, in tali contesti socioculturali si sa che la vita è un continuo fluire, un incessante mutamento, che le cose cambiano di continuo e anche noi stessi. Per questo, se oggi siamo felici, è possibile che domani potremmo essere infelici, se siamo in buona salute, potremmo non esserlo più domani, quindi come ci sentiamo oggi conta solo relativamente, perché tanto è destinato costantemente a variare.

Infine, in tali ambienti è molto forte il senso di interdipendenza che porta a tenere in grande considerazione anche gli altri e non solo se stessi. Per tale motivo si è maggiormente portati a non scegliere i livelli massimi di salute, intelligenza, libertà, felicità perché sarebbe considerato un segno di immaturità e arroganza.

 

La soggettività delle scelte sulla felicità

Per concludere: non esistono livelli ideali di salute, intelligenza, felicità, libertà. Esiste un’ampia variabilità individuale. Parte di questa viene influenzata non solo dalle caratteristiche personali, ma anche da quelle socioculturali e ambientali in cui si vive. In base a questo, contrariamente alle aspettative, le persone se possono scegliere non propendono per livelli massimi in assoluto di tali qualità, ma i migliori possibili, secondo il loro punto di vista.

 

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