Perché felicità fa rima con moralità

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Il rapporto tra felicità, denaro e morale
di Anna Fata

Il denaro, di per se stesso, può rendere felici?
E’ una domanda che molti di noi, scienziati compresi, si sono più volte posti.
Partendo dal presupposto che la miseria, in se stessa, non rende felici, anzi, non avere il minimo necessario per la sopravvivenza contribuisce a essere infelici, anche possedere grandi quantità di denaro, quando si supera una determinata soglia, non riesce più di tanto ad aumentare il livello di soddisfazione e felicità.

Daniel Kahneman e Angus Keaton nelle loro ricerche hanno illustrato egregiamente l’andamento della felicità e delle soddisfazione di vita in relazione alla crescita del reddito.

 

La complessità della felicità

In realtà la felicità, seppure si sia tentato di sistematizzarla per renderla misurabile come costrutto, è il risultato di un’ampia gamma di fattori che, in ultima analisi, risente di una discreta, onnipresente quota di soggettività individuale.

Le ricerche scientifiche hanno il grande pregio di offrire dati medi su cui riflettere e discutere, ma hanno anche lo svantaggio di fare perdere la variabilità e l’unicità individuale.

Sentirsi bene, a proprio agio, realizzati, con emozioni positive, di per sé non è sufficiente per poter dichiarare di essere felici. Nella felicità, per poterla definire tale, i ricercatori hanno riconosciuto anche l’esistenza di una componente morale.

Concretamente, per essere felici occorre avere anche una discreta quota di moralità.

 

Il legame tra felicità, moralità e denaro

Se e come si legano, quindi, la felicità, la morale e il denaro?
Una serie di ricerche condotte presso l’Università di Bonn ha cercato di capire se i mercati e le relative contrattazioni possono influenzare la disponibilità ad uccidere un topolino.

Nel primo esperimento i partecipanti avrebbero potuto ottenere 10 euro e un topolino sarebbe stato asfissiato, oppure se il denaro fosse stato rifiutato, l’animale sarebbe sopravvissuto. Il 46% delle persone ha accettato il denaro.

Nel secondo esperimento è stata istituita una trattativa tra due persone. Ad una persona veniva attribuita la responsabilità della vita del topo. Ad un’altra persona venivano consegnati 20 euro. Se i due individui fossero riusciti a trovare un accordo su come dividersi i soldi, ciascuno avrebbe ricevuto una quota e la cavia sarebbe stata uccisa. Se non ci fossero riusciti, cioè se uno o entrambi si fossero rifiutati di accordarsi, l’animale si sarebbe salvato. Il 72% ha trovato un accordo, decretando così la morte del topo.

Nel terzo esperimento è stata creata una contrattazione di mercato più ampia. A numerosi acquirenti è stato consegnato del denaro e ad altrettanti venditori è stata assegnata la responsabilità della vita del topolino. In questo caso il 76% delle persone ha raggiunto un accordo economico, facendo morire il topo.

I risultati di queste ricerche indicano che quello che individualmente sarebbe per noi inconcepibile sul piano morale, all’interno di trattative di mercato i nostri standard morali si abbassano sensibilmente. Si può arrivare in questi casi fino al punto di barattare la vita di esseri viventi con dei soldi, come se fosse un bene o servizio come tanti altri.

 

Quello che il denaro non può comprare

Anche se il denaro sembra in grado di comprare molte cose, al limite persino la vita di alcuni esseri viventi, trovarsi in una società dominata dalle leggi di mercato non sempre può rappresentare un vantaggio, specie per la morale, le relazioni e la felicità.

Se è vero che avere quello che ci serve per vivere e anche qualcosa di più per soddisfare le nostre esigenze anche superflue può aiutarci ad essere più sereni, soddisfatti, felici, la felicità è qualcosa di molto complesso e multideterminato che l’equazione soldi=felicità non è mai univoca né lineare.

Come ci sentiremmo se sapessimo che i soldi di cui disponiamo si sono macchiata di crimini, affari illeciti, sfruttamento del prossimo, o altre modalità di acquisizione più o meno, se non illecita, almeno poco morale? Riusciremmo ad essere felici, soddisfatti, sereni facendo acquisti con quel denaro?

Una vita serena, soddisfatta, felice, in molti casi presuppone anche essere in pace con se stessi e con la propria coscienza. Se è vero che il denaro può acquistare solo in minima parte la nostra felicità, forse lo può fare ancora meno con la nostra moralità. Probabilmente, pertanto, questa consapevolezza potrebbe essere quella che ci può rendere più felici con meno soldi, ma puliti, che non con più denaro, ma ottenuto macchiandoci la coscienza.

 

Per approfondire leggi l’intervista “Dimmi come spendi il tuo denaro e ti dirò chi sei”

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