Ansia: come aiutare una persona ansiosa

Ansia

6 Strategie per stare accanto ad una persona in ansia

Le difficoltà tipiche di una persona in ansia

di Anna Fata

Stare accanto ad una persona ansiosa non è sempre facile. Ogni emozione tende a trasmettersi da persona a persona e quando le emozioni comportano degli aspetti sgradevoli o dannosi per il corpo e la psiche può essere molto difficile sfuggire a questo disagevole contagio emozionale.

Magari possiamo essere animati da buone intenzioni, forse, specie con le persone care, vorremmo poterle aiutare, specie quando le vediamo in difficoltà, ma non sempre ci riusciamo. A volte, al contrario, con i nostri comportamenti arriviamo persino a peggiorare la situazione, pur non volendo.

Come comportarsi di fronte ad una persona molto ansiosa? Se e cosa fare per alleviare il suo disagio? Se e come fare, eventualmente, per non essere trascinati a nostra volta in questa pericolosa spirale emotiva? Come non caricare la persona in difficoltà con la nostra ansia a nostra volta?

Che cos’è l’ansia

Talvolta ci avvaliamo di termini di uso ormai comune oggi, magari non del tutto correttamente.

Possiamo definire con il termine “ansia” l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o sintomi fisici di tensione. Gli elementi di rischio possono essere sia del mondo esterno, sia interno.

A differenza della paura, che è funzionale ad affrontare un pericolo immediato e concreto, l’ansia ha un carattere di previsione di un evento futuro che potrebbe accadere o meno.

L’ansia diventa di pertinenza medica quando supera i limiti giustificati da una situazione e si definisce in gergo “Disturbo di Ansia” che si caratterizza per una serie di sintomi che possono essere presenti in maggiore o minore quantità. Tra i più comuni e ricorrenti: rimuginazioni mentali, preoccupazioni ricorrenti, evitamento di situazioni percepite come minacciose, irrequietezza, vuoti di memoria, irritabilità, alterazioni del sonno, difficoltà di concentrazione,

sudorazione, tremore, tachicardia, vertigini, disturbi gastrointestinali, disturbi respiratori.

Il maggiore problema legato ai disturbi d’ansia può essere la loro cronicizzazione, se non vengono trattati in modo tempestivo ed adeguato.

Le difficoltà tipiche di una persona in ansia

Ogni persona sul fronte psicologico vive le situazioni che le creano ansia in modo differente. Per certi versi anche la stessa ansia, come ampiamente e genericamente appena descritta, viene percepita e vissuta in modo diverso da individuo a individuo. Per tale motivo difficilmente dall’esterno riusciamo a comprendere quello che una persona veramente avverte dentro di sé.

Esistono, però, alcune difficoltà che sono più ricorrenti e che possono accomunare le persone ansiose. Comprenderle ci può aiutare ad assumere i giusti atteggiamenti e comportamenti per alleviare, laddove possibile, il loro disagio, evitando soprattutto di contribuire ad aggravarlo.

1. La difficoltà di distinguere tra sintomi a base organica e psichica

L’ansia comporta spesso manifestazioni sia corporee, sia cognitive, sia emotive. I vari piani di azione si manifestano in modo confuso, intrecciato e può diventare molto complesso distinguere la causa dall’effetto.

Talvolta, ad esempio, un attacco diarrea può essere causato dall’ansia di un colloquio di lavoro da sostenere, talaltra, in realtà, non dal colloquio in sé, che può comunque creare agitazione, ma da un virus, oppure da qualcosa che si è mangiato in eccesso, o da una nuova terapia farmacologica appena intrapresa.

A sua volta la reazione organica può contribuire a rinforzare la reazione ansiogena oppure innescarla di suo.

In questi casi si finisce con l’innescare un circolo vizioso in cui i diversi sintomi si rinforzano tra loro e spezzare questa catena può essere veramente faticoso.

Cosa fare: Quando si sta accanto ad una persona fortemente ansiosa, con sintomi fisici e psichici, sarebbe opportuno prendere seriamente quanto ci racconta. I sintomi che vive, anche e soprattutto sul piano organico, sono reali e non frutto di fantasia o suggestione, a prescindere dalla causa, psichica o somatica che sia.

Sentirsi ascoltata, presa sul serio, appoggiata, per la persona ansiosa è di per se stesso un aiuto, anche se poi di fatto non si può compiere alcunché di concreto magari per alleviare i sintomi. La persona ansiosa, come qualsivoglia persona sofferente, ha bisogno prima di tutto di ascolto ed accoglienza incondizionata.

2. Le rassicurazioni ottimiste altrui possono accentuare l’ansia

Le persone ansiose tendono a ragionare in modo più pessimistico che non ottimistico. A volte si sentono consolate dal pensare al peggio che potrebbe accadere, perché a loro avviso le prepara interiormente ad affrontare le eventuali difficoltà che potrebbero verificarsi.

Al contrario, avere una visione (troppo) ottimistica le porta a sottovalutare le evenienze negative che potrebbero presentarsi di fronte alle quali si troverebbero impreparate.

Se si trovano intorno delle persone che, contrariamente a loro, tendono a incoraggiarle o, peggio, cercano di imporre il loro punto di vista positivo possono sortire l’effetto di incrementare i loro vissuti di disagio e ansia.

Non solo si sentono forzate in una direzione che non condividono, ma avvertono che per loro si tratterebbe di una vera e propria finzione a cui non credono. Nessuno, infatti, al di là delle buone intenzioni o del pensare positivo, può offrire garanzia sul futuro, né proprio, né altrui.

Cosa fare: Quando ci si trova di fronte una persona in grande ansia, specie per fatti, circostanze, situazioni legate al futuro, l’ascolto non giudicante può rappresentare la strategia migliore.

Avere qualcuno che sia in grado di ascoltare, senza giudicare, commentare, consigliare, rassicurare può rappresentare un grande conforto.

Talvolta non ci rendiamo conto che, sebbene animati dai migliori intenti, il nostro attivismo nel cercare di risolvere i problemi altrui ci porta a compiere più danni che altro.

Al contrario, contribuire a fare in modo che la persona si venga a trovare nelle condizioni psicoemotive migliori, che solo lei può conoscere, per affrontare per conto suo le cose, secondo i suoi modi e tempi, può essere l’ausilio più valido che potremmo offrire.

3. L’attesa che qualcuno aiuti le persone in ansia

Talora, quando siamo in difficoltà, ci aspettiamo che arrivi un aiuto dall’esterno. A volte lo chiediamo esplicitamente, altre volte pretendiamo che gli altri comprendano i nostri messaggi impliciti e ci vengano in soccorso di conseguenza, esattamente nei modi e tempi conformi alle nostra aspettative.

In realtà, non solo gli altri non ci leggono nella mente, ma anche quando siamo espliciti e chiari nelle nostre richiesta, non sempre né necessariamente gli altri decodificano in modo adeguato quello che noi diciamo.

In linea generale quello che possiamo affermare è che solo noi possiamo sapere cosa è meglio per la nostra esistenza e occuparcene in prima persona, anche se questo non significa fare a meno in assoluto del prossimo. Ci sono aspetti della vita in cui possiamo essere aiutati da altri ed altri di cui possiamo occuparci solo noi.

A volte non solo noi stessi facciamo fatica a individuare il confine tra i vari frangenti, ma anche gli altri, forse anche di più, rispondono alle nostre richieste quando e come non sarebbe opportuno, pur pensando di fare del bene.

Infine, paradossalmente, anche il fatto che qualcuno aiuti la persona in ansia può metterla ulteriormente in subbuglio, perché questo implica dipendere da qualcun altro e quindi rinunciare ad una parte di controllo che ha potere rassicurante per l’ansioso.

Cosa fare:

Avere a che fare con una persona ansiosa non è sempre facile. La sensazione che qualunque cosa si  compia o non sia sbagliata può essere a volte molto intensa e frustrante.

Questo può contribuire a confondere sul da farsi o sulla stessa propensione ad agire.

Di fronte ad una persona in ansia, ancora una volta, l’ascolto viene prima di tutto. Relativamente a tali aspetti, in particolare, tale attività può essere molto ardua e delicata, perché comporta una sfumata sovrapposizione tra aiuto attivamente richiesto e non richiesto, tra nostro desiderio di renderci utili e loro bisogno di essere sostenuti, tra desiderio di ricevere aiuto e al tempo stesso respingerlo, per mantenere il controllo, tra il nostro identificarci con chi ha necessità e fatica a tollerare la frustrazione di sentirci impotenti, con relativo bisogno di risolvere velocemente la questione, a dispetto dei modi e tempi altrui.

Chiedere espressamente alla persona in ansia quali sono le sue necessità contingenti, ascoltare e soprattutto comprendere la sua risposta, ancora più negli aspetti simbolici, impliciti, non del tutto verbalizzati può essere la strategia migliore per essere di aiuto, senza invasioni, forzature né ulteriori eventuali disagi che possiamo arrecare, pur volendo fare del nostro meglio.

4. Lo spasmodico bisogno di agire

Per una persona ansiosa una delle difficoltà maggiori consiste nel prendere atto e accettare che non sempre le cose vanno come loro si aspettano, nonostante magari si siano attivate in tutti i modi affinché seguissero il loro volere.

Questa sensazione sgradevole può essere molto intensa, perché sottende il terrore di perdere il controllo e, sotto sotto, una vera e propria minaccia alla propria sopravvivenza.

Anche i piccoli, trascurabili contrattempi della vita quotidiana, specie se ripetuti di continuo o magari sovrapposti tra loro, possono innescare reazioni ansiose molto forti, al pari di un singolo evento che si manifesta al di là del proprio controllo.

Per questo motivo, per difendersi da tali eventualità, le persone ansiose tendono ad adottare schemi di pensiero e azioni piuttosto rigidi, metodici, strutturati e in parte anche abitudinari. Essi contribuiscono a rasserenarle e a illuderle, almeno parzialmente e temporaneamente, che tutto procede secondo i loro piani.

Cosa fare:

Quando si ha a che fare con persone fortemente ansiose spesso si ha una sensazione di rigidità e controllo. Per le persone più flessibili questo non rappresenta un grande problema, grazie alla loro maggiore capacità di adattarsi a persone, luoghi, situazioni in cui si trovano. Per le persone altrettanto rigide, invece, può costituire una fonte di ulteriore difficoltà.

Per mettere a proprio agio una persona ansiosa, pur nei limiti delle proprie possibilità, potrebbe essere opportuno cercare di andare incontro alle loro esigenze di prevedibilità, controllo, precisione, puntualità. Si tratta di spazi, di limiti per loro simbolici dal forte potere rassicurante.

Evidentemente questo può rappresentare un limite per chi ha a che fare con loro, che si trova in parte imprigionato in schemi non suoi. Questa adattabilità, magari, può essere fattibile in alcuni frangenti, ma non in altri. Laddove si può derogare a parte della propria libertà per andare incontro ad una persona ansiosa per metterla a suo agio, magari, può essere fattibile.

5. La lunga lista di cose da fare suscita ansia

L’ansia è prima di tutto una dimensione interiore, un modo di percepire, interpretare, vivere la realtà. Le piccole e grandi incombenze che caratterizzano l’esistenza di tutti noi possono rappresentare un elenco di mansioni come tante altre da sbrigare, mentre per le persone ansiose possono essere fonte di ulteriore irrequietezza.

La persona ansiosa vorrebbe che tutto forse sempre in ordine, a posto, eseguito al meglio. In realtà la vita, per sua stessa natura, è un processo costantemente in fieri, mai completo, mai eseguito né a posto una volta per tutte. Nella vita c’è sempre qualcosa “fuori posto”. Per l’ansioso questo è inconcepibile.

Cosa fare:

Nella vita difficilmente ce ne stiamo con le mani in mano, di rado stiamo senza fare alcunché. Trascorriamo la maggior parte del tempo, eccettuato il risposo notturno, compiendo qualcosa. Se per qualcuno di noi questo fermento è fonte di eccitazione, euforia, coinvolgimento, creatività, entusiasmo, per altri può essere foriero di forte ansia.

Una strategia spesso sottovalutata è l’organizzazione e la frammentazione degli obiettivi, specie di lungo termine, in sotto obiettivi. Aiutare la persona ansiosa ad essere organizzata, cosa che di suo in ampia parte già è, ma non sempre in modo ottimale, può favorirla enormemente.

L’ansia è un vissuto che assorbe molta energia che, volendo, potrebbe essere re incanalata in modo più sano, costruttivo, produttivo. Sostenere la persona ansiosa in questo processo può favorirla molto.

6. La fatica di distinguere tra urgenze e priorità

Quando si è in preda all’ansia può diventare molto difficile distinguere ciò che è realmente urgente, che richiede una nostra azione immediata da ciò che, invece, è qualcosa di differibile.

Quello che noi definiamo come prioritario non sempre né necessariamente può essere anche urgenze. Le stesse priorità, nel tempo, si possono ridefinire in virtù delle emergenze che talvolta possono verificarsi.

La rigidità mentale e comportamentale tipica degli ansiosi, le fissazioni mentali e comportamentali possono rendere loro difficile ripensare e ridefinire i loro piani di azione. Si pretende inconsciamente che sia la realtà esterna ad adattarsi a loro e non loro ad essa.

Cosa fare:

L’ansia toglie lucidità alla mente, ostacola pensieri logici, razionali, induce a leggere tutto in un’ottima pesantemente emotiva.

Permettere alla persona di pensare più lucidamente, aiutarla a ragionare in termini molto concreti sul da farsi e sulle reali urgenze e non sulle priorità di cui si sono convinte, può sollevarle molto dal carico d’ansia di cui sono gravate.

Organizzarsi meglio nelle cose, e soprattutto riorganizzarsi in caso di cambiamento delle circostanze può favorire molto il rilassamento e la calma.

Conoscere l’ansia per superarla

Per concludere, anche se ogni persona può avere qualche carattere in comune con delle altre, come ad esempio l’inclinazione all’ansia, in realtà è un mondo a sé, unico e irripetibile. Come tale non è possibile prescrivere indicazioni su come comportarsi in modo adeguato con loro.

In linea generale, conoscere l’ansia, cos’è, come si manifesta, cosa comporta può permettere di comportarsi in modo tale da non appesantire ulteriormente la persona già a disagio di suo e, magari, invece cercare di fare qualcosa che la possa alleggerire.

A volte, probabilmente, non si riesce nei propri intenti benefici, altre volte di più: è fondamentale in tutti questi casi cercare di adatte, per quanto possibile, i propri comportamenti alle reazioni della persona in difficoltà e verificare le sue reazioni in modo da potersi calibrare di conseguenza.

Anche se raramente possiamo risolvere i problemi altrui, molto possiamo fare, in realtà, per non peggiorarli.

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