La felicità è legata ai luoghi?

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Perché gli abitanti della Danimarca sono tra i più felici del mondo
di Anna Fata

Felici si nasce o si diventa? Questa è una delle più annose questioni intorno a cui si sono arrovellate le ricerche scientifiche. In generale, ampia parte delle ricerche legate al benessere fisico ed emozionale ha cercato di capire quanto i tratti di personalità, la maggiore o minore inclinazione verso alcuni disturbi possono essere legati ad una predisposizione genetica e quanto possono essere influenzati dalle abitudini di vita e dall’ambiente.

La felicità è una delle dimensioni in merito alla quale, fin dall’antichità gli essere umani, in diverse discipline, si interrogano. Anche la psicologia non è stata da meno al punto che alla fine degli anni ‘90 è nata la Psicologia Positiva che si occupa di ricerche in senso ampio sul benessere, la realizzazione personale, le emozioni positive, ivi compresa la felicità.

 

La felicità nei luoghi

Secondo il World Happiness Report tra le nazioni in cui i livelli di felicità sono più elevati vi sono la Finlandia, la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda, la Svizzera.

Alcune ricerche si sono focalizzate in modo particolare su ciò che caratterizza i luoghi e le abitudini di vita in Danimarca, al fine di comprendere se e cosa, eventualmente, può rendere questi luoghi particolarmente appetibili per essere felici o se le persone, intrinsecamente, hanno qualche tratto genetico che le rende più suscettibili ad essere felici.

 

Felici si nasce o si diventa?

E’ pressoché indubbio che la felicità, come tante inclinazioni dell’animo umano, abbia una componente genetica. Alcune persone sono più predisposte alla felicità rispetto ad altre. Tale predisposizione, a sua volta, pare influenzare il modo in cui ci si affaccia alla vita, alle esperienze, alle opportunità che si possono presentare e, di riflesso, possono ulteriormente potenziare tale inclinazione.

D’altro canto non si può negare che anche le esperienze della prima infanzia, il clima familiare, sociale, scolastico in cui si è immersi possano influenzare ampiamente la maggiore o minore espressione della felicità. Tale influsso si è visto che si esplica non solo tra gli essi umani, ma anche tra gli animali.

Le esperienze precoci di vita a loro volta possono determinare ampiamente anche quelle dell’età adulta rendendoci più o meno vulnerabili ai piccoli e grandi stress dell’esistenza quotidiana.

Infine, esistono i cosiddetti fatti fortuiti, le circostanze, gli eventi che possono accadere, che non ci scegliamo e che possono toccarci anche molto profondamente e determinare cambiamenti permanente nei nostri livelli di felicità.

 

L’esperienza della Danimarca

Analizzando la qualità della vita delle nazioni ai primi posti nei livelli riferiti di felicità, e in particolare della Danimarca, notiamo che essa si caratterizza per una democrazia in cui vige un ottimo stato sociale che rappresenta una sorta di rete di sicurezza che, in caso di necessità, può assistere ottimamente le persone, evitando che si cada in condizioni di indigenza assoluta. Inoltre, si è visto che il sistema sanitario è altrettanto efficiente ed efficace.

In aggiunta, il sistema economico si impegna a ridurre le disuguaglianze aiutando i bisognosi a sollevarsi e riducendo il reddito ai lavoratori più pagati. La mancanza di disparità economiche troppo pronunciate comporta delle conseguenze positive notevoli non solo sul fronte prettamente monetario, ma anche e soprattutto umano. Esso pare essere in grado di migliorare lo stato complessivo della salute, di ridurre il tasso di criminalità, di stimolare l’identificazione, l’integrazione e l’attivismo sociale.

La Danimarca non risulta immune da qualsiasi problema umano, sociale, politico, sanitario o economico, ma su questi fronti sembra reagire meglio rispetto a tante altre nazioni e garantire così una più elevata qualità della vita pressoché per tutti.

Il malessere di alcune persone inevitabilmente si ripercuote e induce malessere anche su un numero più ampio di persone. Alcune ricerche hanno scoperto che le disuguaglianze sociali sono in grado di ripercuotersi sull’intera società contribuendo a determinare una più bassa aspettativa di vita.

Quando le disparità sociali, professionali, economiche sono molto pronunciate, infatti, non solo una parte della popolazione versa in gravi difficoltà, ma anche chi è più agiato tende ad essere molto ansioso, preoccupato, per il timore di perdere i privilegi di cui gode. Tende a rinchiudersi in sé o al massimo in una cerchia sempre più ristretta, non ha fiducia nel prossimo, teme la violenza altrui, non offre contributi alla vita sociale e comunitaria.

Ad esempio, anche se anche in Danimarca vi è un ampio afflusso di immigrati, si è riscontrato un atteggiamento di relativa accoglienza, di scarsa paura. Inoltre, le reti sociali che tendono costantemente a costruire rafforza ulteriormente gli abitanti contribuendo a contrastare vissuti di paura, ansia, solitudine, isolamento.

 

La felicità in Danimarca

All’interno di questo quadro sociale, culturale, economico, politico sorge una forte responsabilità civile da parte degli abitanti che si è visto contribuire ad aumentare i livelli di felicità. A sua volta il coinvolgimento sociale è in grado di contrastare il sorgere della criminalità. I cittadini stessi si schierano accanto alla legge e alle forze dell’ordine al fine di aiutarli a compiere il loro lavoro e a fare rispettare le norme e regole del buon vivere legale.

Oltre a ciò, nella vita privata il senso di comunità viene alimentato con grande cura creando un senso di intimità, di protezione, di cura che beneficia ampiamente la salute psichica e fisica di chi vi appartiene.

Sono molto frequenti, a questo proposito, le serate informali tra amici e parenti, mentre si svolgono attività ludiche e sociali in estrema semplicità e calore. Con gli amici, inoltre, c’è la consuetudine anche di ritrovarsi nei pub, cosa che poi facilita anche la conoscenza di nuove persone.

Il calore, lo scambio umano che si viene a creare in queste piccole situazioni pare essere in grado di elevare il senso di benessere e felicità, contrastando la solitudine, l’isolamento, la depressione. Questo coltivare deliberato dell’intimità e della fiducia si definisce “hygge” che secondo i Danesi è la chiave della felicità.

In sintesi: l’esempio di vita dei Danesi sembra proprio confermare le numerose ricerche nell’ambito della Psicologia Positiva secondo la quale una delle principali fonti della felicità sono proprio le relazioni autentiche ed intime e che basta poco, volendo, per coltivarle. Tale felicità, a sua volta, non è un atto egoistico, ma è in grado di beneficiare tutta l’esistenza delle persone, sia sul piano individuale, sia su quello comunitario e sociale.

 

Per approfondire, leggi il libro: “99 Esercizi per il Benessere e la Felicità nella vita e nel lavoro

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