Il sonno come antidoto al dolore

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Come la carenza di sonno aumenta la percezione del dolore
di Anna Fata

Dormire fa bene alla salute: questa è la buona notizia che ormai da un numero crescente di ricerche ci viene costantemente confermato. Al tempo stesso un numero sempre più ampio di studi sottolinea che, invece, la carenza di sonno nuoce in vari modi alla salute, sia fisica, sia psichica.

Dormire non è una perdita di tempo, ma un investimento per il nostro benessere. Durante il sonno si verifica, infatti, una lunga serie di processi indispensabili per il buon funzionamento e l’equilibrio della mente e del corpo.

Mediamente trascorriamo un terzo della nostra vita dormendo, per una media di circa 7,5 ore al giorno.

 

I benefici del sonno

Tra i principali processi e benefici che dormire comporta ci sono:

  • miglioramento della memoria,
  • aumento della concentrazione e della produttività,
  • potenziamento del sistema immunitario,
  • diminuzione dei fenomeni infiammatori,
  • controllo del peso corporeo,
  • miglioramento delle attività cardiovascolari,
  • sollevamento del tono dell’umore,
  • diminuzione del rischio di diabete.

Al contrario, la carenza di ore di sonno, ancora più se questo si verifica in modo cronico può portare diversi problemi alla salute. Tra questi c’è anche l’aumento della percezione del dolore.

 

Gli effetti della deprivazione di sonno sul dolore

Il dolore, di per sé, rende difficile il riposo sia nella fase dell’addormentamento, sia con continui, ripetuti risvegli durante la notte. Questo meccanismo finisce con creare un circolo vizioso tale per cui il dolore favorisce l’insonnia e l’insonnia aumenta la percezione del dolore.

La deprivazione di sonno pare che induca una forma di cortocircuito cerebrale tale da amplificare la percezione del dolore. D’altro canto è anche evidente che dormire bene può essere parte integrante di una vera e propria terapia contro il dolore.

In una ricerca condotta da Adam Krause e Matthew Walker del Berkley Sleep Lab presso la University of California, pubblicata su The Journal of Neuroscience, sono stati esaminati 25 adulti per due notti. Nella prima è stato concesso loro di dormire, poi sono stati forzati a restare svegli per le successive 24 ore. In entrambe le condizioni è stata misurata la soglia del dolore, valutando il calore della pelle, che è risultata meno calda quando non hanno potuto dormire.

Inoltre, è stata effettuata una risonanza magnetica funzionale (fMRI) per verificare in che modo la deprivazione di sonno potesse avere modificato la risposta del cervello al dolore. Il dolore, infatti, è un complesso processo neurale in cui il segnale parte dalla zona dolente, tramite il midollo spinale arriva al cervello in cui viene registrato nella corteccia somatosensoriale. Quest’ultima area è deputata a individuare la localizzazione del dolore, la sua intensità e a segnalarle al resto del cervello.

In aggiunta, anche una parte della corteccia cerebrale più evoluta, l’insula e il corpo striato, analizzano i segnali legati al dolore e inducono la liberazione delle sostanze antidolorifiche naturali, gli oppioidi endogeni. Queste sono le zone che con più accuratezza riescono a valutare il dolore e alleviarlo, bloccando i suoi segnali.

 

Come la deprivazione di sonno cambia il cervello

Nella ricerca di Krause e Colleghi si è riscontrato che la carenza di sonno provoca dei cambiamenti cerebrali. Essa innalza la reattività della corteccia somatosensoriale amplificando i segnali dolorifici e diminuisce la reattività dell’insula e del corpo striato, le aree che valutano e che modulano in modo naturale la percezione del dolore. Questi due meccanismi insieme determinano un aumento della percezione del dolore e maggiori difficoltà a prendere sonno e restare addormentati.

Per verificare i risultati del primo studio i ricercatori ne hanno condotto un secondo. Essi hanno somministrato un questionario online a un gruppo di persone affette da diversi tipi di dolori cronici. Le persone hanno riferito i cambiamenti del sonno notte dopo notte e del dolore, giorno dopo giorno confermando i risultati del primo studio.

Oltre a tale conferma è emerso anche che ciò che conta ancora più del numero di ore di sonno è la sua qualità. Ad esempio, se si dormono solo 6 ore, anche se sono meno della media che sarebbe opportuna per ciascuno di noi, se queste avvengono in modo tranquillo, senza disturbi, possono essere più rigeneranti rispetto ad un numero maggiore di ore, ma più disturbate.

 

I benefici della corretta igiene del sonno

Da queste ricerca non è ancora chiaro quali possano essere i fattori protettivi del sonno di una notte nei confronti del dolore il giorno successivo, per questo sono necessarie ulteriori indagini.

Nonostante ciò, questa ricerca è molto importante perché torna a porre attenzione sulla corretta igiene del sonno, che passa attraverso un numero adeguato di ore di sonno, della sua qualità – grazie ad un ambiente adeguato, buio, non troppo caldo, né freddo, assenza di consumo di sostanze stimolanti come the, caffè, bevande energetiche prima di coricarsi, così come di utilizzare dispositivi elettronici molto luminosi come computer, tablet, smartphone – che può migliorare l’intera qualità della vita, della notte e del giorno, ivi compresa la percezione del dolore e come tale può essere parte integrante dei vari strumenti terapeutici di cui la medicina dispone.

 

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