Relazione o relazionarsi...?
   
 
   
 
   

Un numero sempre più ampio di ricerche sostiene che una delle componenti che maggiormente contribuisce al nostro benessere psicologico è la capacità di intrattenere delle relazioni sane, ma cosa si intende esattamente con questa espressione?

La relazione è un legame, un vincolo tra due o più persone. La relazione è qualcosa che in se stessa possiede finalità migliorative dei rapporti. Può essere ad esempio di amicizia, d’amore, di affari.

A sua volta, un rapporto è, in senso più ampio, una forma di relazione tra persone e può essere di vari tipi (amore, amicizia, lavoro, parentela, ecc.).

Sano è ciò che è in buona salute, che non è affetto da malattie, né da lesioni e che anzi giova alla salute.

Da questa definizioni prettamente linguistiche si può notare come l’espressione ‘relazione sana’ abbia nella sua definizione un margine di soggettività.

Se sano è ciò che fa bene, per una persona potrà essere sana una determinata relazione, mentre potrà non esserlo per un’altra. E ancora: una relazione potrà essere sana in un determinato periodo della nostra vita, ma non in un altro.

Al limite di questo, il noto psicoanalista Adam Philips direbbe che il successo di un rapporto non è legato alla sua durata: non importa che possa durare 20 giorni, 20 mesi o 20 anni, ma il fatto che la propria vita migliori rapportandosi a tale persona.

Ad un limite ulteriore troviamo chi come alcuni maestri buddisti (cfr. Osho) preferisce evitare di utilizzare il termine ‘relazione’ per sostituirlo con ‘relazionarsi’. Il primo, infatti, indica staticità, prevedibilità, qualcosa di concluso e, in tal senso, secondo l’Autore, la massima espressione di ciò è il matrimonio: la legge si intromette tra due persone per colmare quel vuoto di amore e di sicurezza che esiste tra loro.

Relazionarsi, invece, significa essere consapevoli che l’altro risulta sempre in buona parte inconoscibile: l’altro è e sarà sempre in parte un mistero. Ciascuno di noi è in continua evoluzione e relazionarsi significa ricominciare ogni volta ad avvicinarsi all’altro con occhi nuovi, capaci di cogliere ogni minima trasformazione umana.

Ecco, quindi, che, gradualmente si comincia a delineare sempre più l’essenza della relazione, o meglio, del relazionarsi.

Rapportarsi, quindi, significa essere in grado di accettare quella quota di indeterminatezza associata al divenire. Lasciare che le cose scorrano, vivere nel presente quel che esso è in grado di offrire, mettendo da parte la paura che l’insicurezza, l’impossibilità di tenere tutto sotto controllo comportano.

Nessuno può garantire la durata eterna di uno scambio tra due (o più) persone, perché esse cambiano e con loro anche il loro modo di rapportarsi.  

Sapersi relazionare adeguatamente implica la capacità di stare soli con se stessi. Molti per sfuggire a se stessi hanno bisogno dell’altro. Il bisogno, al contrario del desiderio, suscita dipendenza, che induce un vissuto di schiavitù, di odio, di rabbia, nei confronti di se stessi e degli altri.

Relazionarsi in modo autentico è il frutto di una scelta consapevole, di un impegno volto a favorire la crescita propria e altrui. Per fare questo, ancora una volta, è necessario partire da se stessi.

Secondo Adam Philips il prototipo migliore per relazionarsi è l’amicizia ed è a partire da questa che si strutturano tutte le altre modalità, l’amore in modo particolare.

“Non camminare davanti a me, potrei non seguirti; non camminare dietro di me, non saprei dove condurti; cammina al mio fianco e saremo sempre amici” (Anonimo cinese): questa, credo, sia un’altra espressione che ben definisce un modo sano di relazionarsi, la parità. Non solo, quindi, il riconoscimento e il rispetto dell’altro, della sua essenza, della sua unicità, della sua libertà, il favorire la sua crescita, ma anche l’attribuzione di un senso di dignità al suo essere.

Questi sono alcuni tra gli aspetti fondamentali di un sano relazionarsi.. se avete voglia di portare avanti il discorso, potete farlo sul forum di Psicologi-psicoterapeuti.

Anna Fata

Riferimenti
Osho (2004), Con te e senza di te, Mondadori, Milano.
Philips A. (2005), Going sane, Hamish Mamilton.